Italia, quadro macro in miglioramento ma borsa incerta

E' notizia di questi giorni che la borsa italiana si e' guadagnata la prima posizione in termini di performance da inizio anno rispetto alle altre borse europee superando la Spagna che deteneva il primato. Sul fronte grafico mancano ancora conferme di una ripresa duratura dell'uptrend, l'indice Ftse All Share staziona infatti ancora al di sotto della resistenza critica offerta in area 25735/45 dai massimi di aprile e luglio 2015. Colpa forse delle elezioni che si avvicinano e di un quadro politico non aiuta a rasserenare gli investitori, soprattutto quelli esteri. Prova ne sono le oscillazioni brusce dello spread Btp-Bund, con i tassi sul nostro decennale in crescita e quelli del Bund stabili, l'ultima in ordine di tempo verificatasi a il 22 agosto a seguito delle parole di Silvio Berlusconi sulla doppia moneta. Il leader di Forza Italia ha proposto un utilizzo interno di una seconda moneta oltre all'Euro per rilanciare i consumi e la domanda che sono leve fondamentali per una crescita sostenibile e duratura del Paese. Berlusconi ricorda che tutti i Paesi più importanti dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, dalla Federazione Russa alla Cina e al Giappone hanno combattuto la crisi anche stampando moneta, quello che l'ex premier ritiene dovremmo fare anche noi, tenendo conto del fatto che in questo momento l'inflazione è quasi assente, parole che comprensibilmente hanno innervosito i mercati, soprattutto per il momento l'obbligazionario. 

Il quadro macro sta invece evolvendo in direzione confortante.

L'indice Zew di fiducia di analisti e investitori sulle prospettive dell'economia italiana in agosto e' salito a 11,5 punti dai 10,3 di luglio mostrando una ulteriore crescita dai 10,0 punti di giugno e rispetto ai 4,8 di maggio. Secondo l'Istat il Pil italiano nel secondo trimestre e' cresciuto infatti in linea con le stime dello 0,4% mentre su base annua la crescita risulta dell'1,5% dall'1,2% del primo trimestre, il risultato migliore registrato dall'Istat da sei anni, dal +2,1% del primo trimestre del 2011. L’istituto di statistica calcola quindi una crescita acquisita per il Pil italiano nel 2017 pari all'1,2%, valore corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato. Dal momento che la variazione acquisita e' quella che si otterrebbe in presenza di una variazione congiunturale nulla negli ultimi due trimestri dell'anno il risultato e' di per se incoraggiante, ipotizzando poi un tasso di crescita nel terzo e nel quarto trimestre simile a quello dei primi due trimestri la crescita dovrebbe raggiungere l'1,5%. 

Per inquadrare il dato italiano in un contesto internazionale l'istituto di statistica propone anche dei confronti, il Pil è aumentato nel secondo trimestre in termini congiunturali dello 0,6% negli Stati Uniti, dello 0,5% in Francia e dello 0,3% nel Regno Unito mentre in termini tendenziali la crescita registrata risulta del 2,1% negli Stati Uniti, dell'1,8% in Francia e dell'1,7% nel Regno Unito. 

Certo, i risultati raggiunti non bastano ancora a riportare l'Italia ai livelli pre crisi, ma la strada giusta sembra essere stata imboccata: l'Istat commenta che l'Italia mantiene un tasso di  sviluppo consistente e persistente, sostenuto da un aumento dell'industria e dei servizi (calo invece dell'agricoltura). Rispetto al livello toccato dal Pil italiano nel secondo trimestre del 2017 quello attuale e' ancora inferiore di oltre il 6%. Nel primo trimestre del 2008 il Pil trimestrale aveva toccato il picco dell'espansione a 424.824 milioni di euro mentre le ultime stime preliminari lo indicano a 397.458 milioni nel secondo trimestre del 2017. 

