India e Sud Africa, altre due vittime del dollaro forte

India e Sud Africa, altre due vittime del dollaro forte. La lunga stagione di tassi bassi o bassissimi ha spinto, come è noto, gli investitori verso quelle attivita' caratterizzate da rendimenti piu' elevati, tipicamente il debito pubblico e privato dei paesi emergenti. Quando la Federal Reserve ha inaugurato una politica monetaria restrittiva, in risposta al ritrovato stato di buona salure dell'economia, gli stessi flussi che hanno favorito l'espansione dei paesi emergenti hanno iniziato ad invertire direzione. L'economia Usa, come dimostrano i recenti dati sul PIL, accelera il suo tasso di crescita, mentre in altre aree geografiche si assiste ad un rallentamento, con il risultato che il dollaro americano si apprezza. Il dollaro forte ha un impatto considerevole sui bilanci di quelle societa' che in dollari si sono indebitate, fa salire il livello dei non performing loans e aumentare il tasso di insolvenza delle societa', mettendo sotto pressione il sistema bancario. Queste problematiche sono emerse con prepotenza a seguito della recente crisi della lira turca, ma l'onda lunga della politica monetaria restrittiva americana non si e' fermata alle rive del Bosforo. La rupia indiana ad esempio ha toccato nuovi minimi storici contro dollaro, e anche il rand del Sud Africa e' andato in crisi.

Eppure queste due economie non stanno attraversando un brutto momento. E' quindi plausibile che dopo questo scivolone valute e borse tornino ad intraprendere un sentiero di crescita?

In India la produzione industriale e' cresciuta piu' del previsto a giugno, con forti incrementi su tutta la linea. Secondo dati ufficiali infatti la produzione industriale è aumentata del 7% su base annua, superando le aspettative degli economisti fissate su un aumento del 5,60%. La produzione è cresciuta del 6,9% e la produzione mineraria è aumentata del 6,6%. La produzione di elettricità è aumentata dell'8,5%.

A inizio agosto la Reserve Bank of India (Rbi) ha alzato di nuovo di 25 punti base i tassi d'interesse dopo il precedente pari incremento deciso in giugno (arrivato a sorpresa e che aveva fatto seguito a quattro meeting consecutivi senza variazioni). I repo sono stati portati al 6,50% e al 6,25% i reverse repo. Come fatto già nel meeting di giugno, nonostante l'intervento il Monetary Policy Committee ha ribadito che la sua posizione rimane neutrale. La Rbi ha confermato attese per una crescita del Pil del 7,4% nell'esercizio 2018-2019 (iniziato in aprile).

I rialzi dei tassi della banca centrale trovano giustificazione nell'andamento dei prezzi al consumo.

Secondo quanto comunicato dal Central Statistics Office (Cso, l’ente di statistica di New Delhi), in giugno il tasso d'inflazione e' infatti cresciuto al 5,00% annuo dal 4,87% di maggio (4,58% in aprile). Il dato e' inferiore al 5,29% del consensus di Bloomberg ma si confronta con l'1,54% del giugno 2017 e segna l'ottavo mese consecutivo sopra al target di lungo periodo del 4% della Reserve Bank of India. Su base mensile il progresso dell'indice dei prezzi al consumo e' invece stato in giugno dello 0,58% contro lo 0,51% precedente (0,29% in aprile).

La rupia ha toccato contro euro un importante supporto sia a inizio giugno sia a inizio agosto, la media mobile esponenziale a 200 giorni, passante a 78,5 circa, rimbalzando poi con decisione da quei livelli. Il rallentamento in atto da aprile 2018 della fase grafica di crescita vista dai minimi di aprile 2017 (quindi della fase di debolezza della moneta indiana contro euro), non si e' tuttavia interrotto. Le quotazioni sono nella parte alta del canale moderatamente crescente disegnato dai minimi di aprile 2015, resistenza in area 81,50. Fino a che i prezzi si manterranno al di sopra di quei livelli le attese favoriranno una fase di stabilita' del cambio oppure, in caso di discese al di sotto di area 77,50, di apprezzamento della rupia con target almeno nella porzione centrale del canale, in area 75,50. Solo oltre quota 81,50 il trend rialzista, favorevole all'euro, tornerebbe a dominare prospettando movimenti in area 86 almeno.

