Asia-Pacific in ribasso. A Tokyo il Nikkei 225 perde lo 0,31%

04/07/2018 08:20:02

Dopo una sessione abbreviata (vigilia dell'Indipendence Day) in declino per Wall Street (peggiore dei tre principali indici Usa il Nasdaq, deprezzatosi martedì dello 0,86%), alla riapertura degli scambi in Asia la tendenza è stata maggiormente contrastata anche se complessivamente in negativo, come confermato dalla perdita, seppure moderata, dell'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, già scivolato martedì sui minimi dalla fine di settembre. Mentre lo yuan recupera terreno dopo il recente indebolimento, a tenere banco sono sempre le tensioni commerciali innescate dalla guerra sui dazi voluta da Donald Trump. Guerra che, secondo Fitch, potrebbe avere un impatto di 2.000 miliardi di dollari su scala globale. Il mercato non crede in un dietrofront in extremis da parte degli Usa, con nuove tariffe su 34 miliardi di dollari di merci cinesi che dovrebbero entrare in vigore venerdì 6 luglio.

Sul fronte valutario, il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci principali monete, è in marginale declino dopo avere perso lo 0,50% martedì e il parallelo rafforzamento dello yen sul biglietto verde contribuisce a frenare la piazza di Tokyo: il Nikkei 225 chiude infatti in ribasso dello 0,31% (segno opposto per l'indice più ampio Topix, che limita comunque allo 0,03% il suo apprezzamento). Tra i singoli titoli da segnalare il crollo intorno al 6% di titoli di aziende legate alla produzione di chip come Smc e Advantest. Performance dovuta alla sentenza avversa incassata in Cina da Micron Technology (peggior titolo del Nasdaq martedì, con un declino del 5,51%): l'azienda dell'Idaho non potrà per lo meno temporaneamente vendere 26 prodotti, memorie Ram e Nand comprese, nell'ex Celeste Impero. Sul fronte macroeconomico, Yutaka Harada, membro del board della Bank of Japan (BoJ), ha confermato le aspettative per un'uscita lenta dall'aggressivo programma di allentamento monetario dell'istituto centrale nipponico, dichiarando che un innalzamento rapido dei tassi d'interesse danneggerebbe gravemente le istituzioni finanziarie.

Le rassicurazioni di martedì della People's Bank of China hanno contribuito al recupero della valuta di Pechino (scivolata ai minimi dall'agosto 2017 sul dollaro nella precedente sessione), ma scarso è l'impatto sui corsi azionari. A circa un'ora dallo stop alle contrattazioni Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 sono infatti in declino di circa lo 0,80% e di oltre l'1% rispettivamente, contro la flessione intorno all'1,70% dello Shenzhen Composite. Male anche Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in contrazione di oltre l'1% (fa anche peggio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, il cui declino è di circa l'1,50%). Il Kospi di Seoul è in ribasso di circa lo 0,20% mentre è dello 0,43% il deprezzamento dell'S&P/ASX 200 in chiusura.

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