Coronavirus, per adesso l'effetto sulla crescita economica appare limitato

L'effetto mediatico del nuovo virus scoperto in Cina, il 2019-nCov, e' stato molto rilevante, sicuramente quello del contagio e dei rischi per la salute e' divenuto uno maggiori, se non il maggiore, tema trattato dall'informazione negli ultimi giorni.

Ripercussioni negative si sono viste anche sulle borse, tutte in forte calo sulla scia del timore di un rallentamento della crescita globale a causa delle restrizioni sullo scambio di merci e sulla mobilita' delle persone. L'espansione del contagio sta ancora accelerando ed e' probabile che nonostante le imponenti misure adottate per contenerlo possa continuare a farlo almeno fino a meta' febbraio, per poi risultare sotto controllo, salvo imprevisti, entro l'inizio di aprile.

Se questa dovesse confermarsi la corretta tempistica di evoluzione della crisi l'effetto sul Pil cinese potrebbe risultare elevato nel primo trimestre, nell'ordine dell'1% di calo, ma limitarsi ad uno 0,1% di freno sull'intero anno.

E' probabile che mano a mano che ci si allontana dall'epicentro del contagio gli effetti concreti sull'economia saranno minori, quindi limitati a qualche decimo di punto percentuale nel primo trimestre a livello globale.

L'esperienza fatta con la Sars del 2003 puo' fornire un modello da adattare anche alla situazione attuale. Nel 2003 effettivamente la Sars ebbe un notevole effetto sulla crescita cinese, in quel caso a partire dal secondo trimestre dell'anno, ma i due trimestri successivi fecero registrare un rapido rimbalzo che compenso' quasi per intero le perdite subite tanto che sul saldo annuale di crescita del Pil l'inciampo risulto' trascurabile (difficile comunque da calcolare dal momento che il mondo stava uscendo da una recessione globale).

Certo, questa volta il diffondersi dell'epidemia e' coinciso con il periodo del capodanno cinese, quindi il peso, almeno nel breve termine, potrebbe essere maggiore che nel caso della Sars: durante le festivita' del capodanno tradizionalmente aumentano gli spostamenti e gli acquisti, le restrizioni adottate rischiano di incidere proprio su uno dei momenti cruciali per il commercio ed i viaggi.

D'altro canto in questo periodo molte fabbriche restano gia' chiuse per la festivita', quindi l'effetto delle restrizioni sul fronte della produzione potrebbe risultare minore di quello che sarebbe stato in altri periodi, in pratica i maggiori effetti sul commercio e quelli minori sulla produzione potrebbero in parte compensarsi.

La reazione delle autorita' cinesi e' stata poi molto piu' rapida e decisa che nel caso della Sars, il contenimento del diffondersi della malattia potrebbe quindi rivelarsi di maggiore successo e avere un impatto minore in termini di costi sull'economia.

Per quello che riguarda gli effetti sulle altre aree del mondo si possono utilizzare gli stessi modelli che gli economisti hanno gia' sviluppato per valutare il peso del rallentamento dell'economia cinese, un fenomeno gia' in atto da qualche anno: a grandi linee le ripercussioni sul Pil Usa e della Ue di variazioni negative del Pil cinese sono in ragione di un rapporto 1 a 5, quindi se l'effetto del coronavirus sulla crescita di Pechino dovesse essere effettivamente dell'1% nel primo trimestre, le ripercussioni per Usa ed Europa dovrebbero limitarsi allo 0,2%.

Diverso invece l'effetto su altre aree, nei confronti dell'Australia ad esempio le ripercussioni rischiano di avere un peso doppio, quindi dello 0,4% del Pil, per via dei maggiori scambi commerciali e di turismo con la Cina.

Tutto questo ovviamente se l'epicentro della malattia rimarra' confinato in Cina, le cose potrebbero cambiare in peggio se invece il contagio si dimostrasse esteso anche ad altri paesi, ma al momento i casi registrati al di fuori della zona di origine sono isolati.

Deve poi essere ricordato che le autorita' cinesi stanno gia' lottando da alcuni trimestri con la contrazione del tasso di crescita dell'economia e che quindi potrebbero decidere di spingere sull'acceleratore della politica monetaria accomodante e di quella fiscale espansiva, del resto gli spazi di manovra esistono, quindi passato il momento di crisi ci sono i presupposti per una ripresa nei prossimi trimestri favorita da un maggiore interventismo pubblico.

Questo ci lascia con una domanda: gli effetti depressivi del contagio cinese sulle borse sono una occasione per implementare nuove strategie di acquisto su livelli piu’ convenienti oppure si profila all’orizzonte una fase prolungata di ribassi?

Come sempre rispondere a domande sul futuro e’ un esercizio che si puo’ tentare ma i cui risultati rischiano di essere deludenti. Quello che invece ha senso fare e’ delineare i possibili scenari di andamento ed identificare i livelli tecnici al cui superamento uno scenario diventa di piu’ probabile realizzazione rispetto agli altri.

Nel caso dell'S&P500 il ribasso subito dal massimo record del 22 gennaio a 3338 punti si e' limitato per ora a testare la trend line rialzista disegnata dal minimo di ottobre e ad avvicinare la media mobile esponenziale a 50 giorni, passante a 3205 punti circa. Questa media fornisce una indicazione sintetica della condizione del trend di medio periodo: fino a che i prezzi ne rimangono al di sopra la tendenza puo' essere considerata al rialzo, quando invece i prezzi ne scendono al di sotto la tendenza vira al ribasso.

Certo, come tutte le sintesi quella ricavata dalla posizione della media deve essere considerata solo un punto di partenza per una analisi piu' dettagliata, ma al momento non esistono altri elementi contrari a questa lettura. Solo se i prezzi dovessero scendere al di sotto di area 3200 si andrebbe incontro ad un rischio di discese prolungate, magari fino in area 2850/900. La tenuta di 3200 e la rottura di 3338 potrebbero invece permettere il test a 3435/40 del lato alto del canale crescente che contiene l'indice dai minimi di dicembre 2018.

Anche lo Stoxx Europe 600 e' sceso in prossimità della media esponenziale a 50 giorni, passante a 413 punti circa, interrompendo il bel rialzo intrapreso dai minimi di agosto a 361 punti. La violazione della media in questo caso non basterebbe a segnalare una inversione di rotta del trend trend, servirebbe a quello scopo anche il taglio al ribasso della base del canale crescente disegnato dai minimi di agosto, passante a 406 punti circa. Oltre i massimi di gennaio a 425 atteso invece il test del lato alto del canale, a 430 punti circa.