Trump punta sulla borsa per essere rieletto

La meta' circa degli americani ha un interesse diretto nell'andamento del mercato borsistico, vuoi che siano essi compratori di azioni o piu' semplicemente detentori di un fondo pensione. E' evidente che l'andamento della borsa puo' avere una forte influenza sull'andamento dei risultati delle elezioni politiche: l'operato del presidente Usa viene giudicato dagli elettori anche in funzione dei risultati del mercato azionario. 

Trump lo sa bene, e negli ultimi tempi infatti non ha perso occasione di sottolineare con i suoi tweet il continuo aggiornamento dei massimi storici da parte dei principali indici. Il messaggio pubblicato su Twitter forse piu' significativo e' quello del 27 dicembre "Trump stock market rally is far outpacing past U.S. presidents", ovvero il rialzo della borsa che si e' visto sotto la presidenza Trump sorpassa quelli realizzatisi con gli altri presidenti prima di lui. 

Fa parte del carattere del personaggio avere toni sopra le righe, in questo caso l'andamento della borsa e' effettivamente impressionante anche se non si tratta di un evento eccezionale. In particolare se si considera il risultato di Wall Street nel periodo trascorso dall'inizio del primo mandato i numeri ottenuti da Trump sono ancora inferiori a quelli di Clinton e di Obama. 

Il Dow Jones ha guadagnato dal giuramento di Trump il 45% circa, con Clinton il rialzo nei primi tre anni di presidenza era stato del 57%, del 53% con Obama (entrambi democratici, i migliori repubblicani sono invece stati H.W. Bush con il 39% e Reagan con il 33%). 

E' sicuramente semplicistico attribuire all'operato del presidente il risultato della borsa, ma e' certo che gli americani vedono la performance di Wall Street come un barometro della capacita' di governo del paese e delle sue complessita'.  

Se invece di guardare al periodo dall'inizio della presidenza al momento attuale, un intervallo come detto di tre anni circa, si prende in considerazione il solo anno solare, allora il risultato e' quasi da record, almeno per la storia recente. Lo S&P500 per il momento (mancano ancora 2 sedute per poter calcolare il saldo finale) nel 2019 ha guadagnato il 29,3%, con Obama l'anno migliore era stato il 2013, quando lo S&p500 si era dimostrato in crescita del 29,6%. 

Se il saldo del 2019 dovesse superare il 29,6% si tratterebbe della migliore performance dal 1993. In ogni caso un rialzo nell'ordine del 30% in un anno e' un evento raro per la borsa, si e' infatti realizzato per adesso solo altre 4 volte dal dopo guerra. 

C'e' tuttavia da considerare, ma Trump tende a non menzionarlo, che il risultato del 2019 e' figlio anche ribasso visto nell'ultima parte del 2018, dovuto principalmente alle dichiarazioni dello stesso Trump in favore dei dazi contro la Cina oltre che all'atteggiamento "hawkish", da "falco", della Federal Reserve (atteggiamento poi cambiato rapidamente proprio a causa del crollo dell'azionario a dicembre 2018). 

In pratica il punto di partenza del 2019 e' stato molto basso e questo ha aiutato il raggiungimento del rialzo annuale quasi da record. Il risultato dell'indice sarebbe invece limitato, prendendo come riferimento la distanza tra i massimi del settembre 2018 a 2941 punti e i recenti record di quota 3248, al 10,4% circa. 

Ma allora quanto del merito per i risultati borsistici del 2019 e' da attribuire a Trump e quanto il presidente potrebbe influenzare ancora la borsa nell'anno delle elezioni? 

In un recente messaggio su Twitter parlando della borsa Trump ha scritto "BEST IS YET TO COME!", c'e' da credergli? Una corsa e' certa, nel 2019 lo scontro con la Fed e' stato molto acceso, ed ha avuto come conseguenza tre tagli dei tassi da parte della banca centrale. 

La Fed ovviamente non si lascia influenzare dalle frecciate di Trump, ma segue da vicino l'andamento dell'economia ed e' stata costretta ad intervenire sul costo del denaro per contrastare gli effetti depressivi della guerra dei dazi scatenata dallo stesso Trump, quindi, anche se indirettamente, il presidente Usa ha condizionato la politica monetaria. 

La banca centrale di recente ha fatto capire che l'attuale livello dei tassi potrebbe anche rivelarsi corretto, non ci sono quindi nuovi tagli all'orizzonte a meno che non si rendano necessari, l'effetto Fed sulla borsa potrebbe quindi venire a scemare.

