Borse fragili ma non rassegnate alla vigilia del voto europeo

Tra il 23 e il 26 maggio nei 28 paesi della Ue si terranno le elezioni per scegliere i 751 membri dell'Eurocamera (iniziano Olanda e Regno Unito giovedi', in Italia il voto e' domenica 26 dalle 7 alle 23, lo scrutinio iniziera' per tutti dopo la chiusura dei seggi il 26 maggio). Lo scontro, come noto, e' tra i partiti "europeisti" e quelli "euroscettici". Per adesso i sondaggi danno il fronte europeista in netto vantaggio, l'incognita quindi e' la crescita del fronte opposto e il peso che potra' avere dopo le elezioni, se sara' in grado o meno di mettere i bastoni tra le ruote alle riforme che servono a consolidare l'Unione: a partire da fine maggio saranno da assegnare i posti di presidente del Consiglio europeo, di presidente della Bce, dell'alto rappresentante per la politica estera della Ue (attuale titolare Federica Mogherini).

Da notare che anche la Gran Bretagna partecipera' alle elezioni dal momento che non e' stato possibile raggiungere un accordo tra Conservatori e Laburisti in merito alle modalita' di uscita dalla Ue. Se ne riparlera' nelle prime settimane di giugno, ma intanto Londra andra' regolarmente al voto. Il futuro nessuno lo conosce, il presente e' tuttavia noto e proprio a partire dalla sua analisi e' possibile capire come si approcciano i principali paesi, e in particolare le loro borse, all'appuntamento elettorale.

I mercati finanziari come e' noto scontano in anticipo gli eventi futuri, qualche scommessa sull'andamento post voto sara' quindi gia' stata fatta e lo studio dell'andamento dei singoli indici azionari dovrebbe dare una idea della fiducia che gli investitori ripongono nel futuro delle diverse aree.

Anche se non e' una analisi esaustiva, lo studio delle performance accumulate da inizio anno e' un buon punto di partenza per cercare di capire chi e' in vantaggio nelle preferenze dei risparmiatori. Quasi tutti i principali indici hanno toccato un minimo rilevante a fine dicembre 2018 e un massimo ad aprile (il Dax a maggio), dopo il quale e' iniziata una fase correttiva.

Nel caso del Ftse Mib il rialzo dal minimo al massimo e' stato del 23,1%, del 22,9% per il Cac 40, del 21% per il Dax, del 15,7% per l'Ibex 35 e del 15,2% per il Ftse 100. Nel caso del Ftse 100 pero', se si considera la performance in euro e non in sterline, il rialzo e' stato del 19,9%. A parte la borsa spagnola, un po' attardata rispetto alle altre, nel caso di Italia, Francia, Germania e Regno Unito i risultati sono sostanzialmente sovrapponibili, i mercati collocano quindi questi paesi piu' o meno tutti sullo stesso livello, nonostante le evidenti differenze in termini di andamento dell'economia e di composizione dei panieri azionari (diversi settori hanno peso diverso sugli indici azionari, alcuni sono quasi del tutto assenti in Italia mentre molto presenti negli altri), sia riguardo la situazione attuale sia le prospettive.

Una possibile spiegazione e' che Francia, Germania ed Italia sono immerse nelle acque relativamente tranquille dell'euro, un elemento comune che permette di "livellare" le differenze che esistono anche a livello di rating sul debito pubblico, quindi di affidabilita' del paese. Lo studio dei singoli grafici mette pero' in evidenza alcune interessanti differenze: il Cac 40 ad esempio con i massimi di aprile a 5600 punti circa e' tornato in prossimita' dei massimi del 2018, toccati a maggio a 5657 punti, il Dax invece ha ritracciato (percorso a ritroso) solo il 75% circa della discesa subita dal picco di maggio 2018, il Ftse Mib il 60% circa (il 61,8% per l'esattezza, percentuale ricavata dalla successione di Fibonacci e cara agli studiosi dei grafici per la sua capacita' di discriminare tra semplice rimbalzo e vera e propria inversione), l'Ibex 35 i 2/3 circa, cosi' come il Ftse 100.

