La borsa Usa cerca il rally di Natale, ma l'economia sta rallentando visibilmente

La borsa Usa si sta organizzando per il rally di Natale, ma attenzione perche' i segnali contraddittori da parte dell'economia sono molti e fanno temere che, anche se i prezzi dovessero effettivamente riuscire a mantenersi su di una traiettoria crescente da qui a fine anno, cosa tutta da verificare, l'inizio del 2019 potrebbe essere invece di tutt'altro tenore. Nelle ultime ore i mercati si sono concentrati piu' sulle parole di Powell che sui dati macro, un chiaro segnale di "euforia" di fine anno, un po' indotta e pilotata dai gestori (opinione personale ovviamente) nel tentativo di fase scollare la performance dello S&P500 del 2018 dalla parita' dove galleggiava fino a martedi (close a 2682,17 a fronte di una chiusura al 29 dicembre 2017 a 2673,61 punti). 

Il  presidente della Federal Reserve Jerome Powell ha infatti usato parole nel suo intervento di oggi, mercoledi', all'Economic club di New York, che lasciano pensare ad una moderazione del percorso di rialzo dei tassi di interesse. Del resto il terreno era gia' stato preparato nei giorni scorsi da Richard Clarida, vice presidente della Fed, che aveva fatto sapere che la banca centrale sara' molto attenta nel prossimo futuro ai segnali di rallentamento dell'economia, una affermazione ripetuta poi anche da Robert Kaplan, presidente della Fed di Dallas. 

Per Powell i tassi sono ormai in vista del livello neutrale, quello che non stimola e non rallenta l'economia, e non e' quindi stabilito un percorso di futuri aumenti, che saranno decisi in funzione dei dati.

I mercati hanno pero' deciso di ignorare, con il rialzo deciso visto nelle ultime ore, la ragione di questo volta faccia (un mese fa Powell aveva detto che i tassi erano "probabilmente" ancora molto lontani da un livello neutro), ovvero che l'economia sta decelerando, e forse piu' di quello che la grancassa trumpiana vuole fare credere.

E' ben noto infatti che il comparto immobiliare e' tra i piu' sensibili alle oscillazioni del ciclo economico, e soprattutto nella fasi di potenziale mutamento del tasso di crescita viene seguito con attenzione. 

Il disastroso dato sulle vendite di nuove abitazioni negli Stati Uniti, che sono diminuite del l'8,9% a ottobre rispetto al mese precedente, attestandosi a 544  mila unita', in calo rispetto alle 597 mila unità della rilevazione precedente (rivista da 553 mila unità), e' quindi un sonoro campanello di allarme, tanto piu' che le attese erano per un incremento mensile del 3,7%. 

Stessa musica per l'indice Pending Home Sales (vendite di case con contratti ancora in corso negli USA), che ha evidenziato un decremento del 2,6% nel mese di ottobre dopo l'incremento dello 0,7% a settembre. Gli addetti ai lavori avevano stimato una variazione positiva pari allo 0,8% mese su mese.

E questo dato non e' isolato. L'indice NAHB (National Association of Home Builders) relativo al mercato immobiliare e' infatti sceso a novembre a 60 punti dai 68 del mese precedente e ben al di sotto del consensus (67), mai così basso dal 2014. La lettura ha segnalato che la fiducia dei costruttori e' in netto calo.

Per adesso ovviamente non ci sono riflessi sulle ultime rilevazioni del Pil, mercoledi' e' stata comunicata la seconda stima del Pil relativo al terzo trimestre 2018 che indica un incremento del 3,5%, pari alla lettura precedente, comunque inferiore alle attese di un +3,6%. 

La dinamica delle scorte invece e' da tenere sott'occhio. A ottobre le scorte all'ingrosso (preliminare) hanno fatto segnare una crescita dello 0,7% a fronte di attese fissate su un incremento dello 0,5%. Nel mese di settembre le scorte erano aumentate dello 0,4% ad agosto dell'1% su base mensile. Il dato sulle scorte, per essere illuminante, va visto in parallelo a quello dell'utilizzo della capacita' produttiva. 

Ebbene, i dati resi noti lunedi' 26 dalla Federal Reserve di Dallas per il mese di novembre non sono certo tranquillizzanti. L'indice di utilizzo della capacita' e' sceso infatti a 9,4 punti e l'indice delle spedizioni e' sceso di 9 punti a 7,7 punti, per entrambi i  dati sono i minimi da venti mesi. Anche l'indice di produzione, che fornisce una misura delle condizioni di produzione in Texas, pur rimanendo positivo e' sceso di altri 9 punti portandosi a 8,4 punti.

In calo anche i nuovi ordini, scesi di quasi 10 punti a 9,7 punti. Il tasso di crescita dell'indice ordini si e' portato a 4,8 punti. Anche per questi due dati sono stati toccati i minimi da venti mesi.

Infine l'indice generale manifatturiero della Fed di Dallas e' precipitato a 17,6 punti dai 29,4 del mese precedente (atteso a 25 punti), ai minimi da 14 mesi.

Il dato sulla produzione industriale nazionale, ma riferito ancora al mese di ottobre, ha fatto registrare un rialzo mensile dello 0,1%, in linea con il dato precedente, ma inferiore alle attese che erano dello 0,2%. L’indice che misura l’utilizzo della capacita' produttiva e' invece  passato dal 78,5% al 78,4%.

Anche lo State Street Investor Confidence Index® (ICI) di State Street Global Exchange che misura la fiducia degli investitori nel mese di novembre 2018 parla chiaro: l’indice globale è sceso di 1,7 punti, a quota 82,7 rispetto agli 84,4 punti di ottobre. La fiducia degli investitori in Nord America è calata ulteriormente, con l'indice che ha toccato i 79,2 punti dai precedenti 81,6. Trend inverso in Europa, dove l’indice ha riportato un leggero incremento di 0,4 punti, a quota 91,9, e in Asia, dove l’ICI è salito di 2,6 punti, raggiungendo la soglia di 102,2.  

"Gli investitori stanno fortemente modificando la propria esposizione agli asset di rischio", ha affermato Kenneth Froot di State Street Associates, divisione di servizi di ricerca e consulenza di State Street Global Exchange.

"Mentre il sentiment dei consumatori e dei responsabili acquisti a livello globale si sta evolvendo gradualmente per riflettere il potenziale dei venti economici contrari, la fiducia degli investitori ha riportato uno dei peggiori e più rapidi cali degli ultimi dieci anni. I drastici peggioramenti di agosto e settembre sono stati un profetico campanello d’allarme della volatilità di mercato che ha dominato il quarto trimestre e la fiducia degli investitori è scesa nuovamente a novembre", ha dichiarato Michael Metcalfe, senior managing director e responsabile Global Macro Strategy di State Street Global Markets.

Del resto se non ci fossero questi segnali, che in molti fanno ancora finta di ignorare, come mai lo S&P 500 sarebbe al momento 2741 punti circa (piu' del 2% di rialzo oggi), praticamente sugli stessi livelli ai quali ha terminato il 2017, a 2673,61 punti, cosi' come in Nasdaq, che ha iniziato questa settimana a 4010,70 punti, sotto la chiusura del 29 dicembre 2017 a 4060,12 punti? 

Il fiato per un tentativo di andare a ricoprire alcuni dei tanti gap lasciati alle spalle nelle ultime settimane forse, visto il periodo dell'anno favorevole, i mercati lo troveranno, ma e' poco probabile invece che ci sia carburante sufficiente per sostenere il rialzo anche con l'inizio del nuovo anno.