La banca centrale ha comunque recentemente dichiarato che e' possibile mantenere il tasso di disoccupazione attuale (al 3,5%, record degli ultimi 50 anni) senza che si vengano a creare spinte inflazionistiche e senza quindi che diventi necessario adottare una politica monetaria piu' restrittiva. E' pertanto possibile che il 2020 si sviluppi senza mutamenti significativi di politica monetaria da parte della Fed. Il fatto che la Federal Reserve abbia fatto capire che un ritorno ad una politica monetaria piu' restrittiva, nonostante la condizione particolarmente favorevole del mercato del lavoro (che in altri tempi avrebbe fatto temere una ripresa dell'inflazione), non sia una prospettiva immediata, ha avuto un immediato effetto sul dollaro. 

Sul grafico del dollar index si e' realizzato a meta' gennaio l'incrocio ribassista delle medie mobili esponenziali a 50 e a 100 giorni, che invece erano incrociate al rialzo dalla meta' di maggio 2018, un segnale di debolezza che si accompagna a quello inviato a inizio dicembre con il completamento del testa spalle ribassista disegnato dai massimi di maggio 2019 (che sono la prima spalla della figura, la testa e' il massimo del 1° ottobre, la seconda spalla il massimo del 29 novembre). E' possibile che dal top di ottobre sia iniziata una correzione di tutto il rialzo in atto dai minimi di inizio 2018, il dollaro potrebbe quindi andare incontro nelle prossime settimane ad una fase di ripiegamento. Conferme in questo senso verrebbero al di sotto di area 96 mentre la rottura di 98 permetterebbe probabilmente una ripresa della moneta Usa.

I rendimenti dei bond o dei conti di deposito sono pero' talmente ridotti che gli investitori, per poter guadagnare qualche cosa, sono costretti a rivolgersi alle azioni, ed e' probabile che continueranno a farlo a meno di un pesante deterioramento del quadro macro. 

Molti economisti continuano a predire per il 2020 una crescita del Pil Usa nell'ordine del 2%, quindi un valore che rende poco probabile una caduta in recessione, e dal momento che ciclo economico e borsa vanno a braccetto, anche quest'ultima potrebbe approfittarne. Certo, il rialzo del 2020 potrebbe essere limitato a quel 10/11% che lo S&P500 avrebbe messo a segno nel 2019 se non fosse partito da una posizione di svantaggio, ma si tratterebbe comunque di un buon risultato. 

C'e' poi da considerare che nei prossimi mesi, magari gia' nella prima parte del 2020, potrebbe realizzarsi una fase di ripiegamento degli indici (la debolezza del dollaro cui si e' accennato sopra sembrerebbe andare in questa direzione), che molti osservatori ritengono ipercomprati (spintisi al rialzo con una velocita' eccessiva), e quindi intervenendo con il giusto timing, nella parte inferiore di una eventuale flessione correttiva, il risultato di un ingresso sulla borsa Usa alla fine potrebbe anche essere notevolmente superiore. 

Il ricorso all'analisi tecnica, strumento di grande utilita' proprio quando e' necessario determinare la corretta tempistica di intervento per un investimento, sara' quindi importante nei prossimi mesi.

Lo S&P500 ha recentemente inviato un segnale di forza rilevante, la rottura il 26 dicembre in area 3227 del lato alto del canale crescente che contiene tutto il rialzo dai minimi di febbraio 2016. Se il superamento della resistenza non fosse avvenuto a ridosso del termine dell'anno il grado di affidabilita' del segnale sarebbe da considerare abbastanza elevato, nella condizione attuale invece e' prudentemente opportuno attendere una conferma con le prime sedute di gennaio, al ritorno dell'operativita' a pieno ritmo dei mercati. Se anche a quella data i prezzi sapranno confermarsi oltre area 3220/30 il raggiungimento di area 3400 prima di tornare a parlare di eventuali flessioni diverra' probabile. Un evenutuale ritorno al di sotto dei 3220 punti potrebbe invece fare sorgere qualche dubbio sulla bonta' del segnale rialzista. Sotto area 3180, media mobile esponenziale a 20 giorni, l'avvio di una vera e propria correzione al ribasso diverrebbe probabile. Target in quel caso verso i 3050 punti, linea che sale dai minimi di fine 2018.