Raffica di nuovi record per i mercati azionari asiatici

La lettura relativa a dicembre del Purchasing Managers' Index (Pmi) della Cina elaborato da Markit/Caixin ha messo le ali ai piedi agli indici azionari cinesi nelle prime sedute dell'anno. Il Pmi si è attestato infatti a 51,5 punti contro i 50,8 punti di novembre e a fronte della frenata a 50,6 punti attesa dal consensus di Reuters. A spingere le Borse dell'Asia sono principalmente le società tecnologiche, ben presenti nei due listini cinesi, quello di Shanghai e quello di Shenzen. Prosegue in dicembre anche il recupero del Purchasing Manufacturers' Index (Pmi) nel settore dei servizi in Cina elaborato da Markit/Caixin, dopo il crollo a sorpresa in settembre ai minimi dai 50,2 punti del dicembre 2015. La lettura relativa al mese scorso è infatti per 53,9 punti contro i 51,9 punti di novembre (51,2 punti in ottobre e 50,6 punti in settembre). Il dato, superiore ai 51,8 punti del consensus, si attesta sui massimi dall'agosto 2014. Il Pmi Composite, che raggruppa manifatturiero e servizi, è invece cresciuto in dicembre a 53,0 punti dai 51,6 punti di novembre (51,0 punti in ottobre, lettura più bassa in sedici mesi).

 

In particolare sull'indice Shanghai Stock Exchange Composite Index ha fatto la sua comparsa una figura a "triplo minimo", disegnata a partire dal 6 dicembre a ridosso della media mobile a 200 giorni, un elemento dalle spiccate implicazioni rialziste. La rottura di quota 3322 ha completato il triplo minimo aprendo la strada al ritorno sui massimi di metà novembre a 3450 circa. Oltre quei livelli atteso il test di area 3640, lato alto del bel canale crecente disegnato dai prezzi dai minimi di febbraio 2016. Sotto la media mobile a 200 giorni, a 3265 circa, atteso invece il test a 3220 della base del canale, supporto critico anche in ottica di medio lungo periodo.

 

Ma in generale tutti i mercati dell'Oriente si accodano al movimento ascendente che ha sospinto il Nasdaq statunitense per la prima volta nella sua storia oltre la soglia psicologica dei 7000 punti e che ha permesso all'indice SOX dell'industria dei semiconduttori di riprendere con forza la strada del rialzo dopo la flessione vista a tra fine novembre e inizio dicembre.  E il rialzo per la tecnologia potrebbe ancora estendere: la Semiconductor Industry Association (SIA) ha annunciato che a novembre le vendite globali di semiconduttori hanno toccato quota 37,7 miliardi di dollari (record assoluto), +21,5% a/a e +1,6% m/m. John Neuffer, presidente e a.d. di SIA, ha affermato che i ricavi annui del comparto sembrano ben posizionati per raggiungere per la prima volta i 400 miliardi di dollari. I titoli del comparto e l'indice Philadelphia Semiconductor Index hanno accolto favorevolmente queste prospettive. A brillare in Asia è soprattutto il mercato di Taipei, sul quale sono quotati alcuni tra i maggiori fornitori di Apple, ma anche i mercati azionari delle Filippine e della Nuova Zelanda si sono messi in evidenza e hanno toccano nelle prime sedute dell'anno nuovi massimi storici. Sotto i riflettori sono poi anche la Borsa di Seoul, quella di Hong Kong e quella di Mumbai.

 

Dato il forte legame esistente tra l'indice high tech Usa e questi listini asiatici, nel tentativo di prevedere l'andamento di questi ultimi, sarà necessario tenere sotto stretto controllo anche l'andamento del primo: solo movimenti al di sotto dei 6810 punti da parte dell'indice Nasdaq Composite, area di transito della sua media mobile a 50 giorni, potrebbero anticipare l'avvio di una flessione che rischierebbe di appesantire anche i corsi delle borse asiatiche qui citate.

 

Gli ultimi dati macro relativi a Taiwan sembrano supportare uno scenario di fondo rialzista per la borsa: secondo quanto comunicato dal Directorate General of Budget, Accounting & Statistics di Taipei, in novembre il tasso di disoccupazione è calato a Taiwan al 3,71% dal 3,75% di ottobre (3,77% in settembre). Su base rettificata stagionalmente, la lettura è invece rimasta stabile al 3,69% già registrato in ottobre (3,71% in settembre) e contro il 3,70% del consensus. Bene anche l'export, in novembre ha fatto registrare il quattordicesimo mese consecutivo di progresso, dopo il declino a sorpresa del settembre 2016 (i precedenti incrementi registrati in luglio e agosto dello scorso anno avevano fatto seguito a una striscia negativa durata 17 mesi). Secondo quanto comunicato dal ministero delle Finanze di Taipei, a novembre le esportazioni sono cresciute del 14,0% annuo, in decisa accelerazione rispetto al 3,0% di ottobre (28,1% in settembre) e contro il 9,4% stimato dagli economisti. La crescita dell’import è stata del 9,0% contro quella limitata allo 0,1% di ottobre (22,2% in settembre) e contro il 6,7% del consensus. Su base mensile la lettura è per un incremento del 4,9% dell’export e del 2,6% per le importazioni.

