La guerra dei dazi colpisce anche Canada e Messico

La guerra dei dazi colpisce anche Canada e Messico. Gli Usa hanno annunciato che i dazi su acciaio e alluminio in vigore per la Ue saranno applicati anche a Canada e Messico. Il Messico e il Canada a loro volta imporranno dazi agli Usa. Non è stata quindi prorogata l'esenzione temporanea che era stata concessa all'Unione europea fino a fine maggio e sono state applicate imposte del 25% sull'acciaio e del 10% sull'alluminio. Il presidente americano Donald Trump gioca quindi su una scacchiera che ha molti fronti aperti, e per quello che riguarda i suoi due paesi confinanti ha ipotizzato che potrebbero venire proposti accordi commerciali differenti con il Canada e con il Messico, in pratica una rinegoziazione dell'accordo di libero scambio Nafta vigente tra i tre Paesi. Trump ha spiegato che si tratta di due Paesi molto differenti e quindi non avrebbe obiezioni a fare un accordo separato.

Il Primo Ministro canadese, Justin Trudeau, e il Ministro degli Esteri, Chrystia Freeland, in una conferenza congiunta hanno parlato di contromisure da prendere, dal momento che i dazi sono considerati totalmente inaccettabili.

Il Canada imporrà quindi agli Stati Uniti nuovi dazi su acciaio, alluminio e altri prodotti a partire dal 1° luglio, per il valore di 16,6 miliardi di dollari. Il Ministro Freeland ha dichiarato che si tratta della più forte azione commerciale che il Canada intraprenderà nell'era postbellica.

Decisioni analoghe vengono dal Messico, dove il segretario del Ministero dell'Economia, Ildefonso Guajardo, ha fatto sapere che verranno prese misure equivalenti a quelle statunitensi, sul piano commerciale.

Queste notizie giungono in una fase non particolarmente brillante per i due paesi. In particolare, concentrando l’attenzione sul Canada, è possibile osservare che Statistics Canada (l’ente nazionale di statistica di Ottawa), ha comunicato che il Pil del Canada è cresciuto dello 0,3% sequenziale in marzo, in rallentamento rispetto allo 0,4% di febbraio (dopo il declino dello 0,1% di gennaio) ma sopra allo 0,2% del consensus di Bloomberg. Nell'intero primo trimestre l'economia canadese ha registrato parimenti un'espansione dello 0,3% contro lo 0,4% precedente. Su base annualizzata nei primi tre mesi del 2018 la crescita del Pil è stata invece dell'1,3% contro l'1,7% del quarto trimestre 2017. Lettura, peggiore rispetto all'1,8% del consensus di Bloomberg, che si attesta sui minimi dalla flessione dell'1,3% segnata nel secondo trimestre 2016.

Resta prudente, alla luce di questi dati, la politica monetaria: la Bank of Canada (istituto centrale di Ottawa) nella sua ultima riunione ha lasciato invariati all’1,25% i tassi di riferimento sui prestiti overnight, dopo averli aumentati di 25 punti base in gennaio (e prima ancora dello stesso ammontare in luglio e settembre dello scorso anno). Il prossimo meeting dell'istituto canadese si terrà l'11 luglio. La Bank of Canada ha però sottolineato come gli sviluppi registrati già dallo scorso mese di aprile rinforzino la visione, per altro espressa in precedenza, secondo cui "tassi d'interesse più elevati saranno giustificati per mantenere l'inflazione vicina all'obiettivo".

A marzo il tasso d’inflazione in Canada è calato al 2,2% annuo dal 2,3% di febbraio (1,7% in gennaio). Il dato, inferiore al 2,3% del consensus di Reuters, si è confermato comunque sopra al 2% che è il target di Bank of Canada. Su base mensile i prezzi al consumo hanno invece registrato una crescita dello 0,3% come in febbraio (0,7% in gennaio), contro lo 0,4% d'incremento atteso dagli economisti.

