Banche Usa e banche Ue, notevoli le differenze tra i due comparti

Una prova della diversa capacita’ di reazione dell’economia Usa rispetto a quella dell’Unione europea e’ anche evidenziata dai risultati degli test ai quali e’ stato sottoposto il comparto bancario americano e dal diverso andamento dei due indici settoriali negli ultimi mesi.

Le 18 maggiori banche degli Stati Uniti hanno infatti sostanzialmente superato il primo “check up” della Federal Reserve, anche se la banca centrale statunitense ha affermato che, nello scenario più avverso degli stress test, le perdite del sistema potrebbero raggiungere i 410 miliardi di dollari. Si tratta di uno scenario in cui si prevedrebbe una recessione globale con tassi di disoccupazione statunitense in aumento di oltre sei punti percentuali (fino al 10% ossia prossimi ai livelli dell’Italia e a quelli dell’Eurozona in media nel 2016) e con il mercato azionario calo del 50% dai massimi. Il CET 1 ratio medio (Common Equity Tier 1, la componente primaria del capitale di una banca, indicatore che mostra il rapporto tra mezzi propri dell’istituto e il totale degli impegni assunti) cadrebbe in tale scenario avverso da un attuale livello al 12,3% (quarto trimestre 2018) al 9,2%.

Da notare invece, e’ questo e’ il punto saliente dello studio, che il capitale regolamentare impiegato, il common equity capital, nelle 18 banche testate dalla Fed è cresciuto di oltre 680 miliardi di dollari dal 2009 a oggi.

Il vicepresidente della Fed Randal K. Quarles ha affermato che i risultati degli stress test confermano un sistema finanziario che rimane resiliente e che le maggiori banche degli Stati Uniti sono significativamente più solide di quanto non fossero prima della crisi. In altre parole i maggiori istituti statunitensi sono in grado di sostenere l'economia anche nel caso si realizzasse un grave choc.

Il campione di colossi finanziari testati dalla Fed copre circa il 70% del totale degli attivi bancari degli Stati Uniti.

Da ricordare che questa prima parte delle analisi annuali condotte dalla Fed è solo una componente della cosiddetta CCAR (la Comprehensive Capital Analysis and Review) che valuta i piani sul capitale delle banche (quindi anche l’adeguatezza delle loro distribuzioni di valore tramite dividendi o buyback) e che sarà rilasciata il prossimo 27 giugno.

L'ultima volta che la Bce ha comunicato i risultati di un esercizio analogo a quello della Fed eravamo nel novembre del 2018. In caso di scenario avverso l'Eba, l'Autorità bancaria europea, ha calcolato una riduzione del Cet1 di 375 punti base come media europea (345 per le banche italiane).

Il confronto tra le performance dell'indice settoriale banche dello S&P500 e del settoriale Eurostoxx da inizio anno e' rivelatore del diverso stato di salute dei comparti: quello Usa e' in crescita dopo 26 settimane del 13,50%, quello europeo e' in calo dello 0,86%. La performance dello S&P500 nello stesso periodo e' stata del 18,5%, quindi superiore rispetto al comparto bancario ma non in modo cosi' evidente, quella dell'indice Eurostoxx e' risultata positiva per il 14,5% circa, una differenza abissale rispetto al comparto. Analizzando l'andamento degli ultimi 12 mesi troviamo invece lo S&P500 Banking in calo del 3,4%, lo S&P500 indice in crescita dell'8,35%, l'Eurostoxx Banks in calo del 22% e l'Eurostoxx indice in calo dello 0,8%. Nei 12 mesi il dollaro si e' apprezzato sull'euro del 2,45% (sostanzialmente in parita' invece la variazione da inizio 2019). Questi numeri mostrano chiaramente come negli ultimi mesi il settore della banche abbia dato il suo contributo alla borsa Usa per mantenere vivo l'uptrend mentre in Europa si sia dimostrato una vera e propria zavorra, anche a causa dell'elevato peso specifico dei suoi singoli componenti.

Inutile nascondersi dietro un dito quindi, dall'andamento di questi settori dipende, e in Europa cio' e' piu' vero che negli Usa, il destino della borsa nel suo complesso. Delle 5 maggiori banche Usa, JPMorgan Chase, Bank of America Corp., Citigroup Inc., US Bancorp e Wells Fargo & Co., solo quest'ultima per adesso e' al di sotto della media mobile a 200 giorni, indicatore che identifica la condizione del trend di medio termine. Il settoriale S&P500 Banking e' allineato con la media mobile, che invece e' un supporto molto distante nel caso dell'indice (passa a 2775 punti circa), nel caso del settoriale europeo invece la media e' stata tagliata al ribasso gia' a maggio, dopo un fugace tentativo di tornarne al di sopra ad aprile (ora transita a 95,65 circa) e per l'indice Eurostoxx invece funziona da supporto a 359 punti circa, mettendo ancora una volta in evidenza la differenza di comportamento tra comparto bancario e mercato nel suo complesso. 

Non tutte le speranze pero' sono accantonate, dal momento che il settoriale bancario europeo e' arrivato con la recente fase di debolezza, il veloce ribasso dai picco di aprile a 104,50 punti circa, in vista di una coppia di supporti molto rilevanti e' ha mostrato qualche segnale di non volere scendere al di sotto di questi riferimenti. A 84 circa si colloca infatti il minimo della candela settimanale archiviata il 28 dicembre scorso, un elemento di tipo "hammer", che segnala con la sua presenza la vicinanza di un forte supporto, mentre a 81,80 circa transita la linea che sale dai minimi di luglio 2012. E' possibile, e gli indizi accumulati nelle ultime settimane puntano in questa direzione, che tra area 81,80 e area 84 l'indice tenti di accumulare la forza necessaria per tentare una reazione. In quel caso potrebbe delinearsi all'orizzonte la possibilita' di vedere completato il doppio minimo, figura rialzista per ora solo allo stato embrionale, disegnato dallo scorso dicembre. Solo oltre area 104,50 tuttavia il doppio minimo troverebbe conferma e potrebbe sostenere una reazione robusta. Gia' il superamento a 98 circa della media mobile a 52 settimane permetterebbe di avere maggiore confidenza nello scenario rialzista. La violazione di area 84 e poi di 81,80 non farebbe altro che confermare lo stato di cattiva salute del settore, andando ancora una volta ad appesantire anche l'indice principale.

All'S&P500 Banking servirebbero invece la rottura prima della media mobile a 52 settimane, con la quale i prezzi stanno giocando da inizio mese, passante a 320 circa, poi della trend line ribassista disegnata dal top di inizio 2018 (e passante per quello di agosto 2018), ora a 330 punti circa, per confermare la ripresa dell'uptrend avviatosi con i minimi dello scorso dicembre. La mancata rottura di questi riferimenti e la violazione di area 300 racconterebbero invece una storia diversa, prospettando discese verso i 260/70 punti almeno. Una evoluzione negativa del comparto bancario americano, anche se non cosi' determinante come nel caso dell'indice europeo per decidere la direzione del mercato nel suo complesso, sarebbe da guardare con sospetto dal momento che potrebbe anticipare l'avvio di uno storno anche per l'indice principale.