 

L'indice della borsa di Taiwan, il TAIEX, ha avvicinato con i minimi del 7 dicembre a 10322 punti la media mobile a 200 giorni sfruttando questo supporto per una reazione. Se i prezzi riusciranno a superare il picco record di novembre a 10883 punti circa sarà possibile dichiarare ripreso l'uptrend in atto dai minimi di agosto 2015 con obiettivi sui 12500 punti e resistenza intermedia a 11500. Solo la violazione a 10350 della media mobile a 200 giorni farebbe temere il test a 9600 circa della base del canale crescente disegnato dai minimi di agosto 2015.

 

 

Anche per la Nuova Zelanda il quadro macro è incoraggiante, nel terzo trimestre del 2017 il Pil neozelandese è infatti progredito su base annuale del 2,7% contro il 2,8% del secondo (lettura rivista al rialzo dal 2,5% comunicato in settembre) e contro il 2,3% del consensus di Reuters. Su base sequenziale, invece, la crescita del Pil è stata dello 0,6% contro l'1,0% del secondo trimestre (dato rivisto al rialzo dallo 0,8%), ma sopra allo 0,5% atteso dagli economisti. Inoltre, secondo quanto comunicato da Statistics New Zealand, nel terzo trimestre il tasso di disoccupazione è calato, su base rettificata stagionalmente, al 4,6% dal 4,8% del periodo aprile-giugno e dal 4,9% dei primi tre mesi dell’anno (5,2% nel quarto trimestre 2016). Il dato, che si confronta con il 4,7% atteso dagli economisti, è il più basso dal 4,4% del quarto trimestre 2008.

 

L'indice della borsa neozelandese NZX 50 Index ha superato nelle prime sedute dell'anno i precedenti record del 20 dicembre 2017 a 8423 punti confermando la buona salute dell'uptrend visto negli ultimi mesi. I prezzi si muovono dai minimi di agosto 2015 all'interno di un canale crescente il cui lato superiore, a 8860 punti, fornisce il prossimo target per i prezzi. Solo sotto la media mobile a 50 giorni, passante in area 8170, rischio di una correzione verso la base del canale a 7750 punti circa.

 

Valutazioni positive si possono avanzare anche per l'economia delle Filippine, che mostra una ripresa nel terzo trimestre del 2017. Nei tre mesi allo scorso 30 settembre, infatti, la crescita del Pil di Manila è salita al 6,9% annuo dal 6,7% del secondo trimestre (6,4% nel primo) e a fronte del 6,6% del consensus di Bloomberg. Secondo quanto comunicato da Philippine Statistics Authority (l’ente statistico di Manila), su base sequenziale rettificata stagionalmente, il Pil è però cresciuto dell’1,3% nel terzo trimestre, in netto rallentamento rispetto al 2,0% del secondo (1,1% nel primo periodo dell'anno) e contro l’1,6% stimato dagli economisti. In ogni caso in ottobre l’export dalle Filippine è cresciuto del 6,6% annuo, in accelerazione rispetto al progresso del 4,3% di settembre (9,4% in agosto). Il dato è in espansione per l'undicesimo mese consecutivo. Le importazioni sono invece rimbalzate del 13,1% annuo contro la crescita dell’1,7% di settembre (10,5% in agosto). Incoraggiante poi la notizia che ad inizio dicembre Fitch Ratings ha migliorato il giudizio sul credito sovrano delle Filippine da BBB- a BBB con outlook stabile, citando la domanda interna e gli investimenti diretti esteri come indicatori dell'espansione dell'economia. Secondo l'agenzia di rating la crescita di Manila è "sostenuta da solide politiche" mentre "non ci sono prove finora che gli episodi di violenza associati alla campagna dell'amministrazione contro il traffico illegale di droga abbiano minato la fiducia degli investitori". Fitch stima una crescita del Pil al 6,8% sia per il 2018 che per il 2019, in linea con le previsioni di Moody's Investors Service di settembre.

 

Il Philippine Stock Exchange PSEi Index ha superato la forte resistenza offerta in area 8585/8605 dai precedenti record di ottobre e novembre riprendendo l'uptrend di lungo periodo. I prezzi sono reduci da un "return move", una flessione disegnata tra novembre e dicembre con la quale sono stati testati dall'alto i massimi di aprile 2015 e di luglio 2016, allineati in area 8135, che erano stati scavalcati a settembre 2017. Spesso il "return move", una flessione a testare dall'alto importanti ex resistenze dopo la rottura, fornisce lo spunto per movimenti di durata prolungata. Possibili obiettivi del rialzo a 10200/300 punti, solo sotto area 8100 invece rischio di un avvitamento ribassista consistente.