Anche nel caso della borsa (indice S&P BSE 500) i prezzi hanno avvicinato dei livelli graficamente rilevanti. I massimi di agosto di area 15525 sono infatti vicini ai record di gennaio a 15660 circa. Il superamento di quella soglia permetterebbe di ipotizzare la ripresa del trend rialzista attivo dai minimi di inizio 2016 con obiettivi sui 17000 punti almeno. Solo cali al di sotto dei 15080/110 punti, massimo di maggio e base del gap rialzista del 27 luglio, potrebbero essere fonte di problemi e fare temere il test in area 14600 della media mobile esponenziale a 200 giorni e della linea che unisce i minimi di marzo e di giugno, supporto critico in questa fase.

Per l'investitore nostrano che volesse puntare sulla borsa indiana (con Etf o strumenti simili), le condizioni da rispettare sono 2, la tenuta del supporto di area 15080 da parte dell'indice e della resistenza di area 81,50 per il cambio euro/rupia.

Piu' delicato invece lo scenario riguardante il Sudafrica, dove il contesto macro non e' brillante e dove il rand e' stato colpito pesantemente dalle tensioni montanti attorno alla lira turca.

A marzo la Banca centrale sudafricana aveva portato il costo del denaro al livello più basso degli ultimi due anni portandolo al 6,5%, con l'intento di aumentare la crescita, che nel 2017 ha visto il Pil espandersi dell'1,7%, e di mantenere bassa l'inflazione. La banca centrale ha un target per il tasso di inflazione tra il 3% e il 6%. 

In Sudafrica l’indice nazionale dei prezzi al consumo e' cresciuto al 4,6% base annua a giugno dal 4,4% del mese di maggio. Sempre a giugno l'inflazione “core” (quella che non considera i prezzi di alimentari, bevande non alcoliche, petrolio ed energia), e' scesa al 4,2 per cento su base annua dal 4,4% di maggio.

Le previsioni del Fondo monetario internazionale sono incoraggianti: nel suo ultimo World Economic Outlook Update di luglio ipotizza che la ripresa possa proseguire nel 2018 e nel 2019. Nel primo trimestre del 2018 in realtà il Pil si e' contratto del 2,2% rispetto al trimestre precedente (quando era cresciuto del 3,1%), il peggiore risultato dal primo trimestre del 2009, con una crescita su base annua dello 0,8%, ma il Fmi sottolinea come alcune componenti che hanno portato a questo risultato siano temporanee.

Contro euro il rand aveva gia' interrotto a febbraio la fase di apprezzamento, che lo aveva visto passare dai massimi di novembre 2017 a 17 circa ai minimi di quota 14,15 circa, per poi accelerare al rialzo (grafico) nella prima parte del mese di agosto riproponendosi in area 17. Solo discese nuovamente al di sotto di area 15,30 segnalerebbero la fine delle tensioni sulla moneta del Sudafrica che in caso contrario potrebbe facilmente tornare ad interessare i massimi di gennaio 2016 a 19 circa.

Piu' contenute invece le reazioni della borsa, con l'indice FTSE/JSE Africa All Share che non ha violato supporti di rilievo. I prezzi si muovono infatti da maggio all'interno di una fascia compresa tra i 54500 ed i 59000 punti circa, con le recenti tensioni che li hanno ricondotti nella porzione centrale del range. Un segnale graficamente preoccupante verrebbe solamente con la violazione in area 54500 della trend line rialzista che sale dai minimi di inizio 2016, supporto al di sotto del quale verrebbe messa in discussione la tenuta della tendenza crescente di medio lungo periodo. La tenuta di questo sostegno e la rottura dei 59000 punti lascerebbero invece spazio al ritorno sui massimi di gennaio di quota 61776 punti.