La Turchia cresce a passo di carica, borsa e lira sotto esame

In attesa che ad aprile l'esecutivo Ue produca un rapporto dettagliato sulla Turchia in base al quale decidere se fare entrare o meno Ankara nell'Ue (ma le anticipazioni fanno capire che dal documento emergerà un quadro ancora peggiore che in passato) l'economia turca continua ad essere in buona salute. Secondo quanto comunicato ad inizio dicembre dal Türkiye Istatistik Kurumu (l’Ufficio nazionale di statistica di Ankara), nel terzo trimestre il Pil della Turchia è infatti balzato dell'11,1% annuo, contro il 5,4% d'incremento del secondo e con la crescita più elevata dall'11,6% del terzo trimestre 2011. Il dato è anche superiore al 10% del consensus di Reuters. Su base rettificata per le variazioni di calendario il progresso è stato del 9,6% annuo contro il 6,4% del secondo trimestre. Su base sequenziale l’economia turca ha invece segnato una crescita dell'1,2% contro il 2,2% precedente. Anche il quadro prospettico è incoraggiante: un'analisi contenuta in un rapporto dell'agenzia di rating globale Fitch prevede che l'economia turca crescerà in media del 4,8% su base annua nei prossimi cinque anni.

 

Nel suo report, intitolato “Investment and Demographics Key to EM Growth Potential”, Fitch fornisce anche un elenco dei 10 principali mercati emergenti del mondo, dove la Turchia si classifica al terzo posto nelle previsioni del tasso di crescita economica.

 

Secondo Fitch la Turchia vedrà una "crescita continua della sua popolazione in età lavorativa nei prossimi cinque anni", sostenendo il potenziale di crescita del PIL e un "impressionante tasso di accumulo di capitale per lavoratore". La significativa crescita demografica della Turchia contribuisce già in parte ad un aumento delle previsioni di crescita e produttività, con metà della popolazione turca al di sotto dei 30 anni - in età lavorativa, o in procinto di esserlo.

 

Il Türkiye Istatistik Kurumu (l’Ufficio nazionale di statistica di Ankara) ha calcolato che il tasso di disoccupazione in Turchia è calato in ottobre al 10,3% dal 10,6% registrato in agosto e settembre (10,7% in luglio). Il dato si confronta con l'11,8% dell'ottobre 2016. Il tasso di disoccupazione giovanile, per un età compresa tra 15 e 24 anni, è invece sceso al 19,3% dal 20,0% di settembre (20,6% in agosto) e sotto al 21,1% dell'ottobre 2016.

 

L'inflazione è in frenata, una condizione che potrebbe permettere in futuro alla banca centrale di adottare una politica più accomodante. A gennaio l’indice dei prezzi al consumo ha segnato in Turchia un progresso del 10,35% annuo, contro l'11,92% di dicembre (12,98% in novembre, livello massimo da quando nel 2003 era stato introdotto l'attuale metodo di calcolo dell'inflazione). Il dato, sui minimi dal luglio scorso, è inferiore al 10,57% stimato dagli economisti. Su base mensile i prezzi al consumo sono invece cresciuti dell'1,02% contro lo 0,69% di dicembre (1,49% in novembre) e l'1,26% del consensus. Nel recente passato l'impennata dell'inflazione è stata la conseguenza della debolezza della lira turca, scesa a novembre dello scorso anno al minimo storico di 3,9810 circa contro dollaro, ma l'andamento delle ultime settimane, con il cambio tornato a 3,75, lascia sperare, se non in una fase di recupero, almeno in una ritrovata stabilità.

 

L'istituto centrale ha ribadito per l'ennesima volta che "manterrà la posizione stretta nella politica monetaria fino a quando l'outlook sull’inflazione non evidenzierà significativi miglioramenti e diventerà coerente con i target". A metà gennaio la Türkiye Cumhuriyet Merkez Bankasi (Tcmb, la Banca centrale turca) ha come previsto lasciato invariati i tassi d’interesse benchmark (i cosiddetti Marginal Funding Rate) al 9,25% raggiunto nel gennaio dello scorso anno con un rialzo di 75 punti base (in precedenza il aveva alzati dall’8% all’8,50% nel novembre 2016). Invariati anche all’8,00% i repo a una settimana e al 7,25% i tassi overnight. La Tcmb ha parimenti confermato al 12,75% il late liquidity window rate, che era invece stato alzato di 50 punti base lo scorso dicembre (replicando quanto già fatto in giugno).

