Area Studi Mediobanca passa al setaccio il Ftse Mib

L'Area Studi Mediobanca ha pubblicato il 21 maggio l'indagine sull'impatto che il Covid-19 ha avuto sui bilanci del primo trimestre 2020 di 25 società industriali e di servizi presenti all'interno del paniere FTSE MIB (escluse banche e assicurazioni)*. 

Il contesto nel quale si sono mosse queste società è stato molto sfavorevole: nei primi tre mesi del 2020 la contrazione del Pil dell'Italia è stata del 5,2%, del 3,8% quella del Pil dell'Area Euro. 

Il Fondo Monetario Internazionale prevede che il Pil italiano possa contrarsi nel 2020 del 9,1%, il risultato peggiore dal Dopoguerra (nel 1945 la contrazione era stata del 10,3% dopo il 19,3% del 1944 e del 15,2% del 1943).

Epocale la contrazione dei consumi elettrici, scesi del 23,5% ad aprile rispetto ad un anno prima, il risultato peggiore degli ultimi 20 anni. Nell'intero primo trimestre i consumi elettrici sono scesi del 4,5%. I consumi del gas sono invece scesi ad aprile del 21% e del 6,7% nel primo trimestre.

Il traffico autostradale ha visto una contrazione del 77% ad aprile, del 20% nel primo trimestre.

L'epidemia ha avuto effetti molto pesanti sui i principali indicatori: valore di Borsa (-22,4%), ricavi (-13,7%), margini industriali (-48,2%) e dividendi (-7,2%). Le conseguenze della pandemia cambiano però a seconda del settore di riferimento, quelli presi in esame sono la manifattura, l'energia/utilities, i servizi e il petrolifero. 

Nello studio di Mediobanca è poi possibile trovare un focus sulla manifattura, comparto per il quale il fatturato è sceso dell'11,8% a causa del coronavirus e del conseguente lockdown. 

Le 25 società analizzate sono in dettaglio 13 a controllo privato e 12 a controllo pubblico, 16 manifatturiere, 6 energetiche/utilities, 2 di servizi e 1 petrolifera. La capitalizzazione nell'ambito del Ftse Mib di questo gruppo di aziende era, a fine marzo, il 76% di quella complessiva  (escluse banche e assicurazioni) per un valore di Borsa di 288 miliardi di euro. 

Durante il primo trimestre dell'anno la loro capitalizzazione è scesa del 22,4% rispetto allo stesso periodo del 2019, per un ammontare di 83 miliardi di euro. Il calo più netto in termini di capitalizzazione lo ha fatto registrare il petrolifero con un -34,8% (-33 miliardi), quello minore le società del comparto energia/utilities dove la contrazione è stata del 10,6% rispetto al primo trimestre del 2019 (l'equivalente di 103,3 miliardi). Nel mezzo a questi due estremi troviamo i servizi (€18 miliardi e -28,1%) e la manifattura (€134 mld e -25,8%). 

Nei primi tre mesi dell'anno solo due titoli dei 25 analizzati hanno visto aumentare il proprio valore di Borsa, si tratta di Recordati, per la quale la capitalizzazione è aumentata di 8,1 miliardi e la quotazione del 2,1%, e di Diasorin, per la quale l'aumento del valore è stato di 6,6 miliardi di euro con una crescita della quotazione dell'1,9%. I titoli che hanno subito il ribasso maggiore sono invece stati Fiat Chrysler Automobiles N.V., che ha perso il 50,2% (€13 mld), CNH Industrial N.V., in calo del 49% (€7,6 mld) e Saipem, che ha lasciato sul terreno il 48% (€2,3 mld). 

I fatturati dei 25 soggetti analizzati sono risultati in calo del 13,7%   per tutti i settori, la flessione minore è stata quella dei servizi, limitata ad un -8,8%.

Il primo trimestre ha visto una contrazione superiore ai 5 miliardi di euro dei margini industriali, il 48,2% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. In termini di margine operativo netto il comparto peggiore è stato quello della manifattura, con un -61,9%, seguito da quello dei servizi con un -27,9%, in leggera crescita invece il margine operativo netto del comparto energia/utilities con un +3,7%. Per quello che riguarda le singole società Recordati è in cima anche a questa classifica con un aumento del MON del 19%, seguita da STM con un +11,4% e da Enel con un +4,3%. Da registrare invece il passaggio da positivo a negativo per Eni.

Primo trimestre 2020 in rosso per questo gruppo se si considera il risultato netto, la perdita netta è stata di quasi 8 miliardi, un calo dell'8,2% rispetto al 1° trimestre del 2019. I più penalizzati sono stati il settore Petrolifero, -27% la variazione, e quello della manifattura, per la quale la contrazione è stata del 9,6%. Sono invece cresciuti i servizi, del 4,9%, sostanzialmente stabile l'energia/utilities, con un aumento del risultato netto dello 0,9%.

