MPS, ecco cosa succederà con l'intervento pubblico da € 5,4 mld

Per MPS il via libera della Commissione Europea al piano di ristrutturazione 2017-2021 potrebbe essere la svolta attesa da anni. Le linee generali dell’intervento hanno confermato il percorso anticipato da settimane dai media con una ricapitalizzazione precauzionale dello Stato di 3,9 miliardi di euro che, aggiunti ai 4,3 miliardi di euro del burden sharing (la condivisione degli oneri da parte degli obbligazionisti subordinati con la conversione forzosa dei loro bond) porteranno la ripatrimonializzazione a 8,1 miliardi di euro e appronta le risorse necessarie a far fronte alle perdite che deriveranno dalla cessione di 28,6 miliardi di euro di sofferenze lorde.


La cartolarizzazione delle sofferenze

Di queste 26,1 miliardi andranno ad Atlante II che cartolarizzerà le posizioni in junior e mezzanine al 21% del valore contabile: rileverà dunque la gran parte delle sofferenze di MPS per un valore complessivo di circa 5,5 miliardi di euro
Il valore contabile netto delle sofferenze è al 31 dicembre 2016 di 9,4 miliardi di euro e la differenza di 3,9 miliardi di euro sarà contabilizzata da MPS nel primo semestre del 2017.

Il portafoglio sarà suddiviso in titoli Senior A1 per € 3.256 mln (12,5% del valore contabile lordo GBV); Senior A2 per € 500 mln (1,9% del GBV); Mezzanine per € 1.029 mln (4,0% del GBV); Junior per € 686 mln (2,6% del GBV). Per i Senior A1 è prevista la garanzia pubblica GACS che richiede un merito di credito investment grade da almeno due agenzie di rating. 
Previsto per MPS anche un earn out del 50% dell’eventuale extra rendimento qualora il profitto realizzato sui titoli junior superi il 12% annuo e la banca senese manterrà comunque un interesse economico del 5% sull’importo nominale di ogni classe di titoli.


Il burden sharing

Per quanto riguarda il burden sharing da 4,3 miliardi di euro il Decreto 237 definisce i rapporti di conversione dei prestiti subordinati come segue: gli strumenti di debito Additional Tier 1 saranno convertiti al 75% del valore nominale, le obbligazioni subordinate “FRESH 2003” al 18% del valore nominale e gli strumenti Tier 2 al 100% del loro valore nominale.


L'intervento dello Stato

Il budget massimo di Aiuti di Stato compatibile con la normativa è stato quantificato dalla DG Comp europea in 5,4 miliardi di euro. Nella somma è incluso, oltre ai 3,9 miliardi di euro del previsto aumento di capitale, un importo pari al ristoro delle obbligazioni subordinate UT2 dell’emissione 2008-2018 per un controvalore nominale di circa € 2,1 miliardi (il bond ha codice ISIN IT0004352586 ed è l’“UT2 2008-2018”), stimato in via preliminare a € 1,5 miliardi.


Gli obiettivi della nuova MPS

Il piano al 2021 del Monte dei Paschi di Siena prevede ovviamente degli obiettivi: fra questi un cost/income ratio al 51%, un CET 1 ratio oltre il 14%, un Loan to Deposit Ratio inferiore al 90% e un Liquidity Coverage Ratio superiore al 150 per cento. 
Già al primo gennaio 2018 la banca dovrebbe avere un CET 1 ratio (transitional) al 9,44% e un total capital ratio al 12,94 per cento.

Nel 2021 Mps prevede un utile netto oltre gli 1,2 miliardi di euro con un ROE del 10,7 per cento.

In particolare a fine piano Mps prevede ricavi stabili a 4,3 miliardi di euro (-0,1% il CAGR dal 2016), ma un risultato operativo lordo con un tasso annuo di crescita composto del 4,9% fino a 2,1 miliardi di euro. Da un saldo del risultato operativo netto negativo per 2,8 miliardi di euro nel 2016 si dovrebbe passare a un utile operativo di 1,6 miliardi di euro e l’utile netto 2021 dovrebbe essere, come anticipato, di 1,2 miliardi di euro contro il rosso da 2,8 miliardi di fine 2016. 
Il cost/income ratio dovrebbe flettere dal 61,2 al 50,6% e l’NPE ratio (il rapporto tra crediti deteriorati - Non Performing Exposure - e il totale dei crediti erogati) dovrebbe ridursi dal 34,5% di fine 2016 al 12,9 per cento. 


Il taglio delle filiali e gli esuberi

La banca nel frattempo ridisegnerà tutta la rete con il taglio dalle 2 mila filiali del 2016 a 1.400 filiali e una incidenza delle risorse assegnate alle attività commerciali in crescita dal 62% al 70 per cento. 
Si prevedono 5.500 esuberi entro il 2021: 4.800 uscite saranno coperte con l’attivazione del Fondo di Solidarietà, 750 deriveranno dal turnover fisiologico mentre sono previste 500 nuove assunzioni. Per le uscite sono previsti costi straordinari da circa 1,5 miliardi di euro entro il 2021.

Previsto anche un taglio del 26% delle spese amministrative a meno di 0,6 miliardi di euro.

Un forte presidio del rischio si servirà anche di un accentramento dei meccanismi decisionali sull’erogazione del credito con un riporto diretto alle strutture di governo delle aree territoriali.

All’appuntamento con il nuovo corso Mps si presenta con un perimetro rivisto: il 30 giugno è stata completata la cessione a CartaSi (controllata di ICBPI) delle attività di merchant acquiring per 536 milioni di euro
Il 3 luglio è stata completata anche la cessione a ICBPI dell’11,74% di Bassilichi e del 10,13% del Consorzio Triveneto.

Previsto tra l’altro un tetto massimo alle remunerazioni nel gruppo pari a 10 volte il salario medio dei dipendenti di Mps.

La nuova banca senese sarà in pratica una banca pubblica, infatti lo Stato salirà al 70% circa del capitale con l’apporto previsto delle risorse pubbliche messe in campo.

Per i soci attuali sarà inevitabile una diluizione sostanziale che MF calcola stamane in almeno il 95%.

Il prossimo step sarà la riammissione alle contrattazioni dopo mesi di sospensione, ma su questo dovrà decidere la Consob, che potrebbe posticipare il ritorno di Mps a Piazza Affari a dopo l’estate.