L'Angolo del Trader

11/01/2019 09:04:38

Azimut Holding perde terreno all'indomani della pubblicazione dei dati sulla raccolta a dicembre, risultata pari a 163 milioni di euro. Si tratta di un valore deludente secondo alcuni analisti e in netto calo rispetto ai 356 milioni di novembre e molto peggio se confrontati con i 926 milioni di dicembre 2017 (circa 700 milioni al netto delle acquisizioni). Il titolo e' vicino a supporti molto rilevanti, che potrebbero dimostrarsi determinanti per mantenere vive le speranze di un rimbalzo. Azimut e' infatti sceso con i minimi a 9,25 della settimana terminata il 28 dicembre (min del 10 gennaio a 9,984), una bella candela a forma di "martello", a testare con precisione millimetrica il 78,6% di ritracciamento del rialzo dai minimi di settembre 2011, livello praticamente allineato con i massimi del 2010. Questa percentuale di ritorno e' l'ultima della scala dei ritracciamenti di Fibonacci alla quale appellarsi per evitare un ritorno del 100%, ovvero, in questo caso, ribassi fino ai 3,95 euro (c'e' un supporto intermedio a 7,50 circa, linea che sale dai minimi di inizio 2009, ma potrebbe non bastare a contenere la discesa in caso di violazione di 9,25). La tenuta del 78,6% di ritracciamento, tra l'altro testato come detto sul grafico settimanale con un "martello" (candela che conferma con la sua comparsa l'importanza del supporto toccato), e' pero' solo il primo passo verso un recupero duraturo di un trend positivo, che necessita del superamento di resistenze chiave per trovare conferme. Di positivo c'e' il fatto che anche in termini di onde di Elliott con i minimi di dicembre potremmo ipotizzare il termine di una fase ribassista e quindi l'avvio di un rialzo ampio: la discesa dal picco del maggio 2015 sarebbe la A di una terna correttiva, il rialzo fino al top di maggio meta' 2017 (bell'esempio di "hanging man" sul grafico settimanale) la onda B, la discesa fino ai minimi di dicembre 2018 la C (in nota la conta dettagliata). Dopo questo ABC nella peggiore delle ipotesi potremmo attenderci una |B| rialzista di ordine superiore (l'ABC sarebbe quindi solo la |A| di una terna piu' complessa), nella migliore la ripresa del trend rialzista di lungo periodo, quello visto dai minimi del 2009. La ricopertura del gap ribassista del maggio 2018, a 16 euro, potrebbe rappresentare un target conservativo per il rimbalzo. Oltre quei livelli resistenze a 18 e 22 euro almeno. Sotto i 9 euro le ipotesi di rialzo di medio lungo periodo verrebbero negate, rischio di cali verso i 4 euro. Su Azimut Megatrader (www.megatrader.it) ha posizione "long" dall'8 gennaio acquisita a 10,38 euro. Il titolo ha valutazione 5 stelle su un massimo di 5, tendeza di breve e di medio periodo al rialzo, quella di lungo termine per il momento ancora neutrale (da ribassista).

UniCredit sotto i riflettori: secondo indiscrezioni di stampa advisor di Banca Carige, governo e autorità e stanno premendo sull'istituto guidato da Jean Pierre Mustier per convincerlo ad ad acquisire la banca ligure commissariata a inizio anno dalla BCE. UniCredit avrebbe già respinto più volte gli inviti ma, se questi si ripetessero, alla fine difficilmente potrà tirarsi indietro. Sempre secondo indiscrezioni Mustier potrebbe però acconsentire solo a parità di condizioni con l'intervento di Intesa Sanpaolo nelle banche venete di un anno e mezzo fa: l'acquisizione di BP Vicenza e Veneto Banca avvenne a un prezzo simbolico di 1 euro e con un contributo pubblico di circa 5,2 miliardi di euro più garanzie pubbliche per 1,5 miliardi (il titolo Intesa scattò al rialzo in quell'occasione). La situazione è ancora molto fluida dato che all'interno del governo Lega e M5S preferirebbero altre soluzioni, mentre il ministro dell'Economia Giovanni Tria spinge per un'aggregazione al fine di evitare la ricapitalizzazione precauzionale da parte dello Stato. Intanto i commissari stanno elaborando il nuovo piano industriale che dovrebbe essere pronto per fine febbraio: il piano farà chiarezza sull'appetibilità di Carige e anche in vista di un'eventuale ritorno in scena dell'azionista di riferimento Malacalza. Ricordiamo che il commissariamento di Carige è stato deciso dalla BCE a seguito del fallimento dell'aumento di capitale da 400 milioni di euro causato proprio da Malacalza e motivato con la scarsa chiarezza della strategia del management. L'analisi del grafico di UniCredit evidenzia il corposo movimento ribassista partito a fine aprile (quasi -50% da allora) e il conseguente avvicinamento al minimo assoluto dell'estate 2016 a 8,5342 euro. L'eventuale violazione del minimo di fine 2018 a 9,5440 riattiverebbe la flessione verso 9,30 in prima battuta e quindi in direzione di 8,5342. Segnali di forza in caso di perentorio superamento di 10,50/10,60 per 11,50/11,60, linea che conduce il ribasso, e 11,80/11,90, ostacoli statici decisivi in ottica di breve/medio periodo (obiettivi a 13,50 e 14,30).

Autogrill torna a crescere dopo la pausa. Ieri il Sole 24 Ore ha rilanciato le ipotesi di un interesse della società italiana per le attività di catering di Elior. Il gruppo francese, che gestisce gli importanti servizi per Trenitalia, punterebbe a valorizzare i propri asset più di un miliardo di euro. La scadenza per le offerte sarebbe stata fissata per la metà di gennaio e i Autogrill sarebbe l'unico soggetto industriale in gara, mentre al dossier sarebbero interessati i grandi fondi di private equity Blackstone, Carlyle, KKR e Lonestar. Da un punto di vista grafico Autogrill dovrà lasciarsi alle spalle gli ostacoli a 7,80 per prolungare la reazione partita dai supporti in area 7 in direzione di 8 euro circa. Conferme sopra questo riferimento permetterebbero un test dal basso della media mobile a 100 giorni passante da 8,40 circa. Target successivo a 8,90 circa, quota pari al 38,2% di ritracciamento del ribasso partito a dicembre 2017 e massimi praticamente allineati di ottobre e novembre. Sotto area 7 rischio di cali verso 6,80 circa, minimo di giugno 2016, poi via libera verso 6 euro, bottom del 2016.

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