Italia e Germania, le revisioni del Pil sono tutte al ribasso

Il Fondo monetario internazionale (Fmi) il 4 luglio ha tagliato la stima di crescita del Pil della Germania nel 2018 al 2,2% dal 2,5% dell'outlook diffuso in aprile. Secondo il Fondo Berlino dovrà affrontare significativi rischi nel breve periodo a causa delle crescenti pressioni protezionistiche e alla minaccia di una Brexit più dura di quanto preventivato. Congiuntura che dovrebbe però rafforzarsi nel lungo e per questo l'outlook relativo al Pil 2019 è stato migliorato e l'espansione dell'economia tedesca è stimata al 2,1% contro il 2,0% precedente. Precedentemente, il 19 giugno, era stato l'Ifo a rivedere al ribasso le stime di crescita del Pil tedesco portandole all'1,8% per il 2018 dal 2,6% precedentemente atteso. Gli esperti avevano tagliato anche la stima per il 2019 dal 2,1% all'1,8%. Anche la Bundesbank aveva tagliato in modo pesante al ribasso le previsioni per il Pil tedesco, visto ora al 2% dal 2,5% stimato in precedenza. 
E oggi e' stata la volta dell'Italia, per la quale l'agenzia di rating S&P ha tagliato le stime di crescita del Pil all'1,3% dall'1,5% precedentemente atteso. Mantenuto invece il target dell'1,2% per il 2019. Per S&P sara' l'incertezza sulle politiche e sull commercio a portare probabilmente a una crescita degli investimenti piu' lenta. E ancora l'agenzia insiste sui rischi interni, ovvero la volonta' del governo di proseguire nel consolidamento fiscale. Per quello che riguarda l'eurozona S&P ha abbassato al 2,1% le attese di crescita (1,7% nel 2019), imputando il taglio alle tensioni sul commercio globale e ad un negoziato senza soluzione per la Brexit. 
L'Istat si accoda a S&P: l'Istituto nazionale di statistica nell'ultima nota mensile evidenzia infatti che l'indicatore anticipatore  sull'andamento economico ha messo in mostra una nuova decelerazione, consolidando uno scenario di contenimento dei ritmi di crescita.