Borse euro e Usa, le ragioni del rialzo

Le borse europee sono protagoniste di un deciso rialzo nella seduta di mercoledi'. Due sostanzialmente le motivazioni alla base della positivita' degli investitori, la prima la debolezza della moneta unica, la seconda le prospettive di una Fed ancora attiva a sostegno dell'economia Usa (ma con ricadute positive per tutti). 

Philip Lane, chief economist e membro del board della Bce, parlando ad un panel ha dato il via alla flessione dell'euro. Lane ha detto che il valore dell'euro e' tenuto in considerazione dalla Banca Centrale Europea nella definizione della sua politica monetaria, in pratica un pizzino ai mercati dopo che il cambio euro dollaro era salito il 1° settembre oltre la soglia di 1,20$ dopo piu' di due anni, dal maggio del 2018. 

L'euro ha messo a segno un rialzo del 12% dai minimi di marzo, un movimento che disturba la ripresa di quei paesi, come la Germania ma anche l'Italia, che puntano molto sulle esportazioni per risollevarsi dalla crisi del Covid. Del resto negli ultimi mesi e' stata la Fed quella piu' attiva in termini di iniezioni di liquidita' e di azioni sui tassi di interesse, riducendo di fatto il differenziale di interesse tra le due monete sia per quello che riguarda lo stato attuale sia in prospettiva. 

Evidentemente la Bce ha ritenuto che il raggiungimento di area 1,20 fosse da consideare il momento giusto per dare un segnale ai mercati che ulteriori apprezzamenti della moneta unica non sono graditi. Un euro forte pesa infatti sull'inflazione, i prezzi delle importazioni ne risentono e cosi' anche quelli al consumo, con il rischio di vanificare gli sforzi fatti per fare aumentare gli investimenti e quindi mettere in moto la ripresa. 

La Bce deve anche riposizionarsi nei confronti dei mercati dopo che recentemente la Federal Reserve ha cambiato il suo atteggiamento nei confronti dell'inflazione (non seguira' piu' un target puntuale ma un valore medio dei prezzi al consumo per definire la sua politica monetaria) lasciando intendere che i tassi rimarranno bassi piu' a lungo di quello che il mercato aveva in mente, dando quindi ulteriori motivi al dollaro per indebolirsi. 

Questo mutato atteggiamento ha compresso notevolmente i differenziali in termini reali: i rendimenti reali (al netto quindi dell'inflazione) sui titoli governativi Usa a 10 anni sono scesi al -1,1% circa, una manciata di punti base al di sopra di quelli tedeschi, mentre a marzo il differenziale tra i due mercati era ancora di 100 punti base. La debolezza del dollaro Usa ha anche una radice politica: le elezioni presidenziale sono ormai a soli due mesi circa di distanza, l'incertezza sul risultato aumenta mettendo ulteriore pressione sul biglietto verde. 

Riuscira' la Bce a riportare il cambio su valori a lei piu' graditi (aiutando indirettamente anche le borse) solo con le dichiarazioni? 

La prossima riunione della banca centrale e' in programma per il 10 settembre, in quella occasione Christine Lagarde fornira' anche un aggiornamento delle previsioni della banca, e sara' possibile avere qualche indicazione in piu' sul destino della moneta unica. Intanto c'e' da segnalare che da un punto di vista grafico un segnale duraturo di debolezza dell'euro sul dollaro verrebbe solo con la discesa al di sotto di area 1,18, in quel caso possibile il ritorno sui minimi di agosto a 1,17 circa. Sopra 1,1925 il dollaro tornerebbe invece probabilmente a scivolare verso e oltre area 1,20, mettendo pressione anche sui listini azionari del Vecchio Continente. 

 

E veniamo adesso al secondo elemento che concorre al rimbalzo delle borse, la sempre presente Federal Reserve. 

Questa volta sono state le parole dei governatori Lael Brainard e Thomas Barkin a mettere le ali ai piedi ai listini.

In una intervista al Wall Street Journal il presidente della Fed di Richmond, Thomas Barkin, ha dichiarato che la ripresa economica stenta piu' del previsto e che quindi anche in futuro sara' necessario un sostegno. 

Indicazioni simili anche da parte di Lael Brainard, membro del Board of Governors della Federal Reserve (Fed), secondo il quale l'istituto centrale di Washington dovrebbe passare a una strategia piu' aggressiva per aiutare gli americani a tornare al lavoro, ridurre l'elevato tasso di disoccupazione e spingere l'inflazione più vicino ai target della Fed stessa. La Brainard, parlando martedi' a un evento organizzato da Brookings Institution, ha sostenuto il cambio di passo anticipato settimana scorsa da Jerome Powell. 

Il chairman della Fed, al meeting annuale di Jackson Hole, aveva annunciato nuovi obiettivi sull'inflazione che passeranno a un tasso medio del 2% per un periodo di tempo indeterminato invece del 2% fisso che avrebbe automaticamente portato all'aumento dei tassi d'interesse. Su tali basi il costo del denaro dovrebbe restare stabile piu' a lungo. 

Per Lael Brainard la nuova strategia aiutera' a sostenere la ripresa economica dall'impatto dovuto all'epidemia di coronavirus e aumentera' le assunzioni a lungo termine, soprattutto per gli americani meno qualificati che si trovano ai margini del mercato del lavoro.

Queste parole hanno permesso agli indici di Wall Street di iniziare settembre con nuovi record storici, una propensione che sembra in grado di venire confermata anche nelle prossime sedute.