Tassi Fed e crescita globale, cosa cambia dopo le parole di Powell

Jerome Powell si e' fatto "colomba": il chairman della Federal Reserve (Fed) mercoledi' ha dichiarato che i tassi d'interesse Usa sono attualmente "appena sotto" il livello considerato neutro. Powell ha indicato che un nuovo rialzo in dicembre resta probabile, ma le sue parole lasciano capire che la Fed nel 2019 potrebbe mettere un freno al suo programma di aumenti del costo del denaro. Primi effetti dell'intervento di Powell il calo dei rendimenti dei Treasury Usa e sul fronte valutario il calo del Bloomberg Dollar Spot Index.

Prima di ieri i mercati dei future sui tassi prezzavano 1,6 rialzi nel 2019 oltre a quello gia' dato per scontato di dicembre, quindi un totale di ancora 0,60/0,75 punti base di incremento. Adesso le attese per il 2019 sono scese ad un solo rialzo (fino a poche settimane fa addirittura erano 3 quelli ipotizzati).

Se quindi i tassi verranno effettivamente alzati con la riunione di dicembre, alla Fed restera' poi da decidere, in base ai dati macro, quando e se intervenire ancora nel 2019.

Il Dollar Index prende atto e torna al di sotto di area 97. A 96,30 c'e' la neckline del testa spalle ribassista disegnato dal top di fine ottobre. La violazione di quei livelli comporterebbe probabilmente anche quella della trend line che sale dai minimi di aprile e della media esponenziale a 100 giorni, a 95,55. A quel punto potrebbe iniziare una fase di dollaro calante piu' decisa. Da non dimenticare infatti che il massimo di novembre si e' limitato ad avvicinare, senza nemmeno testarlo, il 61,8% di ritracciamento del ribasso dal top di inizio 2017. La tendenza ribassista di lungo termine resta quindi attiva (solo oltre il 61,8% di ritracciamento il rialzo in atto da febbraio perderebbe i connotati di correzione temporanea della precedente discesa acquistando quelli di una vera e propria inversione in senso rialzista).

La debolezza del dollaro potrebbe mitigare i problemi sia dei paesi emergenti (che in dollari si sono indebitati negli ultimi anni) sia degli stessi Usa, zavorrati dall'annoso problema dei deficit gemelli, in pratica sarebbe una ciambella di salvataggio lanciata ad una crescita mondiale che sta in questo momento annaspando. Quello che sara' interessante capire nei prossimi mesi quindi, sempre che effettivamente il dollaro si deprezzi, sara' se la fase di rallentamento dell'economia ha gia' preso troppo abbrivo per essere fermata, e in quel caso la debolezza del dollaro potrebbe avere effetti contrari a quelli sperati, oppure se il salvagente bastera' per mantenere in vita la fase espansiva piu' lunga di sempre.