Mediobanca Securities ipotizza per le società industriali del FTSE MIB un calo degli utili del 35% nel 2020 rispetto al 2019, dell'8% per il 2021 e infine un ritorno sopra i livelli del 2019 nel 2022.

Tra i singoli titoli le performance migliori in questo ambito sono state quelle di Recordati, con un +20,7%, e di STM, con un +8,0%. Meglio ancora ha fatto TIM, che è riuscita a triplicare l'utile, ma soprattutto grazie alla plusvalenza derivante dalla cessione del 4,3% di INWIT.

Nel primo trimestre del 2020 è diminuita anche la liquidità, prosciugatasi per oltre 9 miliardi, ovvero circa il 15% rispetto a quella disponibile a inizio anno. 

Nel complesso al termine del primo trimestre del 2020 la liquidità è pari al 19,1% dei debiti finanziari, una netta contrazione dal 24,4% registrato a fine dicembre 2019, si tratto di un valore prossimo a quello della crisi finanziaria del 2008.

L'effetto negativo del Covid-19 sulla cassa è stato più evidente per il settore petrolifero, dove il calo è stato del 39,3%, e per la manifattura, che ha visto la liquidità contrarsi del 23,9%. I servizi  sono l'unico comparto ad aver incrementato la liquidità, l'aumento è stato del 51,7%. 

Per quello che riguarda le singole società i migliori risultati li hanno ottenuti Poste Italiane e Amplifon, che hanno visto raddoppiare le proprie consistenze raddoppiate, Hera, per la quale l'aumento è stato del 38,2%, e DiaSorin, con una variazione positiva del 14,6%.

In peggioramento anche il rapporto debiti finanziari/capitale netto, un  indicatore utilizzato per valutare la stabilità finanziaria, aumentato al 117,7% dal 107,0% dello scorso dicembre.

Capitolo dividendi: nel 2020 ne verranno distribuiti oltre 900 milioni in meno, con un calo del 7,2% rispetto al 2019. A questa cifra totale si arriva con un calo di 1,6 miliardi di quelli distribuiti dai gruppi privati e con un aumento di 0,7 miliardi di quelli dei gruppi pubblici.

Il settore più penalizzato dal lockdown è stato quello della manifattura: il 60% circa delle aziende è stato costretto alla chiusura contro solo il 37% di quello dei servizi. 

Nel primo trimestre si è realizzato un calo del fatturato dell'11,8%, il risultato peggiore degli ultimi 30 anni, l'unico a doppia cifra tra tutti i comparti analizzati. La contrazione maggiore la ha sperimentata la manifattura privata, con una riduzione del fatturato del 13,6%, l'effetto è stato meno evidente invece per quella pubblica dove il calo si è limitato al 3%. In termini geografici le maggiori riduzioni dei ricavi si sono viste per quelli realizzati nell'area EMEA (-15,4%), poi nelle Americhe (-10,6%) e nell'area Asia e Pacifico (-5,7%). 

La disparità di comportamento tra pubblico e privato la si ritrova anche guardando al margine operativo netto, sceso nel complesso del 61,9%, un risultato che deriva da una contrazione del 71,1% per il privato e del 31,1% per i gruppi a partecipazione pubblica.

E' crollato anche l'ebit margin del comparto, fermo al 2,9%, il risultato peggiore dal 1994, meno della metà del 7,9% del 2019.

Il calo della liquidità è stato del 23,9%, l'equivalente di 7,4 miliardi di euro, -4,8 miliardi imputabili al privato e -2,6 miliardi al pubblico.

Il trimestre terminato a marzo ha visto un perdita netta di 2,2 miliardi e una contrazione del 9,6% sul primo trimestre del 2019 del risultato netto in rapporto al fatturato, la variazione negativa maggiore degli ultimi 30 anni. Come per le altri voci la manifattura privata ha archiviato il risultato peggiore, la contrazione è stata infatti del 10,4% contro il -5,9% della manifattura pubblica. 

*Le società prese in considerazione da Mediobanca sono A2A, Amplifon, Buzzi Unicem, Campari, CNH Industrial, Diasorin, ENEL, ENI, FCA, Ferrari,

Hera, Italgas, Leonardo, Moncler, Pirelli & C., Poste Italiane, Prysmian, Recordati, Saipem, Salvatore Ferragamo, Snam, STM, Telecom Italia, Tenaris, Terna, sono invece escluse Atlantia, la cui trimestrale è attesa per l'11 giugno 2020, ed Exor che non pubblica trimestrali.