Raffica di dati macro molto positivi per la Cina, bene le borse dell'area

Raffica di dati macro molto positivi per la Cina, le borse dell'area potrebbero proseguire la fase di espansione. Proprio nelle ultime ore il Fondo monetario internazionale ha alzato le proprie stime per la crescita dell'economia cinese nel 2018 portandole al 6,6% dal 6,5% ipotizzato ad ottobre. Questa revisione migliorativa e' la quinta in due anni, non si possono quindi escludere ulteriori interventi in questo senso, anche se in realta' per il momento il Fmi avverte che la crescita potrebbe aumentare meno rapidamente in futuro. Anche le principali banche di investimento si sono espresse in favore dell'economia di Pechino, secondo Nomura l'espansione dovrebbe progredire del 6,5% nel 2018 (+0,1% dal dato precedente), per JP Morgan la crescita dovrebbe invece raggiungere il 6,7% mentre per Ubs dovrebbe fermarsi al 6,4% nel 2018.

 

Le prospettive future sono credibili se si tiene conto che il Pil della Cina è cresciuto del 6,8% annuo nel quarto trimestre del 2017, come nel precedente periodo (6,9% era invece stato l'incremento registrato nei primi due trimestri dell’anno) e sopra al 6,7% del consensus di Reuters. Trimestre su trimestre la crescita del Pil, rettificata su base stagionale, è stata dell'1,6% contro l'1,8% del periodo precedente (lettura rivista al rialzo dall'1,7% comunicato in ottobre) e l’1,7% del secondo trimestre, in linea con le attese degli economisti.

 

Nell’intero 2017 il Pil della Cina è invece progredito del 6,9%, la media piu' alta negli ultimi due anni, confermando le recenti anticipazioni del premier Li Keqiang e a fronte del 6,7% d'incremento registrato nel 2016. Li Keqiang ha dichiarato recentemente nel corso di un discorso tenuto a Phnom Penh, in Cambogia che "Nel complesso le cose vanno meglio del previsto" attribuendo la performance alle riforme strutturali messe in atto sul fronte dell'offerta. Il governo cinese aveva un target intorno al 6,5% per lo scorso anno, come per altro per il 2018, contro il 6,7% di crescita del Pil registrato nel 2016.

 

Ma gli indizi positivi non si fermano al Pil. In Cina, secondo i dati diffusi dall’Ufficio nazionale di statistica di Pechino, gli investimenti in fixed asset (dato che comprende infrastrutture, apparecchiature industriali e costruzioni) hanno segnato una crescita del 7,2% nell'intero 2017, medesimo tasso registrato nel periodo gennaio-novembre (7,3% nei primi dieci mesi del 2017) e in linea con il consensus. Il dato si confronta con l’8,6% del 2016. Secondo quanto comunicato dalla People's Bank of China (PboC) per l'intero 2017 le banche cinesi hanno erogato prestiti per 13.530 miliardi di yuan, nuovo record storico, contro i 12.650 del 2016. I prestiti in essere sono aumentati a dicembre lo scorso mese del 12,7% annuo, contro il 13,3% di novembre (13,0% in ottobre) e il 13,1% atteso dagli economisti.

 

Sul fronte delle banche si concentrano molti degli sforzi dei regolatori, volti a fare crescere in modo maturo l’economia. La China Banking Regulatory Commission (Cbrc) ha comunicato l'intenzione di intensificare quest'anno la sorveglianza sul settore bancario per ridurre i rischi finanziari, sottolineando che le sue priorita’ sono le attivita’ interbancarie e quelle cosiddette "ombra". "La gestione dell'azionariato, la corporate governance e i meccanismi di controllo dei rischi sono ancora relativamente deboli e le cause profonde che creano caos sul mercato non sono sostanzialmente cambiate", ha spiegato la Cbrc, come riporta Reuters. "Portare il settore bancario sotto controllo sara’ di lungo periodo, arduo e complesso", ha ammesso l'autorita’ di Pechino, che ha promesso che le violazioni, in particolare in tema di prestiti immobiliari e cessione di attivita’ deteriorate, saranno punite piu’ severamente e che rafforzera’ il controllo del rischio nelle attivita’ interbancarie, nei prodotti finanziari e nelle attività extra bilancio.

 

Anche il mercato immobiliare sembra trovare una sua stabilita’ che lo allontana dal rischio “bolla”. Secondo quanto comunicato dall’Ufficio nazionale di statistica cinese, infatti, nell'intero 2017 l’incremento dei prezzi delle case nelle maggiori città della Cina e’ stato del 5,3% annuo, in miglioramento rispetto al 5,1% registrato nei 12 mesi alla fine di novembre (5,4% in ottobre) ma ampiamente piu’ moderato rispetto al progresso del 12,4% segnato nel 2016. Secondo i calcoli di Reuters, su base mensile il progresso è invece stato dello 0,4% in dicembre, contro lo 0,3% di ottobre e novembre (0,2% in agosto e settembre). Tra le 70 città monitorate 55 hanno registrato incrementi mensili contro le 50 di novembre (44 in settembre).

 

Recupera poi in dicembre, seppure marginalmente, la crescita della produzione industriale in Cina. Secondo i dati diffusi dall’Ufficio nazionale di statistica di Pechino, infatti, la produzione industriale ha registrato lo scorso mese un progresso del 6,2% annuo, in lieve accelerazione rispetto al 6,1% di novembre (6,2% in ottobre) e contro il 6,0% del consensus del Wall Street Journal. Su base mensile la produzione industriale e’ cresciuta dello 0,52% contro l'incremento dello 0,48% di novembre (0,50% in ottobre). Prosegue senza sosta anche l’espansione commerciale.  Secondo i dati diffusi dalla General Administration of Customs (l’autorità delle dogane cinesi) nell'intero 2017 il surplus si e’ attestato a 2.870 miliardi di yuan, pari a circa 443 miliardi di dollari, contro i 510 miliardi del 2016 (594,5 miliardi nel 2015).

