Eni risultati in calo nel 2024 (come da attese)
pubblicato:Business in calo su tutti i fronti, investimenti in diminuzione. La valorizzazione dei satelliti (ossia la vendita di minority) ripaga soprattutto cedole e buyback, il mercato spera in qualche spunto dal nuovo piano
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Eni in calo dopo i risultati del 2024. La prima reazione dei mercati ai dati dell’ex Ente Nazionale Idrocarburi oggi assai più differenziato in un sistema di satelliti in evoluzione è stata negativa con un affondo del titolo a 13,944 euro, ma subito sono tornati gli acquisti a riportarlo a quota 14,18, sempre uno svantaggio dello 0,62% sul riferimento, ma anche la conferma di una situazione estremamente delicata dei prezzi su cui torneremo. Oggi il nuovo piano strategico in arrivo potrebbe cambiare il quadro, il mercato attende con ansia le novità sui target in questo scenario macroeconomico estremamente volatile e contrastato, soprattutto per il petrolio. Intanto un bilancio dell'anno appena trascorso si può tracciare.
Eni, business in calo su tutti i fronti nel 2024 e nell'ultimo trimestre
Il 2024 di Eni è andato male, anche nell’ultimo trimestre.
I ricavi dell’anno sono calati da 94,8 a 91,21 miliardi, meglio del consensus degli analisti (87,37 miliardi), ma comunque in flessione.
L’utile operativo adjusted del gruppo mostra nell’anno un calo del 20% a 14,32 miliardi di euro (la guidance era a 14 miliardi) e del 28% nei tre mesi a 2,7 miliardi circa, in pratica di male in peggio.
Stesse performance per l’utile netto adjusted: -37% a 5,26 miliardi e -46% a 892 milioni nell’esercizio e nel trimestre rispettivamente.
Praticamente arretrano tutte le aree di business.
L’Exploration & Production, la più importante, perde il 4% a 13,02 miliardi di utile operativo pro-forma adjusted (-17% a 2,78 mld nel trimestre).
La divisione Gas LNG e Power (l’abbreviamo un poco) segna un crollo del 65% dell’ebit adjusted proforma a 1,27 miliardi, anche l’area Enilive e Plenitude cede il 9% del ebit proforma adj: 1,14 miliardi di euro appena (e nel trimestre è un -17%).
Chimica e raffinazione tornano in rosso con perdite operative da ben 713 milioni.
L’utile per azione del gruppo è calato a 5 centesimi nel trimestre e a 80 centesimi nell’intero esercizio.
Il gruppo ha anche investito di meno l’anno scorso con 8,8 miliardi di euro di capex organici in calo del 4% (ma in linea con la guidance).
Eni l’anno scorso ha inoltre bruciato 2 miliardi di liquidità, dei quali 1, 18 miliardi soltanto nel quarto trimestre. Parliamo sempre di ben 13,09 miliardi di flussi operativi, ma sono appunto molti di meno degli oltre 15,1 del 2023. Il problema sono stati i 2 miliardi di calo del flusso di cassa netto da attività operativa: hanno imposto una stretta sugli investimenti (730 milioni di euro in meno soltanto sul fronte degli investimenti tecnici) che è stata bilanciata dalle dismissioni, ben 2,78 miliardi di euro contro i 596 milioni del 2023. Così si è potuto raggiungere un aumento del free cash flow di 246 milioni a 3,8 miliardi di euro. Una dinamica fortemente incentrata sul quarto trimestre peraltro, quando le dismissioni hanno raggiunto gli 1,9 miliardi e il free cash flow ha recuperato gli 1,79 miliardi in tre mesi soltanto.
La voce chiave per i piccoli azionisti è però il Flusso di cassa netto ante variazione circolante al costo di rimpiazzo adjusted, il famoso CFFO sul quale Eni fa il conto per i dividendi, da 13,6 miliardi di euro (guidance a 13,5 mld) che è calato dui 2,9 miliardi rispetto al 2023.
