Asia-Pacific in netto rialzo. Il Nikkei 225 guadagna l'1,00%

03/12/2018 08:20:37

Dopo una positiva chiusura d'ottava per Wall Street (i tre principali indici Usa si erano allineati venerdì intorno a un guadagno dello 0,80%), alla riapertura degli scambi in Asia la tendenza rialzista prosegue e si consolida a fronte del balzo del 5% dei future sul petrolio a Londra e New York in scia all'apertura di Arabia Saudita e Russia per nuovi tagli alla produzione su cui potrebbe essere siglato un accordo nel meeting dell'Opec in settimana a Vienna. L'intesa tra Mosca e Riyadh raggiunta a margine del G20 di Buenos Aires passa però in secondo piano rispetto a quella tra Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping. L'accordo bilaterale tra Pechino e Washington avrà come primo effetto il rinvio del previsto aumento delle tariffe commerciali su 200 miliardi di dollari di merci made in China. Il rincaro (dall'attuale 10% al 25%) era originariamente previsto per l'inizio del 2019 ma Trump ha accettato di prorogarlo per 90 giorni. Periodo in cui Usa e Cina lavoreranno a un vero e proprio accordo che possa davvero archiviare la guerra commerciale. Spinta rialzista sui mercati dell'Asia che si concretizza in un netto progresso dell'1,80% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario lo yuan guadagna circa lo 0,70% sul dollaro Usa e il parallelo moderato apprezzamento dello yen sul biglietto verde non impedisce a Tokyo di beneficiare degli effetti del raffreddamento della guerra commerciale: il Nikkei 225 segna infatti un rialzo dell'1,00% in chiusura (fa anche meglio l'indice più ampio Topix, apprezzatosi dell'1,30%). Sul fronte macroeconomico, la lettura finale dell'indice Pmi del Giappone stilato da Markit/Nikkei segna per novembre un declino a 52,2 punti dai 52,9 punti di ottobre (52,5 punti in settembre). Il dato è stato però rivisto al rialzo dai 51,8 punti preliminari. La spesa in conto capitale delle aziende del Giappone ha invece registrato una crescita del 4,5% annuo nel terzo trimestre, in decisa frenata rispetto all'incremento del 12,8% del secondo e sotto all'8,5% atteso dagli economisti.

Ulteriore recupero seppure marginale in novembre per l'attività manifatturiera di Pechino: il Pmi della Cina elaborato da Markit/Caixin è infatti salito nel mese appena chiuso a 50,2 punti dai 50,1 punti di ottobre, contro il calo a 50,0 punti del consensus di Reuters. A fine seduta Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 guadagnano il 2,57% e il 2,78% rispettivamente, mentre è del 3,34% il rally dello Shenzhen Composite. Molto bene anche Hong Kong: a circa un'ora dallo stop agli scambi l'Hang Seng è infatti in crescita di circa il 2,50% (e la performance è appena peggiore per l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, che guadagna intorno al 2,30%). A Seoul è stato invece dell'1,67% l'apprezzamento del Kospi, mentre a Sydney l'S&P/ASX 200 ha segnato un rialzo dell'1,80% in chiusura.

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