 

Bene anche gli scambi con l'estero, in novembre le esportazioni dalla Turchia sono infatti cresciute dell'11,2% annuo, in accelerazione rispetto all'8,8% di ottobre nel nono mese consecutivo d’espansione. Le importazioni sono invece aumentate del 21,3% contro il balzo del 24,7% del mese precedente. Su base sequenziale rettificata stagionalmente (e per le variazioni di calendario) l’export è invece cresciuto dell'1,6% contro il declino del 2,4% dell'import. Il deficit della bilancia commerciale è quindi calato in novembre a 6,32 miliardi di dollari dai 7,3 miliardi di ottobre ma sopra ai 4,1 miliardi del novembre 2016. Nell'intero 2017 le esportazioni turche sono aumentate del 10,2% rispetto al 2016, a 157,1 miliardi di dollari (oltre 8,3 miliardi di dollari le esportazioni in Italia). La Turkish Exporters Assembly prevede per il 2018 un aumento ulteriore delle esportazioni del 7-8%, valore doppio rispetto alla media mondiale del 3,2%.

 

Questo miglioramento della congiuntura si riflette anche nell’indice della fiducia dei consumatori che è cresciuto a gennaio a 72,3 punti da 65,1 punti di dicembre (livello minimo dai 62,8 punti dell'ottobre 2015) e 65,2 punti di novembre (67,3 in ottobre). Il dato segna la prima crescita dopo cinque mesi consecutivi in declino. In novembre sono cresciute in Turchia anche le vendite retail, per il secondo mese consecutivo, registrando un incremento dello 0,7% mensile, rettificato per le variazioni di calendario, dopo il progresso dello 0,9% di ottobre. Su base annuale l'espansione è stata invece del 4,1% contro il 2,4% precedente.

 

Per Mehmet Büyükeksi, presidente della Turkish Exporters’ Assembly, il settore automobilistico, il tessile e i macchinari saranno i settori chiave in termini di produzione industriale e il turismo sarà una delle principali fonti di entrata. Le esportazioni svolgono un ruolo cruciale di una delle economie in più rapida crescita a livello globale e se questa crescita dovesse continuare potrebbe venire centrato l'obiettivo di fare diventare quella turca una delle 10 maggiori economie del mondo entro il 2023, anno della celebrazione centenaria della fondazione della Repubblica di Turchia.

 

Anche i mercati si sono accorti dei miglioramenti del quadro economico e hanno portato la Borsa turca a raggiungere un nuovo record nell'ultimo giorno lavorativo del 2017, registrato 115333 punti, che ha reso la Turchia uno dei 5 migliori mercati azionari del 2017. Questo record è stato successivamente superato con i prezzi saliti fino a 121531,5 punti il 29 gennaio. Il recente crollo generalizzato delle principali borse mondiali ha investito anche l'indice della Borsa di Istanbul Ise 100 (XU100), sceso al di sotto dei 115000 punti, senza che per il momento ne venisse comunque invertita la tendenza. I prezzi si muovono dal dicembre del 2016 all'interno di un canale crescente e solo la violazione della sua base, a 107800 circa, potrebbe fare temere l'avvio di una correzione estesa del rialzo in atto dai minimi di fine 2016. E anche in quel caso un eventuale proseguimento della flessione sarebbe da intendere sempre in ottica correttiva, quindi temporanea, a meno di discese al di sotto dei 102500 punti (38,2%, percentuale di Fibonacci, di ritracciamento del rialzo dai minimi di dicembre 2016). La tenuta dei supporti indicati e la rottura dei massimi di gennaio aprirebbe invece la strada a movimenti verso i 131500 punti almeno. Resistenza successiva a 144200 circa.

 

Da tenere sotto controllo, ai fini della riuscita di un investimento in questa area, anche l'andamento della lira turca contro euro. Sul grafico a elementi giornalieri si è disegnato negli ultimi due mesi circa, un potenziale "doppio massimo" con lato superiore in area 4,72. Il completamento della figura avverrebbe con la violazione dei minimi di inizio gennaio a 4,47 circa. In quel caso vi sarebbero forti indizi in favore di una fase di rafforzamento della moneta turca almeno fino in area 4,22 con target successivo a 4,07 circa. La rottura di 4,72 potrebbe invece anticipare un nuovo rialzo grafico verso quota 5, un movimento che sarebbe da considerare negativo per l'andamento degli investimenti in quell'area.

 

Tra gli Etf che si rivolgono al mercato azionario turco c'è l'Ishares Msci Turkey Ucits Etf Usd Dist (ITKY), denominato in dollari, che ha avviato un deciso rimbalzo dai minimi dello scorso novembre a 20,25. La rottura di quota 24,20 confermerebbe l'intonazione positiva e lascerebbe spazio al test dei massimi di settembre 2017 a 25,68. Resistenza successiva a 26,25/30, area di massimi a novembre 2015 e aprile 2016. Solo la violazione a 20,75 circa della linea che sale dai minimi di gennaio 2017 potrebbe mettere seriamente in discussione le prospettive di rialzo.

 

Quadro grafico molto simile per il Lyxor Turkey Ucits Etf - Acc (TUR), denominato in euro. In questo caso le prime conferme positive verrebbero al di sopra dell’area 46,70 con target a 49 circa. Resistenza successiva a 50,20. Sotto 39,65 invece emergerebbe concretamente il rischio di ritorno sui minimi di inizio 2017 in area 33,32.