 

Nell'intero 2017 le esportazioni sono cresciute del 7,9% (10,8% il dato calcolato in yuan), contro il progresso del 15,9% (18,7% in yuan) delle importazioni. Sotto controllo infine l’inflazione. L’Ufficio nazionale di Statistica di Pechino ha comunicato che in Cina il tasso d'inflazione ha accelerato in dicembre all'1,8% annuo dall'1,7% di novembre (1,9% in ottobre) ma meno dell'1,9% atteso dagli economisti. Su base mensile l'indice dei prezzi al consumo ha segnato invece un incremento dello 0,3% dopo la lettura invariata di novembre (0,1% il progresso di ottobre) ma anche in questo caso sotto allo 0,4% del consensus.

 

L'andamento recente dei principali indici azionari sembra rispecchiare la rinnovata fiducia dei mercati nei confronti della Cina. La borsa di Shanghai infatti ha superato di slancio i massimi dello scorso novembre a 2450 punti segnalando l'intenzione di tornare a seguire il canale rialzista che ne contiene l'andamento dai minimi di inizio 2016 e il cui lato superiore, a 3650 punti circa, rappresenta il prossimo target per il rialzo. Resistenza successiva a 3685 punti circa, sui massimi di dicembre 2015, ultimo ostacolo al test a 3900 circa del 50% di ritracciamento del ribasso dal top di giugno 2015. Solo ritorni al di sotto dei 3450 punti potrebbero anticipare l'avvio di una flessione correttiva estesa.

 

Anche per gli indici di Hong Kong e' facile riconoscere una accelerazione rialzista nelle ultime settimane. L'Hang Seng ha superato i record del novembre 2007 di area 31960 arrivando poi a testare in area 32400 il lato superiore del canale crescente disegnato dai prezzi dai minimi di ottobre 2008. La resistenza appena raggiunta, complice anche l'evidente ipercomprato raggiunto dagli indicatori, potrebbe dimostrarsi un ostacolo tenace da battere, almeno in prima battuta, e costringere l'indice ad una flessione che permetta di reclutare forze fresche da coinvolgere su di una nuova fase di rialzo. I target di medio termine per il rialzo, alla rottura di area 32400/500, si collocano in area 41500 punti. Solo a seguito di discese al di sotto dei massimi di aprile 2015 in area 28600 la tendenza rialzista di fondo verrebbe messa in discussione.

 

Quadro grafico simile anche per l'Hang Seng China Enterprises Index, il sottoindice di riferimento nell’ex colonia britannica per la Corporate China, che recentemente ha accelerato con decisione al rialzo facendo sconfinare i principali indicatori tecnici in area di ipercomprato. In area 13000 i prezzi hanno raggiunto il target del testa spalle rialzista che si era disegnato sul grafico dai minimi del settembre 2015 (completato a inizio febbraio 2017 con la rottura della linea congiungente i massimi di ottobre 2015 e di settembre 2016), una temporanea flessione non si puo' quindi escludere, ma in ottica temporale piu' estesa e' possibile ipotizzare il raggiungimento dei 15000 punti. Solo la violazione dei 12000 punti potrebbe costringere a considerare probabili flessioni piu' ampie, verso la base del canale crescente che parte dai minimi di febbraio 2016, in area 11130 circa.

 

L'indice piu' attardato di questo gruppo e' quello della borsa di Shenzhen, che ancora si muove all'interno della fase laterale disegnata dai prezzi dai minimi di maggio 2016, compresa tra i 1100 e i 1270 punti circa. Il fatto che le quotazioni abbiano recentemente superato in area 1185 la media mobile a 100 giorni, che funge da baricentro per la fase laterale, e' comunque un segnale incoraggiante che permette di sperare nel raggiungimento almeno di area 1270. Solo oltre quei livelli diverrebbe tuttavia probabile il test dei massimi di dicembre 2015 di area 1350. La violazione della media mobile a 100 giorni potrebbe invece anticipare il test della base della fase laterale in area 1100 punti.

 

L'Etf Lyxor China Enterprise (Hscei) Ucits Etf (CINA) ha superato di recente la forte resistenza dei 152 punti e potrebbe tentare ora il ricongiungimento con i massimi di aprile 2015 a 190 circa, con resistenza intermedia a 169 circa. Sotto area 144 invece l'uptrend perderebbe forza.

 

Anche il Db X-Trackers Ftse China 50 Ucits Etf Dr (XX25) si e' lasciato alla spalle di recente una importante area di resistenza, a 32 circa, e sembra in grado di tornare almeno sui massimi dell'aprile 2015 a 39,90. La violazione a 34,30 della media mobile a 50 giorni metterebbe in discussione l'uptrend.

 

Quadro grafico molto simile per L'iShares FTSE/Xinhua China 25 (FXC) che si muove da febbraio 2016 seguendo un canale crescente il cui lato alto, a 128 circa, fornisce il primo target per il rialzo. Oltre quei livelli atteso poi il ritorno sui massimi di aprile 2015 a 140,50 punti. Discese al di sotto di area 115 potrebbero anticipare un test della base del canale crescente, a 108 circa, ma solo la violazione di quei livelli metterebbe seriamente in discussione il proseguimento dell'uptrend nel medio periodo.