Il mercato del lavoro non desto preoccupazioni, in aprile il tasso di disoccupazione è rimasto infatti stabile al 5,8% già registrato in febbraio e marzo (5,9% in gennaio), sui minimi dal 1976 e in linea con le attese degli economisti.

L’economia comunque non appare in sofferenza, a marzo le vendite retail sono cresciute dello 0,6% mensile, contro il progresso dello 0,5% di febbraio e dello 0,1% in gennaio. Il dato, migliore rispetto allo 0,3% del consensus di Reuters, è il più elevato dallo scorso ottobre.

Anche la borsa non denuncia segnali di debolezza, rimanendo vicina ai recenti massimi storici, l'indice S&P/Tsx composito del Toronto Stock Exchange ha tentato infatti recentemente di riportarsi sui record assoluti di gennaio a 16421 punti ma non è per il momento riuscito nell'impresa. Le similitudini di andamento tra questo indice e l'americano S&P500 suggeriscono che difficilmente ci saranno novità in questo senso a meno di una decisa rottura dei massimi di gennaio a 2873 circa da parte dell'indice statunitense. La rottura della resistenza sull'indice S&P/Tsx sarebbe un segnale di forza decisamente interessante, perche' permetterebbe la ripresa del trend rialzista visto dai minimi di inizio 2016, interrotto da una fase sostanzialmente laterale che dura da più di un anno. Oltre area 16420/30 il target si potrebbe spostare a 18000 punti circa (resistenza intermedia a 17400). La violazione a 15275/375 della trend line che sale dai minimi di inizio 2016 e della media mobile a 100 giorni darebbero un brutto colpo alle speranze dei rialzista facendo temere un avvitamento ribassista prolungato, verso i 13400/500 punti almeno.

Il Lyxor Msci Canada Ucits Etf - Dist (CAN) è denominato in euro, permettendo quindi all'investitore di accantonare la problematica del cambio. Graficamente questo Etf è interessante: il ripiegamento visto dai massimi di febbraio 2017 si è limitato a ritracciare il 50% dell'ascesa dai minimi del gennaio 2016, conservando quindi le caratteristiche di una correzione, senza mettere in discussione la struttura rialzista precedente. Il fatto che il ribasso dal top del febbraio 2017 sia contenuto in un canale (porzione di grafico compresa tra due linee parallele) permette di ipotizzare di essere in presenza di un "flag", figura di continuazione della precedente tendenza rialzista. Il superamento del lato alto del "flag", attualmente a 63,50 circa, confermerebbe le ipotesi di aver vissuto negli ultimi mesi un ribasso correttivo, quindi temporaneo. A ulteriore sostegno dell'ipotesi rialzista il rimbalzo partito dai minimi di marzo a 55,95 euro ha superato la media mobile a 52 settimane, ora supporto a 61 euro circa. Fintanto che i prezzi rimarranno al di sopra di quel sostegno sarà possibile ipotizzare il ritorno sui massimi di inizio 2017 a 68,11 e successivamente, in caso di rottura, il test del picco di aprile 2015 a 70,33 euro.

Nei confronti dell'euro il dollaro canadese ha raggiunto recentemente un supporto rilevante: a fine maggio infatti le quotazioni hanno toccato in area 1,495 il 50% di ritracciamento del rialzo dai minimi di febbraio 2017. Questa percentuale di ritorno viene considerata come lo spartiacque che divide uno scenario correttivo da uno di inversione. La violazione di area 1,495 segnalerebbe quindi il proseguimento della fase di rafforzamento del dollaro che si porrebbe come obiettivi successivi area 1,465 e 1,430. Solo il ritorno al di sopra della media mobile a 50 giorni, a 1,54 circa, interromperebbe la fase di recupero del dollaro canada prospettando invece la ripresa della tendenza favorevole all'euro che aveva dominato tutto il 2017.

Anche in Messico la crescita economica prosegue, ed è vista in accelerazione nel 2018, anche se qui pesa l’incognita delle vicine elezioni politiche.

