Pil Italia, le stime peggiorano

Pil Italia, le stime peggiorano. L'Istat ha modificato le sue stime per il Pil del secondo trimestre peggiorandole dopo la prima ipotesi resa nota a fine luglio. Il dato atteso, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, e' adesso di un prodotto interno lordo in calo del 12,8% sul trimestre precedente e del 17,7% rispetto allo stesso periodo del 2019. Questi numeri si confrontano con i calcoli preliminari di luglio che ipotizzavano una variazione congiunturale del -12,4% (l'equivalente di circa 50 miliardi di euro) e di una variazione tendenziale del 17,3%. 

C'e' da dire che a luglio, prima dell'uscita delle valutazioni dell'Istat, la media delle stime che circolavano era di un calo del 15% con punte anche del 30% da parte di alcuni uffici studi. Il calo nel primo trimestre era stato del 5,4%. La serie storica attuale ha la sua origine nel 1995 e in essa non si riscontrano variazioni analoghe a quella relativa al secondo trimestre dell'anno, poco importa quindi al fine del risultato finale se il secondo trimestre ha avuto una giornata lavorativa in meno sia del trimestre precedente sia del secondo del 2019, ogni confronto con il passato resta impietoso. 

La variazione acquisita per il 2020, quella cioe' che si registrerebbe a fine anno in assenza di variazioni nei prossimi mesi, e' del -14,7% (era del -14,3% nei calcoli di luglio). 

E anche dando per scontato che a partire dal terzo trimestre ci sara' un rimbalzo e' poco probabile che il 2020 si concluda con una flessione piu' ridotta del 10-11 per cento (ma la previsione del Fmi per l'Italia per l'intero 2020 e' del -12,8%).

Il Pil si e' contratto per gli effetti economici dell’emergenza sanitaria e delle misure di contenimento adottate, spiega l'Istat, a causare il calo e' stato in primis il crollo dei consumi interni (sia privati sia investimenti e variazione scorte), ma anche la domanda estera e' risultata debole (le esportazioni sono scese del 26,4%, piu' delle importazioni, in calo del 20,5%). 

Tutti i comparti produttivi principali sono risultati in difficolta', l'industria e' scesa del 20,2%, i servizi dell'11%, l'agricoltura del 3,7%. I consumi delle famiglie si sono contratti del 6,7%, la spesa delle famiglie ha subito una contrazione sul trimestre precedente del 12,4% (spicca il -21,4% degli acquisti di beni durevoli, male anche il consumo di servizi, -15,8%).

I dati riportati a luglio da alcuni tra i principali paesi europei ci fanno capire che l'entita' del crollo non e' stata solo di appannaggio dell'Italia: il Pil del secondo trimestre e' sceso in Francia del 13,8%, in Spagna del 18,5%, in Gran Bretagna del 20,4%. Ecco perche' l'Istat aveva commentato in occasione della prima stima del Pil domestico che la sua caduta "si colloca all’interno di un contesto internazionale dove le principali economie registrano riduzioni di analoga portata a causa del diffondersi della pandemia". 

Il Pil destagionalizzato dell'Eurozona nella prima stima si era contratto del 12,1% (-11,9% nella Ue), quindi un valore non troppo distante da quello italiano. Di certo non c'e' da gioire delle disgrazie altrui, l'Italia e' un paese che ha una forte vocazione all'export, quindi la crisi dei nostri vicini e' anche la nostra, e attrae anche molti turisti, che per via delle restrizioni e della ridotta capacita' di spesa quest'anno non sono arrivati. 

Non stupisce, ma non per questo non preoccupa, il fatto che i prezzi continuino a scendere di pari passo con la contrazione del Pil. Secondo la stima flash dell'Istat ad agosto il calo e' stato dello 0,5% su base annua dopo il -0,4% di luglio. 

Considerando che di solito ad agosto i prezzi salgono per fattori stagionali (le vacanze estive) il loro andamento e' lo specchio di una situazione ancora difficile anche nel secondo mese del terzo trimestre. Con il dato di agosto l'inflazione acquisita per il 2020 e' pari a zero.