Italia, anno in salita per l'economia, che farà la borsa?

12/01/2019 16:25:11

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Italia, anno in salita per l'economia, che farà la borsa? I primi dati macro usciti nel 2019, molti dei quali in realta' relativi agli ultimi mesi del 2018, dipingono un quadro a tinte fosche per l'economia italiana. L'Istat ha comunicato l'11 dicembre che a novembre 2018 l'indice destagionalizzato della produzione industriale è sceso dell'1,6% rispetto a ottobre. Nella media del trimestre settembre–novembre 2018 il livello della produzione registra una flessione dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti. Corretto per gli effetti di calendario, a novembre 2018 l'indice è diminuito in termini tendenziali del 2,6% (i giorni lavorativi sono stati 21 come a novembre 2017). Tiene solo l'agroalimentare, cresciuto del 2,7%, mentre crolla l'auto, -19,4%, su base annuale e -8,6% su base mensile (-5,1% il calo nei primi 11 mesi del 2018).

Male anche l'energia, classico termometro dello stato dell'economia, -4,2% il dato corretto per gli effetti di calendario. Ma l'Italia non e' la sola in difficoltà: Germania -1,9% su base mensile, Francia -1,3%, Spagna -1,5%, Gran Bretagna -0,4%. In questo caso tuttavia mal comune non fa mezzo gaudio: è noto quando la Germania ha un raffreddore a noi viene l'influenza, un rallentamento globale è sempre una cattiva notizia per l'Italia che è, in termini di crescita, l'ultimo vagone del treno europeo. I settori italiani di attività economica con variazioni tendenziali positive sono le industrie alimentari, bevande e tabacco (+2,7%), la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+1,3%) e le altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (+1,1%).

Le maggiori flessioni si rilevano, viceversa, nell'industria del legno, della carta e stampa (-10,4%), nell'attività estrattiva (-9,7%) e nella fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-6,7%). Del resto nel terzo trimestre del 2018 il Pil italiano era risultato negativo dello 0,1% (primo segno meno dopo 4 anni), quello della Germania dello 0,2%, il dato sulla produzione industriale quindi non stupisce più di tanto.

Il dato sulla produzione industriale fa temere che anche il Pil dell'ultimo trimestre sarà negativo: due trimestri consecutivi di calo = recessione tecnica. Una bella stangata per il governo gialloverde, che avrebbe come uno dei primi risultati quello di avere fatto tornare il Paese in recessione (ovviamente non è così, le dinamiche messe in moto dal nuovo governo devono ancora fare sentire i loro effetti, ma da un punto di vista mediatico è difficile spiegare la differenza tra causa ed effetto). Secondo il governo l'Italia potrebbe crescere dell'1% nel 2019, ma non ufficialmente si spera in un più realistico 0,4/0,5%, un valore inferiore alle stime di Ocse e Fmi attorno allo 0,9% (ma che saranno probabilmente riviste al ribasso).

Goldman Sachs prevede schiettamente un +0,4%. Ma la corsa ad ostacoli è lunga, a cominciare dalla Brexit per proseguire con la guerra dei dazi tra Usa e Cina e il mutato atteggiamento della Bce, che ha messo fine al QE (in realtà il portafoglio esistente continuerà ad essere rinnovato, ma per i mercati non sarà la stessa cosa di quando c'era l'ombrello di Francoforte aperto).

Ovviamente se il Pil si fermasse solo allo 0,4% sarebbe impossibile rispettare gli impegni presi con Bruxelles senza fare scattare le clausole di salvaguardia. Che effetto potrebbe avere un'Iva al 25% sull'economia? Senza una improbabile correzione di rotta l'imposta che attualmente è al 10% salirebbe al 13% nel 2020 e quella ordinaria, che è al 22%, potrebbe salire al 25,2% nel 2020 e al 26,5% nel 2021.

Il Codacons ha calcolato un aggravio di 1200 euro per famiglia, una vera e propria catastrofe per l'economia: la risposta ad un aumento dell'Iva è quella di tagliare gli acquisti, con i consumi che potrebbero calare di 27/28 miliardi. Il dato sulla fiducia di consumatori ed imprese uscito a dicembre non lascia spazio a dubbi, il rallentamento è già cominciato, difficile fermarlo.

La fiducia dei consumatori è scesa a 113,1 da 114,7, il livello più basso da agosto del 2017, quella delle imprese scende a 99,8, minimo dal dicembre del 2016. il clima economico scende a 129,4 da 131,5, quello personale a 107,0 da 108,9, il clima corrente a 110,0 da 111,5 e il clima futuro a 116 da 118,7. Attualmente per la situazione attuale del paese i pessimisti superano gli ottimisti di quasi 60 punti e per la situazione futura di circa 13 punti. A novembre del 2018 il surplus commerciale si dovrebbe fermare ad una cifra di circa 3355 milioni, un netto calo dai 4626 milioni del novembre 2017.

Inutile sperare nella manovra per vedere risalire la crescita: il presidente dell'Ufficio parlamentare di Bilancio, Giuseppe Pisauro, ha parlato di misure recessive riferendosi a quelle contenute nella legge di bilancio. Il reddito di cittadinanza ad esempio avrà un moltiplicatore di 0,4, ovvero il ritorno per ogni euro speso nella manovra sarà solo di 40 centesimi. La inevitabile crescita del rapporto debito/Pil (il debito continua ad aumentare e il Pil è destinato a scendere) potrebbe tornare a mettere sotto pressione lo spread tra Btp e Bund, che in definitiva è sceso dai massimi ma rimane comunque al di sopra dei 250 punti base, una cifra che da sola basta a fare aumentare il costo dei finanziamenti (è stato calcolato che l'effetto sul costo del debito pubblico potrebbe essere fino a 11,5 miliardi di euro in più nei prossimi 5 anni per le emissioni che si sono viste da quando lo spread è tornato ad aumentare, una spesa totalmente improduttiva).

E' possibile che i mercati aspettino il risultato delle elezioni europee prima di muoversi, ma a meno di miracoli, ad esempio una Fed che decide di abbassare i tassi invece di alzarli, improbabile, e una rapida risoluzione della guerra dei dazi, che è però solo possibile se la situazione dell'economia cinese è peggio di quello che viene detto ufficialmente (messi alle strette i cinesi potrebbero accontentare gli Usa per poi cercare una vendetta in futuro se e quando torneranno un una situazione di forza), una condizione che non sarebbe certo di aiuto alla crescita globale.

Il confronto tra l'andamento del Pil dal 2000 ad oggi e dell'indice Ftse Mib per lo stesso periodo non lascia spazio a dubbi, le due curve sono strettamente correlate. Il Pil è tornato nel 2018 sui livelli che aveva raggiunto tra il 2010 e il 2012, proprio come ha fatto la borsa, ed adesso, a meno di una crescita del primo, che come è detto è di poco probabile realizzazione, anche per la borsa sarà molto difficile superare i massimi del 2009 e del 2015 uscendo quindi dalla prolungata fase laterale in cui è imprigionata.

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