E il fatto che l'Italia in questa ripresa non sia da sola e' una ulteriore buona notizia. La banca centrale tedesca (Bundesbank) nel rapporto mensile ha indicato che il Pil nel 2017 potrebbe crescere piu' di quanto previsto lo scorso giugno (una stima che vedeva l'economia tedesca crescere quest'anno dell'1,9%). Intanto il pil del primo trimestre e' stato rivisto al rialzo dal valore di +0,6% trimestre su trimestre a +0,7% e da +1,7% su base annua a +2% mentre la stima provvisoria relativa al pil del secondo trimestre e' di un +0,6% su base trimestrale, allineata con i tre mesi precedenti. 

Indicazioni incoraggianti vengono anche dal Pil europeo che, secondo le stime flash rilevate dall'Eurostat, e' cresciuto nel secondo trimestre del 2,2% battendo le attese del 2,1%. Esiste poi un ulteriore elemento che potrebbe giocare in favore della economia italiana e quindi della borsa: dai verbali dell'ultima riunione del Consiglio Direttivo della BCE sono emerse infatti preoccupazioni per il rafforzamento dell'euro e l'ipotesi di intensificare, in durata e/o in quantita', il QE nel caso si dimostrasse necessario. 

La BCE continua a porre l'accento non solo sul rafforzamento dell'economia ma anche sul mancato riallineamento dell'inflazione ai livelli considerati obiettivi sostenibili nel medio termine. Il Consiglio della banca centrale ha fissato nel prossimo autunno il momento di una più ampia revisione della politica monetaria. Insomma la BCE non ha fretta di chiudere i rubinetti della liquidita' e questo dovrebbe permettere alla moneta unica di mantenersi ancora relativamente debole sul dollaro Usa, con benefici effetti sull'economia italiana che si conferma propensa all'export: a giugno l'Istat ha calcolato per la bilancia commerciale totale un surplus pari a 4,502 miliardi di euro contro i 4,342 di maggio (consensus 3,87).

Sara' quindi interessante vedere se nelle prossime settimane ad un contesto macro in miglioramento la borsa rispondera' con segnali grafici altrettanto incoraggianti. Per il momento come gia' segnalato l'indice Ftse All Share resta al di sotto di importanti resistenze, i massimi del 2015, toccati in corrispondenza di un importante riferimento ricavato dalla successione di Fibonacci. Su quei livelli si colloca infatti il 38,2% di ritracciamento del ribasso dal top del 2007. 

La rottura decisa di area 25800 metterebbe l'indice in condizione di puntare al raggiungimento del gradino successivo nella scala dei ritracciamenti, quello del 50%, posto a 29000 punti circa. Resistenza successiva a 33000 punti, quota che i prezzi potrebbero raggiungere, proseguendo sullo stesso sentiero di crescita seguito nell'ultimo anno, verso la fine del 2018 (area 29000 invece potrebbe venire raggiunta entro il giugno del 2018). 

A mettere in discussione la tenuta dell'uptrend che l'indice italiano ha intrapreso dai minimi del giugno 2016 potrebbe essere la violazione della media mobile a 100 giorni, comunque abbastanza lontana dai prezzi attuali, in transito a 23260 punti circa. Al di sotto di quei livelli il mercato potrebbe accorgersi della presenza di tre vistosi gap al rialzo, lasciati dai prezzi a fine aprile in area 22060, a inizio marzo a 20815 e a inizio dicembre 2016 a 19350 punti circa, e decidere di andarli a ricoprire. 

Secondo i manuali di analisi grafica la presenza di tre gap lasciati dai prezzi lungo un trend e' infatti un elemento di pericolosa fragilita' della tendenza stessa che ne mina le possibilita' di estendere. 

Parlando di gap, per riportare in equilibrio la bilancia delle prospettive future, che altrimenti potrebbe apparire pendere verso il basso, e' possibile notare la presenza di un altro vuoto lasciato aperto dai prezzi il 12 agosto del 2015, in area 25380, quando la People's Bank of China per risollevare l'export e rilanciare l'economia aveva operato due svalutazioni dello yuan ravvicinate, vuoto che potrebbe attrarre il grafico e fornire il primo obiettivo per l'indice al superamento del picco di inizio mese a 24325 punti circa.