Mercati asiatici

Nikkei 225: movimenti laterali in attesa di segnali

Seduta debole per il Nikkei 225: termina a 22598,39 punti, -0,20% rispetto alla chiusura precedente (22644,31). L'indice giapponese si riposiziona nella parte centrale della fascia che ha come base i recenti minimi allineati a 22350 circa e gli altrettanto recenti massimi a 22750/22800. I corsi restano in attesa di segnali: l'eventuale superamento di 22750/22800 sbloccherebbe in senso positivo la fase di stallo, con conseguente allungo in direzione di area 23mila (massimi di maggio, giugno e luglio).

Flash Mercati

Future sugli indici azionari europei poco mossi (variazioni rispetto ai prezzi registrati alla chiusura degli indici sottostanti, ovvero alle 17:30 della seduta precedente): Euro Stoxx 50 invariato, FTSE 100 +0,2%, DAX +0,1%, CAC 40 invariato. Le chiusure dei principali indici nella seduta precedente: Euro Stoxx 50 -0,31%; Londra (FTSE 100) +0,75%; Francoforte (DAX 30) -0,12%; Parigi (CAC 40) -0,35%; Madrid (IBEX 35) -0,26%; Milano (FTSE MIB) -0,29%.

Giappone: ordini di macchine utensili in crescita del 13%

In luglio, secondo la stima preliminare della Japan Machine Tool Builders' Association (Jmtba), gli ordini di macchine utensili in Giappone sono aumentati del 13% annuo, segnalando un'accelerazione del ritmo di crescita rispetto al precedente progresso dell' 11,4% (e al balzo del 14,9% di maggio). Si tratta del ventesimo incremento consecutivo dopo sedici mesi di contrazione.

CC - www.ftaonline.com

Glencore, utili in crescita nel primo semestre 2018

Il colosso minerario australiano, Glencore, ha fatto registrare un forte aumento degli utili nel primo semestre 2018. L'Ebitda è cresciuto del 23% a 8,3 miliardi di dollari mentre l'utile netto è apparso in crescita del 13% a 2,8 miliardi, sostenuto soprattutto dalla crescita dei margini operativi. Il gruppo si conferma tra i migliori del settore.

AC - www.ftaonline.com

Cina reagisce a dazi Usa con misure per 16 miliardi dollari

Non si è fatta attendere la risposta di Pechino all'introduzione di nuove tariffe Usa sui propri beni: ora la Cina imporrà ulteriori dazi del 25% su 16 miliardi di dollari di merci Usa, che vanno dal greggio ai prodotti in acciaio alle auto e ai dispositivi medici.

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La Cina mantiene le relazioni commerciali con Iran dopo minacce Trump

Il ministero degli Esteri cinese ha fatto sapere che i legami commerciali con l'Iran resteranno aperti, trasparenti e legali, dopo la minaccia di Trump di interrompere le relazioni economiche con tutti i Paesi che continueranno a commerciare con l'Iran.
Le relazioni commerciali tra Pechino e Teheran sono strettissime, soprattutto per quanto riguarda il settore energetico che vale da solo 15 miliardi di euro e rappresenta il 7% di tutte le importazioni di greggio cinesi.

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Chiusura negativa per le borse cinesi

L'indice Shanghai Composite ha terminato la seduta in calo dell'1,3% a quota 2.744.07 punti mentre lo Shenzhen Composite ha chiuso a -2%. Secondo gli analisti di Credit Suisse l'atteggiamento ambiguo del governo sulle agevolazioni politiche e l'outlook sullo yuan restano le principali preoccupazioni per gli investitori.

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Giappone: BoJ non unanime su flessibilità rendimenti

I membri del consiglio della Banca del Giappone sono divisi sulla maggiore flessibilità nella politica monetaria ultraespansiva decisa nella riunione del 30-31 luglio. La BoJ non ha modificato i tassi di interesse a lungo termine, mentenendoli intorno allo zero, ma ha annunciato che consentirà una maggiore oscillazione del tasso sui decennali, che comunque oscillerà intorno allo zero secondo la strategia complessiva di "controllo della curva dei rendimenti" introdotta due anni fa in aggiunta a quella di massicci acquisti di bond e altri asset.

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Dazi: dal 23 agosto nuove tariffe per 16 miliardi di importazioni cinesi

L'amministrazione Trump ha deciso di imporre nuovi dazi del 25% su 279 prodotti importati dalla Cina per un valore pari a 16 miliardi di dollari. Le imposizioni si aggiungono a quelle introdotte il 6 luglio, sempre del 25%, per un valore di 34 miliardi di dollari. Secondo l'amministrazione statunitense queste misure punitive sono state imposte in risposta a "pratiche commerciali sleali della Cina, come trasferimenti forzati di tecnologia e diritti di proprietà intellettuale", e potrebbero essere estese ad altri 200 miliardi di prodotti. Attesa ora la risposta di Pechino.

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