Tecnologici, l’Intelligenza Artificiale agita il settore dei chip

Un rally senza precedenti ha proiettato l’indice statunitense dei titoli tecnologici Nasdaq 100 a un passo dai 5.900 punti, moltiplicando per cinque il valore che il paniere aveva a inizio 2009. Una corsa continua incoraggiata dalle promesse dell’Internet of Things, ossia dalla prospettiva di un mondo sempre più interconnesso e digitalizzato, con auto che si guidano da sole e applicazioni casalinghe o interi stabilimenti industriali gestibili online. Il montare dei prezzi e l’avvio di una delle manovre restrittive della Fed hanno però incoraggiato i dubbi sulla tenuta del trend e ogni scossone delle quotazioni ha fatto temere l’avvio di ripiegamenti più profondi. A metà giugno la CNBC notava che più di un quarto del paniere dell’ETF Technology Select Sector SPDR ETF (XLK) era in correzione, ossia aveva perso almeno il 10% dai massimi. Chiaramente si sono moltiplicate anche le riflessioni sulle tendenze del comparto e sulle società più promettenti.

Ha così trovato sempre più spazio nei commenti la crescente domanda di Intelligenza Artificiale (l’acronimo anglosassone è AI) da parte delle nuove tecnologie. Si tratta della capacità delle macchine di imitare l’intelligenza umana per compiti che vanno dalla comprensione del linguaggio nelle app per i telefonini alla guida automatica di un trattore, dai videogiochi alla chirurgia robotica. E’ emerso che l’evoluzione dei microprocessori attuali rischia di non tenere il passo e che questo potrebbe trasformare l’industria del chip. I segnali sarebbero già tutti visibili. Da un lato ci sarebbe Intel, signora indiscussa delle CPU (central processing unit), i microprocessori sempre più intelligenti dei nostri pc, dall’altro ci sarebbe Nvidia, gigante delle schede grafiche per i videogiochi che potrebbe aver trovato una miniera d’oro nelle nuove applicazioni delle sue GPU (graphics processing unit). Un articolo dell’Economist sull’argomento evidenziava che queste GPU sono composte di una miriade di processori più piccoli che lavorano in parallelo (fino a oltre 3.500 contro i 28 massimi delle CPU) e che quindi, pur essendo sostanzialmente degli “acceleratori” potrebbero essere più adatte delle CPU alla gestione delle montagne di dati elaborate dalle nuove applicazioni. La debolezza delle vendite di CPU contro il balzo delle vendite di GPU si è riflessa così nei risultati e nei prezzi di Wall Street. Nell’ultimo anno Intel ha registrato un calo complessivo dell’1,34%, mentre Nvidia ha quasi triplicato il proprio valore di Borsa. Entrambi i gruppi mantengono notevoli livelli di crescita. Intel ha aumentato dell’8% il giro d’affari nel primo trimestre raggiungendo quota 14,8 miliardi di euro e incrementando gli utili del 45 per cento. Nvidia ha però chiuso il primo quarto del 2017 con un balzo dei ricavi del 48% a $ 1,94 mld e il fondatore e CEO Jensen Huang ha sottolineato proprio l’accelerazione della rivoluzione dell’intelligenza artificiale come motore del successo del gruppo, aggiungendo che le sue GPU per il Deep Learning e l’AI sono “la maggiore forza tecnologica del nostro tempo”. Chiaramente però il quadro è molto più complesso e molto spesso i chip più adatti si misurano sulle singole applicazioni. Per esempio i processori Snapdragon di Qualcomm che brillano nel settore degli smartphone sono composti di hanno una CPU combinata con una GPU e un DSP (digital signal processor) per aumentare la flessibilità del sistema. Nvidia ha triplicato il business delle GPU per i Datacenter, ma delle CPU di Intel lavorano in quasi tutti i pc e server del mondo e difficilmente scompariranno presto. Senza considerare i ruoli di altri grandi attori del settore come ARM, AMD o Xilinx e la molteplicità di combinazioni che si registrano nelle applicazioni per il cloud computing o l’automotive, per l’industria o la domotica.
Permane insomma una complessità notevole, anche se il mercato effettua di continuo le proprie scelte e l’andamento dei titoli più importanti del comparto dei chip dimostra infatti performance diverse.

Nel grafico di Intel si osserva la pericolosa vicinanza al supporto statico a 33,40 dollari circa, minimi allineati di novembre e dicembre 2016. Se questo sostegno dovesse saltare aumenterebbero le probabilità di rivedere le quotazioni in area 30, quota pari al 61,8% di ritracciamento del rialzo partito nell’agosto del 2015. Possibile miglioramento invece solo oltre il massimo di giugno a 36,50 dollari per obiettivi a 37,50 e 38,40, massimi di gennaio e di ottobre 2016.

Prospettive decisamente migliori invece per Nvidia: il titolo si muove sopra la media mobile a 50 giorni, passante dai minimi di inizio mese a 138,60 dollari circa. La reazione avviata dopo l’avvicinamento a questo riferimento, avvalorata dalla presenza di una candela settimanale di tipo “hammer”, potrebbe condurre rapidamente le quotazioni sui record del 9 giugno a 168,50 dollari. Sarà necessaria la rottura di questo livello per rilanciare le prospettive di medio lungo termine verso obiettivi a 189 dollari circa. Sotto 138,60 rischio invece di cali verso area 120, per un test dall’alto della ex resistenza definita dai massimi di dicembre e febbraio.

Advanced Micro Devices (AMD) segue un trend rialzista nel lungo termine e sembra intenzionata ad archiviare la fase correttiva vista nella prima parte dell’anno. Conferme in tal senso però solo in caso di stabilizzazione oltre i massimi di aprile e giugno a 14,70 dollari per obiettivi in prima battuta sui record di inizio anno a 15,55 dollari e successivamente verso target ben più ambiziosi a 19 dollari circa. Sotto i 12 dollari sarà importante invece monitorare il supporto offerto a 9,85 dai minimi di maggio, riferimento critico in ottica temporale più ampia.

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