Tobin Tax

Con il termine Tobin Tax viene indicata la tassa proposta nel 1972 dall'economista premio Nobel, James Tobin, che fu tra i primi ad avanzare l’idea di un prelievo sulle transazioni finanziarie. La Tobin tax è tornata al centro del dibattito economico durante la crisi attraversata dall'Eurozona tra la fine del precedente decennio e l'inizio dell'attuale.


In un articolo apparso sul Der Spiegel il 2 settembre 2001, dal titolo "Abusano del mio nome", Tobin spiegava come l'imposta sugli scambi internazionali da lui proposta dovesse servire per diminuire le fluttuazioni dei tassi di cambio, prelevando una piccola aliquota (mezzo punto percentuale) ad ogni cambio da una valuta ad un'altra, e scoraggiando la speculazione. Tobin era meno interessato alla destinazione dei proventi della tassa (lui proponeva di conferire il ricavato alla Banca Mondiale) in quanto tali ricavi rappresentavano solamente un sottoprodotto sulla cui destinazione dovevano poi decidere i vari governi.

Nello stesso articolo Tobin spiegava che già John Maynard Keynes nella sua opera "Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta" avanzava l’idea di un’imposta sul profitto con l’obiettivo di legare durevolmente gli investitori alle loro azioni di borsa. Tobin rilanciò nelle “Janeway Lectures” a Princeton l’idea di Keynes in una nuova veste, sotto forma di un’imposta volta a colpire in lieve misura le transazioni sui mercati valutari con l’obiettivo di stabilizzarli mediante la penalizzazione delle speculazioni a breve termine: si era all'inizio degli anni '70, all'indomani dell'abolizione degli accordi di Bretton Woods, accordi che fino a quel momento avevano garantito la parità dollaro/oro e limitate oscillazioni dei tassi di cambio.

L'ipotesi di adozione della Tobin Tax ha generato un ampio di battito a livello internazionale, con USA, Inghilterra, Olanda, Cina e Giappone contrari, mentre nel resto d'Europa ci sono stati tentativi di introduzione. In Svezia la tassa venne introdotta addirittura nel 1984 per poi essere abolita nel 1991 a causa dei pessimi risultati generati. Nel 2011 la Commissione Europea presentò un progetto per l'introduzione della Tobin Tax al fine di armonizzare le diverse forme di tassazione sulle transazioni finanziarie presenti in alcuni stati membri dell'Unione: non si è ancora giunti a un accordo ma la discussione sul tema è ancora aperta. In Italia la Tobin Tax è in vigore dal 2013 e colpisce il "trasferimento della proprietà di azioni e di altri strumenti finanziari", con un'aliquota dello 0,2%, ridotta allo 0,1% in caso di trasferimenti che avvengono in mercati regolamentati.

L'aliquota si applica al valore della transazione, inteso come "saldo netto delle transazioni regolate giornalmente relative al medesimo strumento finanziario e concluse nella stessa giornata operativa da un medesimo soggetto, ovvero il corrispettivo versato": ne consegue che in caso di operazioni di acquisto e successiva vendita (o viceversa) chiuse in giornata la Tobin Tax non viene applicata. La tassa colpisce anche i derivati sui suddetti strumenti "in misura fissa, determinata con riferimento alla tipologia di strumento e al valore del contratto". Sono escluse dalla tassa le transazioni su mercati regolamentati aventi per oggetto azioni di società con capitalizzazione inferiore a 500 milioni di euro (media del mese di novembre dell'anno precedente).