Industrie di auto e acciaio in calo, pesano i nuovi dazi USA

L’indice settoriale europeo dei metalli industriali STOXX Europe TMI Industrial Metals segna un calo dell’1,25% in mattinata. Ieri il presidente degli Stati Uniti ha firmato le ordinanze per l’imposizione delle nuove tariffe sull’import di metalli industriali nel Paese. In particolare entro due settimane dovrebbero essere imposti dazi del 25% sulle importazioni di acciaio e del 10% su quelle di alluminio. Sono esclusi dalle nuove tariffe Canada e Messico, con i quali gli USA stanno rinegoziando l’accordo commerciale NAFTA dal quale contano di ottenere dei vantaggi in contropartita della loro esclusione dai dazi. Il rilancio dell’industria nazionale tramite i nuovi dazi su alluminio e acciaio è presentato dalla Casa Bianca come una questione di sicurezza nazionale e quindi tutti gli altri Paesi che presentino delle proposte alternative non giudicate pericolose per questa (generica) istanza sono invitati a presentarle con la possibilità di essere esclusi dai dazi. In altri termini, è questa la generale interpretazione della posizione USA, l’Australia potrebbe negoziare delle concessioni in cambio di un’esenzione dai dazi e potrebbe farlo forse anche l’Europa, mentre sembra improbabile una semplice intesa con la Cina che appare il vero obiettivo di Washington.

Oggi Axel Eggert, il direttore generale di Eurofer, l’associazione europea dell’acciaio, ha definito semplicemente un’assurdità la scusa della sicurezza nazionale e il suo collegamento al finanziamento della Nato. “Gli Stati Uniti- ha evidenziato Eurofer - importano 35 milioni di tonnellate d’acciaio l’anno e i produttori acciaio europei temono non solo la perdita dell’accesso a un mercato con il quale hanno forti legami commerciali, ma anche di più un calo ampio e rapido degli scambi verso il mercato aperto europeo”.  Eggert ha paventato la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro in Europa a seguito della perdita di export verso gli States e di una massiccia crescita delle importazioni in Europa. “Ironicamente - ha aggiunto Eggert - le stime indicano che anche gli Stati Uniti soffriranno una perdita netta di posti di lavoro come effetto della misura”. 

Sui mercati europei in queste ore si segnala il calo del 2,99% del titolo di Salzgitter e quello dell’1,3% del titolo di ArcelorMittal. La casa automobilistica tedesca Volkswagen (la più importante d’Europa) segna a Francoforte un ribasso dello 0,59% perché gli Stati Uniti sono il suo secondo mercato dopo la Cina e una guerra commerciale la danneggerebbe. Tutto il settore dell’automobile europea perde quota in queste ore con l’indice STOXX Europe 600 Automobiles & Parts che segna un ribasso dello 0,85 per cento. Renault perde lo 0,86%, Peugeot lo 0,66%, BMW lo 0,74%, FCA l’1,10%, Daimler lo 0,49 per cento.

La ministra dell’Economia tedesca Brigitte Zypries ha dichiarato dopo le nuove ordinanze USA che questo è protezionismo contro partner stretti come UE e Germania e ha annunciato che lavorerà a stretto contatto con la Commissione per rispondere in modo “ponderato ma chiaro”.
Nei giorni scorsi il presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker aveva minacciato dazi contro Harley-Davidson, bourbon e blue jeans statunitensi con l’effetto di far perdere terreno in borsa alla casa motociclistica USA che in seguito aveva condannato gli attacchi al libero mercato da parte di Washington.
Ieri Mario Draghi, numero uno della BCE, ha definito pericoloso un approccio unilaterale sul tema dei rapporti commerciali allineandosi alla folta schiera di quanti in Europa, nel Mondo, negli Stati Uniti e nello stesso Partito Repubblicano di Donald Trump ritengono che una guerra commerciale globale possa solo impoverire tutti quanti.
Gli attriti interni hanno avuto la loro maggiore manifestazione nelle dimissioni Gerard Cohn, consigliere economico di peso della Casa Bianca che ha lasciato l’incarico proprio in polemica con la linea protezionista di Trump.

La sensazione generale è che però questo sia soltanto l’inizio. Se infatti le “aperture” di Washington a Messico e Canada lasciano intendere l’esistenza di una linea negoziale sui nuovi rapporti commerciali con gli Stati Uniti, appare chiaro che l'irritazione monta in maniera pericolosa in Europa e diventa contrapposizione aperta con la Cina: gli esiti di una sterzata decisa di questo tipo appaiano tuttora dunque difficili da definire, ma senz’altro preoccupanti.