Piazza Affari tocca i minimi da marzo 2017. FTSE MIB -1,84%

11/10/2018 17:45:46

Piazza Affari tocca i minimi da marzo 2017. FTSE MIB -1,84%.


Mercati azionari europei in netta flessione. Wall Street negativa: a ridosso della chiusura delle borse europee S&P 500 -1,1%, Nasdaq Composite -0,6%, Dow Jones Industrial -0,9%. A Milano il FTSE MIB ha terminato a -1,84%, il FTSE Italia All-Share a -1,80%, il FTSE Italia Mid Cap a -1,43%, il FTSE Italia STAR a -2,30%.

Per quanto riguarda i dati macroeconomici della giornata, negli USA a settembre l'indice grezzo dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,1% rispetto ad agosto risultando inferiore alle attese degli analisti e alla rilevazione precedente entrambe pari a +0,2%. Su base annuale l'indice si è attestato al 2,3%, in calo rispetto ad agosto (+2,7%) e inferiore al consensus (+2,4%). L'indice Core (esclusi energetici ed alimentari) è cresciuto dello 0,1% rispetto al mese precedente (consensus +0,2%). Su base annuale l'indice e' salito del 2,2% pari alla rilevazione precedente (consensus +2,3%). L'EIA (Energy Information Administration) ha comunicato che, nella settimana terminata lo scorso 5 ottobre, le scorte di petrolio negli USA sono aumentate di 5,987 milioni di barili. Le stime degli analisti erano fissate su un incremento pari a 2,620 milioni di barili. Negli USA le nuove richieste di sussidi di disoccupazione nella settimana terminata il 5 ottobre si sono attestate a 214 mila unità, superiori sia alle attese fissate a 211 mila unità che ai 207 mila unità della settimana precedente.

Petroliferi molto deboli in scia all'arretramento del greggio, sceso fin sui minimi da fine settembre. Il future dicembre sul Brent si è avvicinato a quota 80,70 $/barile (da oltre 85 ieri mattina), il future novembre sul WTI a 71,10 $/barile circa (da 75). A Milano Tenaris (-4,22%), Saipem (-3,25%), Eni (-2,75%). I dati sulle scorte di petrolio USA settimanali dell'American Petroleum Institute (API) e dell'Energy Information Administration (EIA) hanno evidenziato incrementi consistenti e superiori alle attese, circostanza che ha sicuramente penalizzato la domanda di greggio (e di conseguenza il prezzo).

Male assicurativi e risparmio gestito con UnipolSai (-4,04%), Azimut Holding (-3,69%), Unipol (-3,63%), Banca Mediolanum (-2,88%), Banca Generali (-2,99%) e soprattutto Anima Holding (-8,28%).

I titoli del settore lusso perdono ulteriore terreno dopo il forti cali di ieri in scia al report di Morgan Stanley. Moncler (-1,42%) resta sotto pressione dopo il -10,85% di ieri, male anche Salvatore Ferragamo (-3,38%), Tod's (-3,60%), Geox (-2,82%).

I bancari prendono la via del ribasso nel finale dopo una seduta caratterizzata da una discreta resistenza nonostante il rendimento del BTP decennale in ascesa al 3,58% e lo spread sul Bund a 305 bp. Consistenti rialzi dei rendimenti soprattutto nell'asta odierna. L'agenzia di rating Fitch ha affermato che i nuovi obiettivi di deficit inseriti nel Documento di Economia e Finanza confermano quella politica fiscale più espansiva che l'agenzia temeva quando, alla fine di agosto, ha deciso di abbassare a negativo l'outlook sul merito di credito BBB- dell'Italia. L'indice FTSE Italia Banche chiude a -2,06%. In rosso Intesa Sanpaolo (-2,47%), FinecoBank (-2,30%), UniCredit (-1,78% a 11,9380 euro) nonostante Santander che ha avviato la copertura sul titolo con raccomandazione buy e target a 16,80 euro. Banca Carige (-6,12%) in forte calo dopo che Fitch ha tagliato il rating a CCC+ da B-.

