Borse, la vittoria della banche centrali favorisce Milano

Borse, la vittoria della banche centrali. Il rally dei mercati azionari e' sotto gli occhi di tutti, salgono non solo le borse dei paesi con una economia considerata solida, ma anche ad esempio quella dell'Italia, paese per il quale proprio recentemente la Commissione europea, nelle previsioni economiche d’autunno, ha lasciato invariata rispetto all’estate la stima per il Pil del 2019 allo 0,1%) e ha tagliato invece quella per il Pil del 2020 da +0,7% a +0,4%.

 

Tra i motivi che vengono citati a sostegno del forte rialzo della borsa c'e' quello che ormai e' diventato il tormentone degli ultimi mesi, ovvero la possibilita' che gli Usa e la Cina arrivino a siglare un accordo sulla guerra commerciale in corso e possano ritirare almeno una parte dei dazi imposti sulle reciproche importazioni permettendo un rilancio del commercio globale, ma probabilmente la ragione che ha convinto davvero i mercati a tornare a scommettere prepotentemente sull'azionario e' il successo delle misure adottate dalla banche centrali.

 

Sia la Fed sia la Bce si sono infatti dimostrate molto piu' accomodanti negli ultimi mesi, tramite tagli dei tassi e rilancio delle misure di alleggerimento quantitativo, rispetto a quello che avevano in programma alla fine del 2018, quando entrambe avevano ventilato l'eventualita' di adottare politiche monetarie piu' restrittive, e sono riuscite ad allontanare in modo significativo il rischio di una recessione. Anzi, in questo momento sembrano esserci le condizioni migliori per l'investimento sull'azionario, ovvero bassissimo costo del denaro e inflazione dimessa.

 

A seguito degli sviluppi delle ultime settimane sembrerebbe che sia il presidente americano Trump il vincitore, almeno da un punto di vista mediatico, delle guerre scatenate da lui stesso contro la Fed e contro la Cina. Trump ha infatti usato la guerra dei dazi per fare leva sulla Federal Reserve, dipinta come un nemico interno, per accelerare sul taglio dei tassi di interesse e frenare sulla riduzione del bilancio e ha usato la Cina come il nemico esterno contro il quale fare fronte per coalizzare il suo elettorato. La strada per la rielezione alla presidenza e' ancora abbastanza lunga ma se Trump riuscira' a mantenere la narrazione degli eventi sulla traccia attuale avra' buone possibilita' di farcela.

 

Non e' del resto un caso che per adesso di accordo con la Cina si parli solo di una "fase 1", e' fuori di dubbio che questo filone verra' ancora sfruttato nei prossimi mesi, e anche la pressione sulla Federal Reserve rimarra' alta in modo da persuaderla a rimanere accomodante, con evidenti vantaggi sull'andamento dell'economia, della borsa e del consenso.

 

Anche in Europa qualche cosa si muove: in Germania la versione dell'indice Zew relativa alle aspettative future a novembre e' salito ben oltre le attese, passando da -22,8 a -2,1 a fronte di un consensus di -13. Certo, dopo il recente dato sulla produzione industriale di settembre (-0,6% su base mensile e -4,3% su base annua) c' e' il rischio che anche il terzo trimestre si concludera' con una crescita del Pil negativa, come gia' il secondo (archiviato con un -0,1%), facendo cadere il paese in recessione tecnica. I dati preliminari non cancellano ancora la speranza che questo non avvenga, ma anche se venisse evitata la ricaduta in recessione si tratterebbe solo di un successo dello "zero virgola" che di fatto non cambierebbe il giudizio su un situazione attuale difficile. L'Ufficio Federale di Statistica (Destatis) ha pubblicato infatti le stime preliminari del Pil relativo al terzo trimestre 2019, un dato che evidenzia un ritorno alla crescita dell'economia tedesca. Su base trimestrale il Pil è cresciuto dello 0,1%, risultando superiore alla rilevazione precedente e al consensus entrambi fissati su un calo dello 0,1%. Su base annuale la crescita si è attestata al +1% risultando superiore alla rilevazione precedente e alle attese, fissate rispettivamente su una crescita nulla e dello 0,9%.

Secondo le previsioni dell'istituto Ifo di Monaco l'economia dovrebbe pero' crescere, anche se solo moderatamente, nell'ultimo trimestre del 2019, facendo quindi sperare di avere gia' visto il peggio.

 

Un recente sondaggio di Bank of America Merrill Lynch tra i gestori e' arrivato alla conclusione che c'e' ottimismo sul proseguimento del rialzo di borsa anche nel 2020 dal momento che un significativo rallentamento dell'economia sembra scongiurato e che l'inflazione resta al di sotto degli obiettivi della banche centrali, che potranno quindi continuare a monitorare la situazione senza essere costretta a cambiare atteggiamento nei confronti dei tassi di interesse.

 

La borsa italiana e’ una delle maggiori protagoniste di questa rinnovata fiducia nei confronti delle azioni, l’Italia e’ infatti uno dei paesi che maggiormente potrebbe beneficiare di una sterzata delle prospettive a livello globale essendo anche uno tra quelli che maggiormente aveva da perdere dal proseguimento della frenata dell’economia Usa e di quella tedesca.

