Candela ribassista per il Russell 2000 dopo tweet di Trump

Il Presidente degli Stati Uniti ha scritto su Twitter di aver dato istruzioni ai propri rappresentanti di interrompere i negoziati con i democratici sul nuovo piano di sostegno fino alle elezioni presidenziali e promettendo che, una volta rieletto, approverà "un importante progetto di legge sullo stimolo incentrato sugli americani che lavorano duramente e sulle piccole imprese". 

Jerome Powell, numero uno della Federal Reserve, ha esortato il congresso Usa a rafforzare le misure di sostegno all’economia a fronte di prospettive che "restano altamente incerte". A marzo, i tassi sono stati portati allo 0-0,25% per contrastare gli effetti negativi della pandemia di coronavirus sull'economia e per il momento la Fed "non ha alcuna fretta di mettere fine agli strumenti a sostegno".  Tuttavia, secondo il suo presidente, la Fed "non ha ancora nessun piano o desiderio di usare i tassi negativi". 

Secondo Loretta Mester, numero uno della Federal Reserve Bank (Fed) di Cleveland, l'annuncio di Donald Trump sullo stop ai negoziati per ulteriori stimoli all'economia Usa comporteranno una ripresa "molto più lenta" dalla crisi scatenata dall'epidemia di coronavirus. 

"Certamente la ripresa continuerà ma sarà una ripresa molto più lenta ed è deludente che si non sia ottenuto un nuovo pacchetto di aiuti", ha sottolineato in un'intervista alla Cnbc citata da Reuters. 

Conferme in questo senso vengono dalla National Association for Business Economists, una associazione alla quale partecipano 52 economisti, che ha tagliato le stime sul tasso di crescita del quarto trimestre di quest'anno e sul 2021. L'ultimo trimestre del 2020 rischia di vedere un aumento del Pil limitato al +4,9% dalla precedente previsione fatta a giugno di un +6,8%, il che porterebbe la contrazione per l'intero 2020 al -4,3% su base annua. La stima mediana per la crescita reale del Pil del 2021 è passata dal +4,8% ipotizzato a giugno ad un più modesto tasso annuale del 3,6%. Il Pil potrebbe impiegare fino alla fine del 2022 per tornare ai livelli pre-Covid. Per quello che riguarda il mercato del lavoro la maggioranza di questo gruppo di economisti ritiene che una percentuale tra il 10% e il 20% dei posti persi a causa della pandemia non verrà recuperato.

E' evidente quindi che c'è bisogno di un intervento da parte della politica, il problema è che il piano che i democratici della House of Representatives starebbero cercando di portare avanti, dal valore di circa 2000 miliardi di dollari, prevede misure che potrebbero rivelarsi molto popolari, come pagamenti diretti alle famiglie, finanziamenti per prestiti alle piccole imprese del Paycheck Protection Program, contrasto alla disoccupazione e aiuti ai dipendenti delle compagnie aeree, e Trump non vuole concedere vantaggi agli avversari prima delle elezioni del 3 novembre. Anche i democratici temporeggiano, ormai in netto vantaggio nei sondaggi, non ritengono probabilmente utile premere il piede sull’acceleratore dei negoziati in modo da fare trasparire che siano i repubblicani a non volere l’approvazione di un nuovo piano di aiuti.

Di certo c’è comunque il tweet di martedì attraverso il quale il presidente in carica annuncia la fine dei negoziati tra repubblicani e democratici fino a dopo le elezioni. 

"Ho incaricato i miei rappresentanti di smettere di negoziare fino a dopo le elezioni, quando, immediatamente dopo che avrò vinto, approveremo un importante progetto di legge sullo stimolo incentrato sugli americani che lavorano duramente e sulle piccole imprese", così si era espresso il presidente Usa dal suo account di Twitter. 

C’è da dire che come spesso accade Trump ama contraddire se stesso, nella notte ha scritto un altro tweet dove richiede al Congresso lo stanziamento al più presto di altri 25 miliardi di dollari di aiuti straordinari per le compagnie aeree e 125 miliardi a favore del programma di protezione degli stipendi (Paycheck Protection Program).

Ad essersi avvantaggiato nelle ultime sedute delle rinnovate speranze di un accordo tra le parti per l'approvazione del nuovo piano di intervento fiscale era stato l'indice delle small cap Russell 2000: come spiegato sopra l'attivismo dimostrato dalla Federal Reserve negli ultimi mesi ha aiutato le aziende medie e grandi, ma quelle più piccole, che operano tipicamente a livello locale, erano rimaste più attardate nella fase di recupero della fiducia. Proprio il 5 ottobre l'indice aveva inviato un interessante segnale grafico di forza superando la linea ribassista disegnata dal top di febbraio, passante a 1574 dollari circa.

Il 6 ottobre, a seguito delle dichiarazioni di Trump, è invece comparsa una pericolosa candela giornaliera di tipo "shooting star", elemento che spesso segnale la fine di una tendenza rialzista. Solo la rottura del massimo di questa candela, a 1620 circa, allontanerebbe il rischio di essere in presenza di una fase di distribuzione, introduttiva ad una potenziale discesa. Le oscillazioni dal top dell'11 agosto formano infatti al momento un potenziale "doppio massimo", figura ribassista di ampio respiro (che verrebbe però confermata solo sotto il minimo del 24 settembre a 1433 circa).  

La chiusura del 6 ottobre a 1577 ha riavvicinato i prezzi alla quota critica, una discesa nuovamente al di sotto della linea negherebbe le indicazioni positive e potrebbe anticipare l'avvio di una fase negativa, significativa sia per il mercato e gli strumenti correlati, ma soprattutto in quanto segnale di una perdita di fiducia nella capacità da parte dell'economia di mantenere viva una ripresa che fino ad oggi ha sorpreso in positivo. Indicazioni in favore di una ritrovata fiducia verrebbero invece come detto con il superamento del picco del 6 settembre a 1620 dollari.