Poste al bivio su Anima

Torna a far parlare di sé Poste Italiane: il titolo stamane segna un ribasso dello 0,16% a 6,07 euro mantiene dunque uno svantaggio di oltre il 10% sul prezzo di collocamento a 6,75 euro dell'ottobre 2015.

Da allora sono cambiate molte cose, a partire dal vertice della società guidata dallo scorso 27 aprile all'amministratore delegato e direttore generale Matteo Del Fante, che ha preso il posto di Francesco Caio.

I risultati del primo trimestre 2017 del gruppo non sono stati particolarmente brillanti con un calo dei maggiori indicatori del conto economico dai ricavi a 9,5 miliardi (-2,3% a/a) all'utile netto da 351 milioni (-4,4%). Sono però cresciute le masse gestite/amministrate a 498 miliardi di euro (+1%).

Dopo il cambio del vertice e nel riassetto generale del comparto finanziario italiano il nuovo piano industriale di Poste si fa sempre più urgente e richiama all'attenzione diversi problemi insoluti a partire dal nodo irrisolto della partecipazione del 10,32% in Anima Holding (+0,15% in queste ore dopo la pubblicazione ieri dei dati sulla raccolta). Poste è in pratica il secondo socio dell'asset manager dopo Banco BPM (al 14,67%) che ha presentato insieme al gruppo la lista per la nomina del cda all'assemblea dello scorso 27 aprile.

La partnership in Anima rischia infatti (da sempre) di confliggere con il rapporto vitale di Poste Italiane con Cassa Depositi e Prestiti, che del gruppo è il primo socio con il 35% del capitale (seguito dal Ministero dell'Economia al 29,3%). Storicamente il meccanismo convenzionale negoziato con Cassa Depositi e Prestiti rappresenta il fulcro della raccolta del risparmio postale: da solo ha coperto 1,57 miliardi di euro circa di ricavi nel 2016 su un totale di 5,29 miliardi di fatturato dell'area servizi finanziari che a sua volta contribuisce a ricavi totali del gruppo da 33,11 miliardi di euro lo scorso anno (contro i 30,74 dell'anno prima). 
La posta in gioco è però anche più alta, se si pensa che a fine 2016 la consistenza dei Libretti era di 119 miliardi di euro e quella dei Buoni Postali Fruttiferi di 204 miliardi di euro. 
Come noto il settore operativo dei Servizi Assicurativi e Risparmio Gestito rappresenta il cuore delle attività del gruppo con ricavi da 23,77 miliardi a fine 2016 (+10,8%). Questo settore accoglie dall'inizio del 2016 anche le attività di BancoPosta Fondi Sgr ha registrato una raccolta premi assicurativi, tramite Poste Vita e la sua controllata Poste Assicura, di 19,9 miliardi di euro contro i 18,2 miliardi di premi nel 2015, grazie soprattutto ai tradizionali prodotti d'investimento e risparmio di Ramo I "ormai fortemente presidiati dal Gruppo".

Proprio a Poste Vita fa riferimento una delle criticità presentate dal rapporto con Anima: le riserve tecniche assicurative del settore Assicurativo e Risparmio Gestito ammontano in fatti per il gruppo a oltre 113 miliardi di euro. 
Attualmente però è allo studio una aggregazione in un nuovo polo del risparmio gestito composto da Anima, Aletti e BancoPosta
Si ragiona ancora del ruolo di Cdp dovrebbe nella nuova entità, mentre sembra certo che Banco Bpm (che controlla Aletti e, come detto, il 14,6%, di Anima) resti tra i soci di riferimento.

Proprio ieri Anima ha ribadito l'interesse a far parte di un nuovo progetto di aggregazione nel settore del risparmio gestito con un'integrazione con Aletti Gestielle e ha annunciato di avere masse gestite a fine giugno 2017 per oltre 75 miliardi di euro.

Il nuovo ad di Poste Matteo Del Fante, che ha ereditato la posizione di secondo socio di Anima dopo Banco BPM, sicuramente avrà notato che una fusione della partecipata con la controllata di Banco BPM Aletti potrebbe accrescere il peso della banca guidata da Giuseppe Castagna nel nuovo polo del risparmio gestito.

Il nuovo polo però senza il rapporto vitale di un legame forte con la CDP per Poste rimarrebbe comunque marginale (se non svantaggioso) e quindi traghettare nel nuovo contesto i vecchi legami, magari dando un degno ruolo a CDP nella nuova realtà, sarà fondamentale per rendere credibile da un punto di vista industriale la nuova operazione anche per Poste.

Del Fante d'altronde dovrà pesare nelle nuove strategie anche l'impatto che sulle performance borsistiche del gruppo ha avuto finora un contesto fortemente sfavorevole con tassi d'interesse ai minimi che inevitabilmente comprimono l'appeal dei prodotti tradizionali e del forte stock di titoli di Stato in pancia a Poste. A fine 2016 Poste Italiane aveva investimenti in titoli di Stato italiano o garantiti dallo Stato italiano del valore nominale di 44,57 miliardi di euro controllati dal Patrimonio BancoPosta. Sul totale dei titoli (sia a reddito fisso che azioni) da 49,94 miliardi, 37,159 miliardi circa erano disponibili per la vendita. Si tratta di un portafoglio attualmente poco redditizio e a rischio con l'applicazione dei nuovi IFRS 9 dal prossimo 1° gennaio 2018: il bilancio 2016 specifica infatti che "definita la classificazione del portafoglio sulla base delle nuove regole, è possibile che la presenza significativa in portafoglio di Titoli di Stato (principalmente emessi dallo Stato Italiano) possa comportare la rilevazione di una perdita attesa a dodici mesi (stage 1)". 
Il sell off delle ultime sedute che ha compresso le valutazioni dei titoli di Stato dell'Eurozona sicuramente non proietta prospettive incoraggianti in tal senso, ma uno stock di questa portata sarà sicuramente gestito con attenzione.

Un allargamento delle asset class nel portafoglio (indirettamente un rafforzamento della partnership con Anima porterebbe probabilmente anche a questo) potrebbe forse giovare, ma dovrà essere ponderato con il profilo tradizionale degli investitori clienti di Poste.

Di certo nei prossimi mesi, se non nelle prossime settimane, la decisione che sarà presa influenzerà, in un modo o nell'altro, tutto l'assetto del risparmio gestito italiano.