Pubblica utilita', l'unico comparto che tiene dopo la Bce

Pubblica utilita', l'unico comparto che tiene dopo la Bce. Draghi lo ha fatto capire chiaramente, di rialzo dei tassi per quest'anno non se ne parla, e probabilmente, se l'inflazione si ostina a rimanere bene al di sotto del 2%, anche nel 2020 non e' detto che ci sia un intervento in questo senso. Queste prospettive deprimono le banche, che da un lato dovranno continuare a lottare con un margine di interesse ridotto e quindi con una bassa redditivita' e dall'altro dovranno continuare ad operare nell'ambito di una economia, nella migliore delle ipotesi, stagnante, mentre favoriscono il comparto della pubblica utilita': le utilities sono infatti pesantemente indebitate e sono quindi considerate dal mercato alla stregua di un bond. E i titoli di stato infatti oggi sono andati alla grande, questa virata verso un atteggiamento "risk off" da parte degli investitori li ha visti uscire dalle borse per andare sui bond, come testimonia la discesa dello spread a 242 punti base e il calo del rendimento del Btp decennale sotto il 2,5% (al 2,49%). Anche il rendimento del Bund, classico bene rifugio, e' sceso, fino allo 0,07%, ai minimi dall'ottobre del 2016. E uno sguardo al tabellone del Ftse Mib conferma l'attenzione che il mercato ha dedicato alla pubblica utilita': +2,23% A2A, +1,93% Enel, +1,49% Italgas, +1,76% Snam, +1,78% Terna. Il settoriale Indice Ftse Servizi di Pubblica Utilita' ha toccato un massimo intraday a 30546 punti, molto vicino ai record dell'8 dicembre 2017 a 30637 punti circa. I prezzi hanno accelerato nelle ultime due sedute dopo la rottura a 29652 del picco dello scorso maggio, livello che diventa ora un valido supporto in caso di temporanei ripiegamenti. Alla rottura di 30635/40, che sarebbe comunque pericoloso dare per scontata anticipandola (quindi anche per quello che riguarda i titoli menzionati prima attendere in ottica di intervento che il settoriale abbia fatto registrare almeno una chiusura di seduta oltre la resistenza di 30635/40), il target si sposterebbe in area 30180/90, sul lato alto del canale crescente che parte dai minimi di luglio 2012. Ripiegamenti fino in area 29650 potrebbero dimostrasi solo una flessione temporanea in risposta alla evidente situazione di ipercomprato comparsa sul grafico dell'indicatore Rsi a 14 sedute, sotto quei livelli invece le prospettive di rialzo risulterebbero ridimensionate.