Anche tenendo conto della recente fase di ripiegamento e' quindi la borsa francese quella che piu' facilmente, superando i massimi dell'anno scorso, potrebbe dare un segnale di ripresa di una tendenza rialzista che in quel caso potrebbe anche dimostrarsi duratura. C'e' da dire che in nessun caso, nemmeno per il Cac 40, sono stati al momento inviati segnali che facciamo pensare che dopo le elezioni potra' esserci una decisa avanzata delle quotazioni.

Nella totalita' dei casi infatti l'impressione e' che la reazione vista da fine 2018 sia stata solo un intermezzo di una fase ribassista complessa della quale si deve ancora vedere la fine.

Sia nel caso del Dax sia in quello dell'Ibex la fase ribassista terminata a fine 2018 non si era originata a maggio dello stesso anno, ma a gennaio per l'indice tedesco e a maggio 2017 per quello spagnolo e le rispettive linee di tendenza che e' possibile tracciare dai massimi di periodo sono slo state testate dai massimi di aprile/maggio ma non superate, confermando l'idea, almeno per questi due panieri, che la tendenza di fondo ribassista non sia stata ancora invertita.

E' tuttavia vero anche che per il momento la flessione vista dai recenti massimi di aprile/maggio non ha violato supporti tali da fare pensare ad una resa del rimbalzo, che conserva quindi ancora la possibilita', se sostenuto dalle giuste motivazioni, per dare l'assalto ai massimi di aprile/maggio e, nel caso di un loro superamento, di segnalare una ritrovata positivita' che potrebbe anche essere duratura. Un primo riferimento da tenere sotto controllo quindi e' quello dei 22053 punti per il Ftse Mib, dei 5601 punti per il Cac 40, dei 12436 punti per il Dax, dei 9588 punti per l'Ibex 35, dei 7529 punti per il Ftse 100.

Sul fronte opposto c'e' invece un riferimento grafico importante che tutti gli indici hanno avvicinato o testato nel corso dell'ultimo ripiegamento e la cui violazione comporterebbe un deciso deterioramento del quadro grafico, ovvero la media mobile semplice a 100 giorni.

Questo indicatore viene considerato capace di sintetizzare la condizione della tendenza di medio periodo: fino a che i prezzi ne sono al di sopra il trend e' considerato rialzista, con la sua violazione rischia invece di dimostrarsi ribassista. Nel caso del Ftse Mib la media passa a 20450 circa, a 5193 per il Cac, a 11500 per il Dax, a 7150 per il Ftse 100, a 9150 per l'Ibex. Se tutti gli indici dovessero scendere al di sotto della propria media sarebbe difficile continuare a sponsorizzare una previsione rialzista mentre diverrebbe credibile lo scenario di una ripresa duratura del ribasso.

Esistono poi alcuni elementi tipicamente grafici per alcuni di questi indici che sono degni di menzione: il Cac 40 e l'Ibex stanno infatti disegnando delle figure a testa spalle ribassista che se completate, rispettivamente con la violazione dei 5255 e dei 7150 punti (valore coincidente con quello della media a 100 giorni) non farebbero altro che confermare l'ipotesi che il rialzo degli ultimi mesi sia stato solo una episodio correttivo. Anche sul grafico del Ftse Mib e' comparsa una figura a testa spalle ribassista, ma questa e' gia' stata completata il 6 maggio e ha per ora esaurito le sue implicazioni negative.

In sintesi quindi il timore che dopo le elezioni le borse possano andare incontro ad una discesa estesa e prolungata non e' stato ancora messo da parte, al tempo stesso i mercati si presentano all'appuntamento elettorale al di sopra dei primi supporti rilevanti (la media mobile a 100 giorni) e non troppo distanti dalle resistenze (i massimi di aprile/maggio), insomma, abbastanza scoraggiati ma ancora disponibili ad essere sorpresi positivamente dai risultati del voto.