Volatilità e spread, due facce della stessa medaglia. Quanto e' alta la febbre per l'Italia?

Volatilità e spread, due facce della stessa medaglia. Quanto e' alta la febbre per l'Italia?

Italia e Germania fanno parte della stessa area economica, dovrebbero quindi avere rendimenti dei titoli di stato simili, i rendimenti sui titoli a 10 anni italiani sono invece molto simili a quelli americani. Gli Stati Uniti sono pero' molto piu' avanti dell'area euro sul "quadrante" del ciclo economico, la loro e' una situazione di espansione ormai matura, come testimonia il fatto che i tassi stanno salendo ormai dal dicembre 2015 (otto rialzi da allora, mentre l'aumento precedente risaliva al giugno 2006) mentre in Europa forse inizieranno a farlo nel 2019. 

Le motivazioni per le quali i rendimenti dei titoli italiani sono piu' elevati di quelli tedeschi sono note, e sono riassunte brutalmente nel rating del debito pubblico: per l'Italia le agenzie S&Poor's, Moody's e Fitch hanno rispettivamente un giudizio BBB, un Baa2 e un BBB, le stesse agenzie per la Germania hanno un rating AAA, Aaa e AAA (per gli USA, nonostante tutte le criticita' imposte dei deficit gemelli, sono AA+, Aaa e AAA). 

Il maggior premio per il rischio che devono pagare i Btp rispetto ai Bund non e' tuttavia dovuto a fattori astratti e intangibili, e' reso molto concreto dal maggior valore della volatilita' relativa ai singoli mercati. La volatilita' storica, valore che permette di misurare la dispersione dei valori registrati rispetto ad un prezzo medio di una attivita' finanziaria definito il periodo di osservazione considerato, o per dirla piu' semplicemente quantifica l'ampiezza della variazione dei prezzi di uno strumento finanziario in un determinato periodo passato, e che viene assunta come misura del rischio, e' attualmente, calcolandola a 3 mesi, al 10,9% circa, e' al 3,7% per il Bund e al 3,2% per i decennali statunitensi. 

A maggio, quando lo spread Btp-Bund era a 120 punti base circa, la volatilita', sempre calcolata a 3 mesi, era al 5,8% per il Btp, al 3,9% per il Bund e al 3,4% per il TNote Usa. Nel trimestre tra giugno e a agosto la volatilita' storica aveva avuto una impennata per tutti e tre i mercati, salendo al 14,7% circa per il mercato italiano, al 4,65% per quello tedesco a al 4,10% per quello statunitense. La volatilita' maggiore e' la ragione del sovrapprezzo che l'Italia paga rispetto agli altri mercati (maggiore rischio=maggiore costo), ma ovviamente il suo andamento e' la risultante dall'andamento del mercato, o meglio della variabilita' delle oscillazioni, in altre parole e' il termometro che misura la febbre e non il virus che scatena la malattia. 

E' tuttavia interessante notare come il valore dello spread Btp-Bund non sia figlio di valutazioni puramente qualitative ma derivi dal "prezzo" del maggior rischio statistico, e quindi misurabile, che caratterizza il nostro mercato. Lo spread Tnote-Bund e' infatti al momento a 270 punti base circa, con il rendimento dei decennali Usa al 3,05% e quello sui titoli tedeschi allo 0,34% circa, quindi lo spread 305-34=271 punti base non fa altro che riflettere il differenziale dei rendimenti, senza nessun sovrapprezzo. 

E' possibile fare previsioni sull'andamento della volatilita'? Probabilmente no, almeno non con gli strumenti tradizionali dell'analisi grafica, quello che si osserva pero' e' che la volatilita' tende a convergere sempre verso una sua media mobile (nel caso in esame la volatilita' come detto e' calcolata a 3 mesi e la media mobile e' standard a 200 giorni). In questo momento la volatilita' sul Btp e' storicamente abbastanza alta, e comunque al di sopra della sua media mobile, che vale il 9,8% circa, nel breve termine e' quindi piu' probabile un suo ridimensionamento che un ulteriore aumento. 

Nel lungo termine tuttavia, dal momento che anche la media mobile e' in un trend crescente, e' possibile che dopo una fase di calo la volatilita' (e quindi anche lo spread), tornino a crescere. Solo una discesa della "febbre" al di sotto del 8,3/8,4% circa, che dovrebbe corrispondere ad uno spread stabilmente al di sotto dei 250 punti base, dovrebbe indicare che la malattia e' ormai in via di guarigione.