Secondo quanto comunicato su base preliminare dall'Instituto Nacional de Estadística y Geografía (ente statistico ufficiale), nel quarto trimestre il Pil del Messico è cresciuto dell'1,8% annuo e dell'1,0% sequenziale (progresso quest'ultimo più elevato dal terzo trimestre 2016). Nell'intero 2017 è stata dunque del 2,1% l'espansione dell'economia del Paese nordamericano contro il 2,9% del 2016, in linea con il consensus di Reuters e nel range dell'1,8%-2,3% del Banco de México. Per il 2018 la stima è di un incremento del Pil del 2,2% (2%-3% l'outlook dell'istituto centrale di Città del Messico). L’ Ocse ha rivisto recentemente al rialzo le stime di crescita per il paese portandole al 2,5% nel 2018 e al 2,8% nel 2019. Le stime del Fmi sono invece per una crescita al 2,3% nel 2018, con però delle possibili incertezze legate a rinegoziazione dell’accordo Nafta.

In Messico a luglio ci saranno le elezioni presidenziali, dove potrebbe spuntarla Andrés Manuel López Obrador (anche conosciuto con la sigla AMLO). L’ex sindaco di Città del Messico è un esponente del Movimento di rigenerazione nazionale, di sinistra e nazionalista, ed è oppositore dell’emendamento costituzionale approvato nel 2013 che aveva aperto il settore energetico del paese ai privati dopo 75 anni di monopolio di stato. Andrés Manuel López Obrador, se sarà eletto, non avvierà nuove aste pur non avendo intenzione di modificare l’emendamento. Negli ultimi anni grazie a questo emendamento sono stati raccolti più di 2 miliardi di dollari, si tratti quindi di un tema spinoso che potrebbe anche pesare sulla crescita futura.

L'indice Ipc (Indice de Precios y Cotizaciones) della borsa messicana è in una fase critica: le quotazioni sono cresciute con continuità dai minimi di ottobre 2008 a 16480 punti arrivando a toccare un massimo a luglio del 2017 a 51772 punti ma da allora hanno avviato una fase di ripiegamento che ha comportato la violazione delle medie mobili a 52 e a 100 settimane, due indicatori rilevanti nella valutazione della condizione della tendenza di lungo periodo. L'ultima settimana di maggio si è però chiusa con un deciso rimbalzo dai minimi di quota 44429, toccati in prossimità del forte supporto offerto a 43999 circa dai minimi del 18 novembre 2016. Fino a che questo supporto rimarrà intatto sarà lecito sperare in un rimbalzo. Solo oltre area 48000 tuttavia l'indice si dimostrerebbe in grado di puntare al ritorno sui record dello scorso luglio. Sotto area 44000 invece i recenti segnali di debolezza troverebbero conferma e le quotazioni potrebbero scivolare in area 39250/500 prima di trovare un supporto in grado di contenere le spinte al ribasso.

Sul grafico dell'Xtrackers Msci Mexico Ucits Etf (XMEX), denominato in dollari Usa, il supporto critico si trova in area 3,47 mentre sarebbe il superamento di area 4,30 a fornire segnali credibili di ripresa, almeno per il test di 4,80, ultima resistenza al ritorno sul top di aprile 2015 a 5,19 dollari.

Il peso messicano è in prossimità di una resistenza chiave contro euro. Le quotazioni hanno infatti avvicinato recentemente i massimi di dicembre 2017 di area 23,65, a loro volta allineati con quelli di novembre 2016 e di gennaio 2017. Il superamento dei area 23,65 sarebbe quindi un segnale di debolezza grave per la moneta del Messico, che prospetterebbe movimenti in area 26,0/26,5, sul lato alto del canale crescente disegnato dai minimi di aprile 2015. Solo discese al di sotto della media mobile a 200 giorni, un supporto dimostratosi molto efficace nel recente passato, ora in transito a 22,60 circa, segnalerebbero un ritorno di forza del peso con obiettivi almeno fino a 21,70, sulla base del canale rialzista citato.