Italia, piove sul bagnato, Goldman taglia le stime di crescita

Italia, piove sul bagnato, Goldman taglia le stime di crescita. 

L'indice Markit PMI sulle aspettative dei direttori degli acquisti delle aziende manifatturiere in Italia è sceso a 48,6 punti da 49,2, peggio dei 48,9 del consensus. I mercati hanno fatto finta di ignorare il dato: l'indice FTSE Italia Banche segna a fine seduta un +3,07% contro il +1,7% circa dell'EURO STOXX Banks. I titoli italiani del comparto approfittano della positività dei BTP con il decennale sceso al 3,15% di rendimento dal 3,19% di venerdì e con lo spread in calo di 6 punti base a quota 283. Sullo sfondo resta però il giudizio molto critico che Goldman Sachs dà dell'Italia.

Secondo gli esperti della banca Usa il rischio di una recessione, o almeno di una crescita prossima allo zero, per il nostro paese già a partire dall'inizio del 2019 è alto. Le stime parlano di una crescita per il 2019 dello 0,6% dopo l'1% di quest'anno, meno della metà rispetto a quella ipotizzata dal governo e 1/3 rispetto alla media attesa per l'Eurozona (con poi una risalita per l'Italia all'1,1% nel 2020 e all'1% nel 2021). Restano invece confermate le stime per Germania (+1,9%) e per la Francia (+1,7%), la Spagna che potrebbe invece migliorare dal +2,2% al 2,3%. L'ipotesi di crescita per l’intera area euro scende dal +1,8% al +1,6% principalmente per colpa della frenata italiana.

Da notare che Goldman ipotizza anche un calo dell'inflazione, all'1,1% in Italia (dall'1,3%) e all'1,6% per la zona euro dall'1,8%. Un calo dell'inflazione in questa fase di ripresa del ciclo implica che la spinta in avanti si sta già esaurendo dando ragione alle previsioni pessimistiche per il 2019 riguardo al Pil. Sarà per questi numeri, che rendono quelli contenuti all'interno della manovra sempre meno credibili in termini di raggiungimento, che il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, resta scettico sulla possibilità di arrivare ad un compromesso: non serve solo la buona volontà ma una correzione consistente della manovra. Il rischio è che si arrivi prima o poi ad una nuova spallata allo spread, che questa volta potrebbe salire a quota 400, come successo in Portogallo nel 2016, o anche superarla, prima che dall'Italia arrivi una resa in favore di posizioni più concilianti.

Secondo Goldman il rialzo dei tassi di interesse e la conseguente pressioni dei mercati finanziari, che quindi al momento sarebbe solo temporaneamente sopita, potrebbe essere la molla che convince il governo gialloverde, più delle pressioni di Bruxelles, a fare marcia indietro. Questo sempre che il governo, sotto le bordate dello spread, affondi prima di poter mettere mano ad un cambio di rotta. L'ipotesi di elezioni anticipate non è tuttavia considerata con preoccupazione dagli analisti americani, dal momento che potrebbe anticipare il mutamento della politica fiscale.

La banca statunitense menziona anche la possibilità di un nuovo giro di finanziamenti TLTRO da parte della BCE nella prima metà del 2019 per dare sollievo sul fronte del funding alle banche italiane. Non viene invece considerato credibile il rischio di un'uscita dell'Italia dall'Eurozona.