Italia, quadro economia meglio di quello politico

Le recenti elezioni politiche hanno consegnato agli italiani un paese spaccato a meta’ da Nord a Sud e un quadro politico molto incerto, dove la mancanza di una maggioranza rendera’ molto problematica la realizzazione di un governo capace di affrontare i tanti temi scottanti sul piatto.

Alcune agenzie di rating hanno sollevato delle perplessita’ subito dopo il voto sul futuro dell’Italia e sulla capacita’ di tenuta dei conti pubblici italiani post elezioni.

Per Moody's il processo di formazione di un nuovo Governo sara’ lungo e incerto. Moody’s ha attualmente una valutazione sull’Italia Baa2, ovvero solo due gradini entro la soglia dell’investment grade, ma l’outlook e’ negativo. A pesare sul futuro del paese potrebbe non essere tanto la composizione del nuovo esecutivo quanto le politiche economiche che questo, indipendentemente dalla sua colorazione politica, andra’ ad adottare, sia sula riduzione del debito sia sulle riforme strutturali.  Per i tecnici dell’agenzia di rating sara’ necessario prestare molta attenzione riguardo alle iniziative per depotenziare le riforme realizzate dai precedenti governi, in primis sul mercato del lavoro e sulle pensioni, con particolare riferimento alla riforma Fornero del 2011 la cui cancellazione sarebbe negativa per il merito di credito italiano.

Analoghe perplessita’ sono state sollevate anche da Fitch, che teme possano aumentare i rischi sul bilancio pubblico e sul processo delle riforme. Attualmente Fitch sull’Italia ha un rating sovrano BBB mentre l’outlook stabile, ma l’agenzia si pronuncera’ nuovamente su questo rating il 16 marzo e poi il 31 agosto. Per Fitch l’esito del voto rende problematica la formazione di un Governo stabile e fa aumentare le possibilita’ di un allentamento sui conti pubblici oltre ad indebolire ulteriormente le possibilita’ di vedere implementate nuove riforme strutturali. Gli esperti di Fitch ritengono che un allentamento fiscale sia ora piu’ probabile, mutamento che limiterebbe la riduzione del debito pubblico.

La borsa e i mercati finanziari in generale tuttavia non hanno subito per il momento particolari pressioni, mantenendosi su valori non distanti rispetto a quelli precedenti l’appuntamento elettorale del 4 marzo. Le ragioni di questa tenuta delle quotazioni sono sostanzialmente 2, la prima e’ che le aspettative pre-voto, di un paese ingabbiato in una situazione di instabilita’, sono state rispettate e quindi erano in buona parte gia’ scontate dai movimenti passati, la seconda e’ che lo scenario economico e’ stato confermato in miglioramento dai recenti dati, e questo e’ un valido argine contro i tentativi di speculazione. Recentemente infatti l'Istat ha comunicato che il Pil del 2017 e’ cresciuto dell'1,5% rispetto all'anno precedente confermando le stime del governo. Il rapporto deficit/Pil si e’ attestato all'1,9%, in miglioramento il rapporto debito-Pil, risultato pari al 131,5%, in calo dal 132,0% del 2016. Questo dato e’ migliore rispetto alle indicazioni dell'esecutivo, che nella Nota di aggiornamento al Def aveva previsto un rapporto al 131,6%. Bene anche l'avanzo primario, ancora una volta positivo, per l’ottavo anno consecutivo, salito all'1,9% dall'1,5% del 2016.

E anche per il futuro si intravedono segnali incoraggianti, che non tengono pero’ ancora conto della recente evoluzione dello scenario politico: l’Ocse ha infatti rivisto al rialzo le previsioni di crescita del Pil italiano al +1,6% per il 2017 e a +1,5% per l’anno in corso, dall’1,4% e dall’1,2% che erano stati stimati a settembre (+1,3% le attese per il 2019). Anche la Commissione europea nelle previsioni economiche intermedie per quest'anno ha rivisto il Pil leggermente al rialzo: dall'1,3% previsto a novembre all’1,5% (+1,2% nel 2019). Marginali miglioramenti sono visibili anche nelle stime del Fmi, che nel suo recente aggiornamento al World Economic Outlook ha ipotizzato che il Pil del nostro paese possa crescere dell’1,4% nel 2018, %, lo 0,3% in piu’ rispetto alle previsioni dello scorso ottobre. Il Fondo monetario internazionale in occasione di queste revisioni ha fatto tuttavia notare che l'incertezza politica aumenta i rischi per l'implementazione delle riforme o per un cambio di rotta dell'agenda delle politiche, mettendo quindi in chiaro che i miglioramenti acquisiti sono suscettibili a variazioni anche in negativo.

Ma e’ soprattutto il debito pubblico che e’ stimato in calo dall’Ocse al 129,8% del Pil nel 2018 dal 131,6% del 2017 (131,5% secondo i dati Istat) e al 127,7% nel 2019.

