La crescita del Pil giapponese sorprende in positivo

Il recente dato relativo al Pil giapponese del secondo trimestre ha riacceso i riflettori sulle prospettive di andamento dell'economia, e quindi anche della borsa, di questo paese. Il prodotto interno lordo del Giappone e' infatti aumentato a +0,5% t/t nel secondo trimestre dal -0,2% t/t dei primi tre mesi dell’anno.

Da notare che la crescita e' stata sostenuta dalla domanda domestica, a sua volta mantenuta salda sia dai consumi (cresciuti dello 0,7% t/t) sia dagli investimenti (+1,3% sempre su base trimestrale), mentre sul dato ha influito negativamente l'andamento delle esportazioni nette che ha pesato sulla crescita del Pil per lo 0,1%.

Il dato complessivo del trimestre e' superiore alle attese degli analisti che avevano previsto un valore pari a +0,3% dopo la flessione dello 0,2% nel trimestre precedente. Su base annuale la stima e' risultata in crescita dell'1,9% a fronte di attese pari a +1,4%. Il deflatore del Pil, una misura dell'inflazione, e' salito dello 0,1% su base annuale, anch'esso superiore alle attese pari a -0,2% ma in calo dello 0,5% a/a del primo trimestre. La stabilita' dell'inflazione dovrebbe permettere alla banca centrale, la BoJ, di proseguire nell'allentamento monetario. I membri del consiglio della Banca del Giappone sono tuttavia divisi sulla maggiore flessibilità nella politica monetaria ultraespansiva decisa nella riunione del 30-31 luglio. La BoJ non ha modificato i tassi di interesse a lungo termine, mantenendoli intorno allo zero, ma ha annunciato che consentirà una maggiore oscillazione del tasso sui decennali, che comunque oscillerà intorno allo zero secondo la strategia complessiva di "controllo della curva dei rendimenti" introdotta due anni fa in aggiunta a quella di massicci acquisti di bond e altri asset.

Decisamente incoraggiante anche l'andamento ad agosto della fiducia delle aziende manifatturiere del Giappone. Il Reuters Tankan, indice che anticipa l'omonimo sondaggio trimestrale della Bank of Japan (BoJ), e' infatti salito ad agosto a 30 punti dai 25 punti di luglio (26 punti in giugno). Si tratta della lettura piu' alta da gennaio, quando l'indice si era attestato a 35 punti. Le aspettative sono per un ulteriore recupero a 32 punti in novembre. Il sondaggio e' stato condotto tra 483 aziende giapponesi medio-grandi (di cui 261 hanno risposto) nel periodo dal 1 al 14 luglio.

Secondo quanto comunicato dal ministero nipponico di Economia, Commercio e industria, in giugno la produzione industriale è diminuita in Giappone dello 0,9% annuo, contro l'incremento del 4,2% rilevato a maggio. Su base mensile la produzione industriale è diminuita dell'1,8% ben oltre la flessione dello 0,2% di maggio ma risultando superiore al consensus del Nikkei fissato su un calo del 2,1%, insomma la guerra commerciale scatenata da Trump fa sentire i sui effetti ma meno del previsto.

Un rallentamento nella crescita dell'export lo si e' comunque registrato.

Secondo quanto comunicato dal ministero delle Finanze nipponico a luglio le esportazioni dal Giappone sono cresciute del 3,9% annuo, in rallentamento rispetto al progresso del 6,7% di giugno (8,1% in maggio) e sotto al 6,3% del consensus di Reuters. Da notare che, nel pieno della guerra commerciale lanciata da Donald Trump, l'export verso gli Usa in luglio e' calato per il secondo mese consecutivo del 5,2%, mentre sono aumentate del 6,4% le esportazioni verso l'Europa. Le importazioni sono invece aumentate dell'14,6% annuo, in decisa crescita rispetto al 2,6% di giugno (14,0% in maggio) e contro il 14,2% del consensus di Bloomberg. Il risultato è stato un ritorno in deficit della bilancia commerciale per 231,2 miliardi di yen contro i 50 miliardi attesi degli economisti e il surplus di 720,8 miliardi di giugno.

Degno di nota anche il fatto che in luglio, secondo la stima preliminare della Japan Machine Tool Builders' Association (Jmtba), gli ordini di macchine utensili in Giappone sono aumentati del 13% annuo, segnalando un'accelerazione del ritmo di crescita rispetto al precedente progresso dell'11,4% (e al balzo del 14,9% di maggio). Si tratta del ventesimo incremento consecutivo dopo sedici mesi di contrazione.

