Le nuove soglie Consob per le partecipazioni rilevanti

La Consob impone l’obbligo di comunicare al mercato le partecipazioni azionarie ritenute “rilevanti” detenute in società con azioni quotate. 
Si definisce “partecipazione rilevante” la detenzione in capo ad un unico soggetto di un insieme di azioni o quote rappresentative di una partecipazione societaria che supera determinate soglie legislativamente predeterminate, acquistando appunto rilevanza. In tal caso, a tutela della trasparenza e dell’informazione del mercato, per il titolare della partecipazione scatta l’obbligo di rendere nota la propria posizione assunta all’interno della società.
 
L’articolo 120 del Testo Unico della Finanza (TUF aggiornato con le modifiche apportate dal D.Lgs. n. 129 del 3.8.2017 e dal D.L. n. 148 del 16.10.2017 in vigore dal 3.1.2018)  impone l’obbligo di comunicazione a carico di coloro che detengono partecipazioni sociali con diritto di voto che superano la soglia del 3% (del 5% se l’emittente è una PMI). La comunicazione deve essere effettuata sia alla società partecipata sia alla Consob. Analogo obbligo viene stabilito in capo alle società quotate che partecipano in misura superiore al 10%  del capitale in una società con azioni non quotate o in una srl, anche se si tratta di società estere. L’obbligo di comunicazione al superamento della soglia del 3% non si applica, ai sensi del comma 6 della norma in esame, alle partecipazioni detenute, tramite società controllate, dal Tesoro; i relativi obblighi, infatti, sono adempiuti direttamente dalle società controllate. 
La Consob determina con proprio regolamento i termini e le modalità delle comunicazioni inerenti le partecipazioni rilevanti nelle singole fattispecie. L’inosservanza e la violazione degli obblighi di comunicazione determinano la sospensione del diritto di voto relativo alle azioni quotate per le quali vi è stata l’omissione e conseguentemente, l’eventuale delibera adottata con tali voti sarà impugnabile ad opera della stessa Consob. 
L’omessa comunicazione di partecipazioni rilevanti comporta:
a) una sanzione amministrativa a carico dell’emittente e della persona fisica responsabile della violazione (art. 193 TUF);
b) la sospensione del diritto di voto inerente alle azioni quotate o agli strumenti finanziari eccedenti la soglia (cfr. art. 120, comma 4, TUF)[ Al riguardo la giurisprudenza ha peraltro precisato che “la violazione degli obblighi informativi sulle partecipazioni rilevanti prescritti dall’art. 120 TUF preclude l’esercizio del diritto di voto, ma non la legittimazione all’impugnazione della delibera assembleare adottata in quanto la connessione tra voto e impugnativa richiesta dall’art. 2377 commi 3 e 4 c.c. non opera nei casi in cui la privazione dell’esercizio del diritto del voto non inerisce alla partecipazione, ma ha carattere sanzionatorio.];
c) l’impugnabilità della delibera assunta col voto determinante delle azioni/strumenti finanziari per i quali non era consentito il diritto di voto; il potere di impugnazione spetta anche alla Consob (cfr. art. 120, comma 4 TUF e 14, comma 5., TUF).
La Cassazione (19865/2015) ha precisato che “l’obbligo di comunicazione sussiste, oltre che in capo al soggetto che detiene la partecipazione, anche a carico dei soggetti che si trovano in posizione di controllo in una catena di partecipazioni. In tal caso, infatti, la partecipazione risulta modificata in misura pari alla partecipazione indirettamente detenuta nella società quotata”.