L'Istituto nazionale di statistica ha poi fatto sapere anche che a gennaio il tasso di disoccupazione e’ salito leggermente, tornando sopra l'11%, all’11,1%, ma quello giovanile e’ sceso al 31,5% toccando il livello piu’ basso dal dicembre del 2011.

Dalle agenzie di rating vengono comunque anche dichiarazioni di fiducia: il capo economista area Emea di Standard & Poor’s, Jean-Michel Six, durante la conferenza annuale dell’agenzia dello scorso gennaio, ha sentenziato “Italy is back”. L’Italia e’ stata infatti promossa dopo anni di bocciature, il giudizio dell’agenzia di rating e’ stato portato da BBB/A-3 a BBB/A-2, con outlook stabile. Roberto Paciotti, country manager S&P global ratings Italy, ha spiegato la condizione “stabile” dell’outlook come una compensazione fra il trend di ripresa e l’elevato debito pubblico che comunque continua a pesare sulle spalle del nostro paese.

L'agenzia canadese Dbrs, confermando recentemente il giudizio BBB(high) con trend stabile per l'Italia, consapevole della probabilita' che l'esito piu' probabile delle elezioni sarebbe stato incerto, come poi verificatosi, aveva dichiarato che l'incertezza politica dovrebbe pesare in misura minore sull'affidabilita' creditizia italiana grazie alle ripresa economica in atto e al consolidamento fiscale.

L'osservazione del grafico del Ftse All Share mostra come le quotazioni abbiano aspettato le elezioni del 4 marzo in prossimita' dell'area di resistenza critica dei 25000 punti, dove si colloca il lato alto della fase laterale disegnata dai minimi del 2009. Il fatto di posizionarsi nella porzione superiore dell'intervallo che i prezzi hanno percorso negli ultimi anni e' una testimonianza di fiducia da parte dei mercati nella capacita' di tenuta del sistema Italia dopo il voto, indipendentemente dal risultato. Se ci fosse un timore concreto sulle possibilita' dell'Italia di proseguire sulla strada della ripresa la borsa avrebbe infatti probabilmente iniziato a scontare questo rischio prima del voto, scendendo almeno nella porzione centrale dell'intervallo laterale, quindi attorno ai 20000 punti. Nelle sedute immediatamente successive all'appuntamento elettorale l'indice Ftse All Share e' sceso a testare un supporto rilevante, la media mobile a 52 settimane passante a 24075 punti circa (un indicatore che sintetizza con la sua condizione rispetto ai prezzi la condizione della tendenza di medio lungo periodo, che rimane quindi per il momento orientata al rialzo), ma lo ha fatto piu' sulla spinta delle crescenti tensioni internazionali derivanti dal timore dello scoppio di una guerra commerciale tra gli Usa ed il resto del mondo, che su motivazione di matrice interna. Ed anche se i prezzi dovessero scendere al di sotto dei 24075 punti non ci sarebbe da temere un serio indebolimento della tendenza a meno di una violazione anche di area 22700. Solo sotto quei livelli l'indice potrebbe andare a saggiare la consistenza dei supporti di area 21500 e 20300. Ben piu' rilevante sarebbe invece il segnale grafico in caso di un deciso superamento dei 25000/25500 punti. In quel caso l'indice dimostrerebbe la volonta' di abbandonare la fase laterale che ha caratterizzato il mercato negli ultimi 8 anni circa in favore del proseguimento dell'uptrend intrapreso dai minimi del 2016. Primo obiettivo in quel caso in area 29000, 50% di ritracciamento del ribasso dai massimi del 2007, resistenza rilevante anche in ottica di medio lungo periodo (oltre quei livelli il target si sposterebbe infatti a 33000 punti almeno).

Segnali di sostanziale stabilita' si ricavano anche dallo studio del mercato obbligazionario. Il future sul Btp decennale resta infatti al di sopra della sua media mobile a 52 settimane, supporto in transito a 134 euro circa praticamente allineato con la linea di tendenza rialzista originata dai minimi del novembre 2011. Solo discese al di sotto di area 134 potrebbero segnalare l'emergere di tensioni al ribasso sui prezzi, e quindi al rialzo sui rendimenti, che diverrebbero comunque preoccupanti solo in caso di violazione anche dei 129 euro. Al di sotto di quei livelli si potrebbe infatti avviare una fase di ripiegamento estesa, diretta verso area 123 e successivamente 112 euro. Analogamente lo spread btp-bund, termometro rilevatore di tensioni sul mercato e di accanimento della speculazione sull'Italia in passato, resta confinato sui minimi dell'ultimo anno, con una veloce puntata, subito rientrata, in area 142 il giorno dei risultati elettorali. Un eventuale rimbalzo fino ai massimi di gennaio di area 162, per quanto da seguire con attenzione, non sarebbe comunque ancora indicazione di tensioni durature. Sopra quei livelli inizierebbe invece a suonare una sirena di allarme che sarebbe poco prudente ignorare.