Le note stonate riguardano l'indice anticipatore del Giappone che in maggio e' sceso su base preliminare a 105,2 punti punti dai 106,9 punti della lettura finale di maggio e contro i 105,4 punti del consensus, e l'Economy Watchers corrente, che determina il sentiment tra i lavoratori in relazione all'attività economica e permette di anticipare la spesa dei consumatori. Nel mese di luglio tale rilevazione ha fatto segnare un valore pari a 46,6 punti in calo dai 48,1 punti del mese precedente risultando inferiore alle stime degli analisti pari a 47,8 punti.

Lo yen contro dollaro si muove da un anno e mezzo circa all'interno di un canale (porzione di grafico compresa tra due linee parallele) dalla modesta inclinazione ribassista: durante questo periodo infatti le quotazioni si sono limitate a ritracciare i 2/3 circa del rialzo visto tra agosto e dicembre del 2016. Un canale come quello in via di sviluppo si dimostra spesso a posteriori un elemento "correttivo", ovvero una pausa della tendenza principale, che torna a dominare nel momento in cui il limite superiore del canale, nel caso in questione in transito a 113 yen per dollaro circa, viene superato. Oltre quei livelli, e con conferma alla rottura di quota 114,40/70, dove si collocano i massimi di maggio, luglio e novembre 2017, diverrebbe probabile almeno il ritorno sul massimo di fine 2016 a 118,65 yen, quindi l'avvio di una fase di yen debole estesa. Una evoluzione in senso opposto, favorevole allo yen, verrebbe introdotta dalla violazione a 110,35 circa della media mobile esponenziale a 100 giorni e poi confermata da discese al di sotto della porzione centrale del canale, in area 107,50. Data la evidente similitudine di andamento tra la curva del cambio dollaro yen e quella dell'indice di borsa Topix (la borsa sale preferibilmente in presenza di uno yen debole) la rottura della resistenza di area 113 sarebbe un segnale incoraggiante anche per l'andamento del mercato azionario.

Il Topix e' stato protagonista nella prima parte dell'anno di una fase di ripiegamento che lo ha portato a testare in area 1645 la base del gap rialzista del 19 settembre 2017 e il 38,2% di ritracciamento del rialzo dai minimi di giugno 2016. Questo riferimento, ricavato dalla successione di Fibonacci, si dimostra spesso un supporto in grado di contenere movimenti correttivi permettendo il ripristino della precedente tendenza rialzista. Dopo il rimbalzo visto tra marzo e maggio e culminato in area 1820 le quotazioni sono tornate al di sotto dei 1700 punti, arrivando a testare con i minimi del 16 agosto a 1668 punti la media mobile a 400 giorni, indicatore dimostratosi capace in passato di interpretare bene il sentiment del mercato (da manuale il taglio al rialzo della media con un gap il 24 novembre 2016). Fino a che i supporti di area 1645/1670 rimarranno intatti le probabilita' che le oscillazioni delle ultime settimane siano una fase preparatoria per un tentativo di rialzo esteso rimarranno elevate. Prime conferme in questo senso oltre i 1800 punti, poi al superamento di 1850 e dei massimi record di gennaio a 1911. In quel caso resistenza in area 2100 circa. Sotto 1645 invece emergerebbe il rischio di cali almeno fino a 1550, 50% di ritracciamento del rialzo dai minimi di giugno 2016.

Valutazioni analoghe si possono fare per il Lyxor Japan Topix Dr Ucits Etf - Dist (JPN), avente come benchmark il Topix Gross TR e denominato in euro. L'Etf e' reduce da una prolungata fase rialzista, dai minimi di febbraio 2016 a 91,37 al top di gennaio 2018, poi toccato nuovamente a giugno, di area 137, seguita da una fase laterale che ha ritracciato solo per 1/4 circa il precedente rialzo. In questo caso la media mobile a 400 sedute transita come supporto rilevante in area 126,50 (messa gia' alla prova dai minimi di marzo e di luglio), solo la violazione di quei livelli, con conferme poi al di sotto di area 122, metterebbero in discussione le possibilita' di ripresa del rialzo facendo temere affondi verso i 115 euro circa. Oltre area 133 invece atteso un nuovo test dei 137 euro.