Risorse tutte da destinare alla ricca politica di dividendi e buyback che ha comportato per il cane a sei zampe un esborso di 5,1 miliardi nel 2024 (2 miliardi di buyback, 3,1 di dividendi, trimestrali le due ultime tranche sul 2023 e i due acconti 2024). Si tratta del 37,5% del CFFO
Appena il 20 febbraio il gruppo ha concluso il buyback da 2 miliardi che ha comportato l’acquisto di 144 milioni di azioni.
Fra queste remunerazioni e flussi e business che vanno male, dopo i capex e i leasing l’indebitamento finanziario ante IFRS 16 è balzato di 2,6 miliardi a quota 12,17 miliardi di euro, una piccola percentuale del patrimonio netto da 53,64 miliardi di euro, ma comunque un debito importante, circa 6,37 volte l’ebitda da 1,91 miliardi. Se poi si considerano (come giusto diciamocelo) anche i leasing dell’IFRS 16 il debito vola a 18,62 miliardi e la leva finanziaria sale a 9,75x
Eni, il portafoglio dei satelliti vero motore di questa fase
Il portafoglio di Eni si muove poco in termini di saldi – appena 200 milioni - ma se si guarda da più vicino invece ci sono manovre importanti. Il gruppo Eni ha dovuto pagare 2,4 miliardi di euro per completare l’acquisizione di Neptune Energy (upstream), ha sviluppato le rinnovabili di Plenitude e le stazioni di servizio in Spagna.
Al contempo ha venduto per 1,7 miliardi di euro asset E&P in Nigeria e nell’onshore dell’Alaska, quindi il 10% di Saipem per altri 400 milioni e licenze di produzione in Congo per 200 milioni. Ha anche versato in conto capitale 600 milioni a Plenitude dopo la vendita del 7,6% a EIP.
E altri soldi sono in arrivo: 2,9 miliardi di quote di Enilive vendute a KKR e 200 milioni da EIP per una seconda tranche di Plenitude.
Enilive ed EIP sono, come Plenitude, alcuni dei satelliti che Eni sta valorizzando con la vendita di minority a operatori generalmente stranieri e internazionali.
L’obiettivo è duplice: fare cassa per pagare gli azionisti e fare cassa per investire nel futuro di attività spesso collaterali e alternative al business dell’idrocarburo.
Nel 2024 si è visto soprattutto il primo aspetto. D’altronde le quotazioni del petrolio sono scese nella seconda metà dell’anno e alla fine anche il titolo di Eni rimane un po’ lì dov’era. Forse era meglio guardare di più al futuro? Speriamo che nelle prossime ore il piano al 2028 possa aprire delle prospettive più ampie.
Eni, quadro grafico in bilico nel breve periodo
L'azione a metà sedute perde ancora quota, il tranding range tra 13,944 euro e 14,24 euro conferma un dubbio tra la violazione della trendline rialzista in forza dai minimi dello scorso 17 dicembre a 12,28 euro e un allungo oltre gli ostacoli di area 14,20-14,30, già superati testati ieri senza troppo impeto.
Forse la call di oggi alle 14:30 per la presentazione dei risultati e del piano potrà decidere della direzione da prendere.
Sopra gli ostacoli il test dei 14,54 euro, sul 61,8% dei ribassi dal 12 aprile 2024 (quota 15,81 euro) potrebbe aprire la via a consistenti riapprezzamenti del titolo.
Sotto la trendline citata si punterebbe ai 13,51 euro come primo supporto di sicurezza contro le acque gelide sentite appunto tra la fine di novembre e l’inizio di gennaio e dalle quali il titolo a fatica sta riemergendo.
Fra questi range relativamente stretti la visione di lungo periodo è il vero interrogativo, insieme ai riferimenti per questa fase di mercato contrastata.
In fondo però i prezzi di Eni sono sui livelli di inizio 2022 e non sembrano capaci di sinceri slanci direzionali in un verso o nell’altro, forse serve qualcosa di più.