Saipem, a cavallo dell’estate le prime udienze

Si torna a parlare di Saipem e delle richieste di risarcimento da parte degli investitori. Dal bilancio della società emerge infatti che il 4 dicembre 2017 ben 141 investitori istituzionali hanno avanzato richieste di risarcimento stragiudiziali per un importo non specificato. La società ha negato ogni contestazione al proprio operato, ma come noto diversi procedimenti legali sono in corso e traggono origine dal profit warning del 29 gennaio 2013 che sarebbe stato emesso (secondo gli accusanti) in ritardo.

Sotto accusa già il comunicato del 24 ottobre 2012 con il quale la trimestrale al settembre dello stesso anno avrebbe diffuso “notizie false - in quanto incomplete e reticenti - concernenti la situazione patrimoniale, economica e finanziaria della società Saipem SpA, ..., idonee a provocare una sensibile alterazione del prezzo delle azioni ordinarie di essa”. 

Ancora più nel dettaglio le indagini della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano conclusesi il 12 marzo 2018 con il riferimento all’ipotesi di illecito amministrativo di cui agli artt. 5, 6, 7, 8, 25-ter, lett. b) e 25-sexies del D.Lgs. n. 231/2001, asseritamente commesso fino al 30 aprile 2013 “per non avere predisposto un modello organizzativo idoneo a prevenire la consumazione” di alcuni reati ipotizzano, tra l’altro, che amministratori e società abbiano esposto nei bilanci d’esercizio consolidato e individuale 2012 di Saipem, approvati dal cda e e dall’assemblea il 13 marzo 2013 e il 30 aprile 2013 rispettivamente “fatti materiali non rispondenti al vero” e non  “non rilevavano, nel costo a vita intera del progetto, extra-costi legati ai ritardi nell’esecuzione delle attività e alle penali da ritardo, ... per complessivi 245 milioni di euro” con i prevedibili effetti su conto economico e situazione patrimoniale del gruppo.

In pratica il calendario prevede adesso un prima udienza di un procedimento connesso al caso (R.G. 58563/2017) il 5 giugno 2018, la prima udienza di un secondo procedimento (R.G. 28177/2017) collegato è prevista per il prossimo 19 luglio 2018. Si tratta solo delle prime battute di procedimenti appena avviati e che potrebbero durare (e durano già da) anni, ma la questione non è esiziale.

Anche perché, va ricordato, la Consob lo scorso 2 marzo 2018 ha accertato la non conformità del bilancio consolidato e d’esercizio al 31 dicembre 2016 e chiesto una sua ripresentazione da parte di Saipem. La Vigilanza in quel caso aveva analizzato svalutazioni per circa 2 miliardi di euro effettuate da Saipem. L’articolata Delibera n. 20324 della Consob evidenziava anche che “almeno in alcuni casi, l'introduzione di elementi discrezionali (c.d. target/contingency) abbia contribuito a far ritenere raggiungibili gli obiettivi del primo anno del piano 2016-19 nonostante il contesto di mercato di riferimento”. Inoltre secondo Consob emergeva chiaramente “il persistere di difficoltà nel business anche tra i mesi di ottobre 2015 e febbraio 2016, difficoltà che assumono rilievo ai fini delle valutazioni condotte a supporto della recuperabilità del valore degli asset per la redazione del bilancio consolidato 2015”.

Altre contestazioni insomma che si aggiungono a quelle che hanno accompagnato il calo del titolo negli ultimi anni dai 50 euro del 2012 ai 3,21 euro di questi giorni fra profit warning, cambi del top management e un aumento di capitale iperdiluitivo da 3,5 miliardi di euro nel contesto di un settore dei servizi all’industria petrolifera messo in crisi dal calo dei prezzi del petrolio (alleviatosi negli ultimi mesi).

Il dovrà dunque affrontare le prime cause sulla supposta discrepanza tra la situazione della società e quanto comunicato al mercato che giungono a giudizio e vedono decine di fondi di investimento pronti a chiedere risarcimenti che verosimilmente potrebbero portare a nuovi impatti sui bilanci di quello che fino a pochi anni fa era considerato un gioiellino dell’industria petrolifera.