J.P. Morgan, il "lead dog" del comparto finanziario

Il 12 aprile, prima dell'apertura della borsa Usa, sara' il turno di J.P. Morgan per la presentazione del report sugli utili. Tradizionalmente se il titolo parte al rialzo dopo la comunicazione dei dati e' un ottimo segnale anticipatore per tutto il comparto finanziario ma in generale per la borsa. J.P. Morgan viene infatti considerato un "lead dog", il capo muta sul cui andamento si modulano anche molti altri titoli. Se al contrario il mercato non premia il titolo dopo la presentazione della trimestrale si possono aprire scenari preoccupanti per il mercato. E Jamie Dimon, il CEO di J.P. Morgan, nella sua recente lettera agli investitori ha messo le mani avanti. La banca si sta infatti cautelando per fronteggiare un rallentamento dell'economia, rallentamento anticipato dal mercato obbligazionario, anche se per il momento non si prevede una vera e propria recessione. L'inversione della curva dei tassi, con i rendimenti di breve saliti al di sopra di quelli a 10 anni, infatti resta un indizio preoccupante per il futuro, un indizio che per il momento la borsa ha deciso di ignorare. Del resto i future sui Fed funds stanno iniziando a scontare un taglio di un quarto di punto nel prossimo futuro, gia' entro l'anno (con due ulteriori tagli nel 2020) una inversione a U della politica monetaria della Fed rispetto a quella pubblicizzata fino alla fine dello scorso anno che da sola giustifica la buona salute, per ora, del mercato azionario. Le borse tuttavia prima o poi dovranno fare i conti con il rallentamento dell'economia, se la Fed arrivera' effettivamente a tagliare i tassi non lo fara' di certo in assenza di rischio di una recessione, e questo rischio alla fine si vedra' anche negli utili aziendali. 


Gia' adesso graficamente J.P. Morgan non e' particolarmente brillante. I prezzi hanno infatti disegnato un "doppio massimo", figura ribassista tra febbraio e settembre 2018 in area 120 dollari, poi completato a dicembre con la violazione di 102,20 (minimo del 6 luglio), successivamente i prezzi, dopo il test del primo target del doppio massimo il 26 dicembre a 91,11 (proiezione della ampiezza della figura, moltiplicata per 0,618 volte, dal punto di rottura), sono rimbalzati per fermarsi il 19 marzo a 108,40 dollari sul 61,8% di ritracciamento del ribasso dal top di settembre 2018. Questa percentuale, ricavata dalla successione di Fibonacci, separa una correzione da una inversione. A meno di una rottura dopo la presentazione della trimestrale di area 108,40 il rischio di dover considerare il rimbalzo visto dai minimi di dicembre solo un fenomeno temporaneo restera' elevato. Sotto area 98 dollari atteso il test del target del doppio massimo (proiezione della ampiezza della di figura verso il basso dal punto di rottura) posto a 85 dollari circa.