 

Del resto e' stato dimostrato ancora una volta dagli inciampi politici di questa estate che la situazione interna condiziona veramente poco l'andamento dei mercati finanziari domestici, molto attenti invece a come si muovono le stesse asset class a livello globale.

 

Il forte rialzo del comparto del risparmio gestito sul mercato domestico e' un indizio che va proprio in questa direzione: il settore e' infatti fortemente condizionato dalle aspettative sull'andamento della borsa e il suo rally, per quanto destinato ad interrompersi ad un certo punto per lasciare spazio ad una fisiologica correzione, puo' essere preso come il segnale di inizio di una nuova fase di crescita significativa.

 

Dallo studio del grafico di tre settori rilevanti della nostra borsa, banche, energia e industria, si ricava l'impressione di essere giunti ad un bivio: tutti e tre sono arrivati su livelli graficamente rilevanti, resistenza oltre le quali si aprirebbero nuovi ampi spazi di rialzo.

 

Il settoriale Ftse Italia Banche ha avvicinato con i massimi del 7 novembre a 9466 punti quelli del 17 aprile a 9492 punti, un ostacolo molto rilevante alla cui rottura sarebbe lecito iniziare a prospettare il ritorno almeno fino in area 10000, sul 50% di ritracciamento del ribasso dai massimi di aprile 2018. Se anche area 10000 venisse poi lasciata alle spalle diverrebbe possibile iniziare a parlare di un vero e proprio tentativo di invertire, in modo duraturo, la tendenza ribassista attiva dai massimi dello scorso anno. Dato il peso del comparto bancario all'interno del nostro listino e' possibile affermare che la rottura della resistenza dei 9466 punti da parte del settoriale sarebbe un segnale incoraggiante anche per la borsa nel suo complesso.

 

Nel caso di Intesa Sanpaolo, che ha un andamento molto simile a quello dell'indice del comparto (per ovvi motivi di autocorrelazione), la resistenza e' a 2,36 euro, massimo di inizio maggio, ed e' gia' stata toccata piu' volte nelle ultime giornate. Una rottura decisa di questi livelli sarebbe introduttiva a movimenti verso i 2,52 euro, 50% di ritracciamento del ribasso dal top di inizio 2018, ostacolo oltre il quale si potrebbe cautamente iniziare a parlare di un cambiamento strutturale del trend, che da ribassista assumerebbe i connotati di un rialzo.

 

Sul grafico del settoriale Ftse Italia Energia si e' completato da poco il "testa spalle" rialzista disegnato a partire dai minimi del 3 giugno (allineati con quelli del 3 ottobre che sarebbero la seconda spalla della figura). La figura rialzista proietta un obiettivo allineato con i massimi di aprile a 18882 punti. La rottura di area 11700 sarebbe un segnale in favore del proseguimento del rialzo verso il target indicato, discese al di sotto di area 16800 potrebbero invece fare temere l'avvio di una correzione.

 

Il titolo che segue piu' da vicino l'andamento del settoriale, anche in questo caso per il semplice motivo che e' quello con il maggior peso specifico nel paniere, e' Eni. Anche in questo caso e' riconoscibile un testa spalle rialzista disegnato a partire dai minimi di inizio giugno, ma qui la figura deve ancora essere completata e lo sarebbe solo al superamento della linea che unisce i massimi dell'11 luglio e quelli del 20 settembre, passante a 14,35 circa. Oltre quei livelli il ritorno sui massimi di aprile a 16,06 euro diverrebbe possibile (conferme al di sopra di 14,60). 

 

Nel caso del Ftse Italia Industria la resistenza critica e' quella dei 35500 punti, livello messo alla prova a luglio, settembre e novembre, coincidente con il 50% di ritracciamento del ribasso dal top di novembre 2017. Una chiusura di giornata al di sopra di 35800 confermerebbe la volonta' del mercato di portare l'indice verso le resistenze successive, quelle dei 37250 e dei 39800 punti. Solo un eventuale ripiegamento al di sotto di area 35000 potrebbe fare temere l'inizio di un ripiegamento sostanzioso.

 

Prysmian oltre ad avere un andamento grafico simile a quello del paniere di riferimento, si presta bene come barometro dell'intero comparto dal momento che ha toccato di recente una resistenza rilevante, ostacolo il cui superamento fornirebbe indicazioni rilevanti. I massimi del 7 novembre a 22,01 euro si collocano infatti sul 50% di ritracciamento del ribasso dal picco di novembre 2017. La rottura di questo riferimento confermerebbe i segnali positivi ricavati a luglio dal completamento della figura a doppio minimo disegnata in area 14,70 dal 10 dicembre 2018. Target del doppio minimo a 24 euro circa. Se invece i prezzi dovessero ridiscendere al di sotto di area 20 euro la prospettiva di una estensione della fase di crescita risulterebbe ridimensionata e ci sarebbe il rischio di una discesa fino in area 18 almeno prima di trovare un altro supporto dal quale tentare una nuova fase di rimbalzo.