STMicroelectronics (+1,98% a 14,41 euro) rimbalza dopo aver testato i supporti statici a 13,70/14,00 euro. Il titolo ieri era stato penalizzato, come tutti quelli del settore europeo, dall'annuncio della svizzera VAT Group (-10,34% ieri, oggi -0,6%), fornitore di macchinari per l'industria dei semiconduttori, che ridurrà l'orario di lavoro nello stabilimento di Haag almeno fino alla fine del 2018 a causa della debole domanda proveniente dai clienti.

Telecom Italia (-0,24%) limita i danni: negli ultimi giorni si è tornati a parlare della cessione di Persidera (rinviata per ora, ma secondo gli ultimi rumor prossima a una chiusura entro ottobre grazie alla presenza di due proposte concorrenti da iSquare e RaiWay), della eventuale valorizzazione di quote di Inwit, della possibile cessione di Sparkle e forse anche dell'acquisizione di Nextel in Brasile.

Biesse (+4,89% a 25,30 euro) in netto rialzo: Banca IMI riduce il target da 50,50 a 42,10 euro a seguito di una revisione al ribasso della stima sui ricavi 2018. La raccomandazione resta buy dato che il target, seppur ridotto, resta molto al di sopra dei prezzi attuali.

Nuova pesante flessione per Astaldi (-19,39% a 0,5655 euro) dopo l'affondo di ieri, quando la società ha smentito le indiscrezioni del Sole 24 Ore relative a una spaccatura all'interno del cda sulla gestione del salvataggio del gruppo delle costruzioni. Si attende ora la decisione del Tribunale di Roma in merito alla "domanda di concordato preventivo con riserva, prodromica al deposito di una proposta di concordato preventivo in continuità aziendale". Intanto MF scrive che i creditori sono impegnati nella non semplice scelta dell'advisor, dopo che il mandato a Rothschild è scaduto con la domanda di concordato. Prima della correzione partita dai massimi di ieri Astaldi aveva messo a segno un rimbalzo dal minimo storico del 2 ottobre (0,41 euro) pari a oltre il 126%, grazie al possibile intervento di Salini Impregilo e alle indiscrezioni di MF su un'ipotesi di intervento più corposo per il salvataggio del gruppo (finora alla scorsa settimana stimato in 1,5 miliardi di euro) e pari ad almeno 2 miliardi, comprendente un aumento di capitale vicino ai 600 milioni di euro (contro i 400 dei precedenti rumor).

Pierrel (+0,96%) vanifica quasi per intero il cospicuo rialzo visto in avvio in scia ai buoni dati al 30 settembre. I ricavi si sono attestati a 13,4 milioni di euro, +36% a/a, l'EBITDA a +1,5 milioni da -0,4 milioni un anno fa, l'utile netto consolidato a circa 50mila euro, poca cosa in assoluto ma in netto miglioramento rispetto alla perdita netta di 4,2 milioni al 30 settembre 2017 (peraltro influenzata per circa 3,2 milioni da oneri non ricorrenti). Migliorano anche la situazione finanziaria e di liquidità: l'indebitamento netto è pari a circa 6,0 milioni, da 11,7 milioni a giugno e 11,4 milioni a fine 2017, mentre disponibilità liquide e mezzi equivalenti ammontano a 6,5 milioni, da 1,9 milioni a fine anno scorso. Il cda ha confermato i target 2018 indicati a inizio anno: ricavi a 19,3 milioni ed EBITDA a 1,8 milioni.

Si annulla l'ampio rialzo evidenziato fino a inizio pomeriggio da Fiera Milano (invariata). Il titolo sale in scia alla notizia della concessione alla Fondazione Fiera Milano (azionista di controllo di Fiera Milano con oltre il 62%) di due finanziamenti per complessivi 115 milioni di euro: uno da 40 milioni da parte della BEI (Banca Europea per gli Investimenti) e uno da 75 milioni da parte di un pool bancario coordinato da Intesa Sanpaolo e costituito da Unicredit e BPM. Nell'operazione Banca IMI (Gruppo Intesa Sanpaolo) ha svolto il ruolo di Mandated Lead Arranger e di Banca Agente. I fondi verranno utilizzati per sostenere il "Programma di Investimenti strutturali"..."dedicato al potenziamento della competitività e della sostenibilità del sito fieristico-congressuale milanese, già posizionato a livelli di leadership internazionale, in attuazione del Piano Industriale 2018 – 2020 deliberato da Fondazione Fiera lo scorso novembre 2017".

Simone Ferradini - www.ftaonline.com