Gli Usa continuano a crescere, cosa faranno Alphabet, Amazon, Apple e Microsoft?

Il mandato di Janet Yellen scade a febbraio 2018, la Casa Bianca ha scelto Jerome Powell, 64 anni e dal 2012 tra i membri del board della Fed, per la prossima presidenza della banca centrale Usa. Jerome Powell e' un convinto sostenitore delle scelte di Janet Yellen, si andra' quindi avanti nel segno della continuita'. Nell'ultima riunione del Fomc, il comitato di politica monetaria, conclusasi il primo di novembre, la Federal Reserve ha deciso di mantenere i tassi invariati all'1-1,25%, livello a cui furono portati lo scorso giugno con una stretta di 25 punti base (il quarto rialzo da giugno 2016), ma ha lasciato intendere che prendera' in considerazione un eventuale incremento del costo del denaro nell'ultima riunione dell'anno in programma il 12 e 13 dicembre. I mercati sono ormai convinti che questa decisione verra' presa, i contratti future sui Fed Fund attribuiscono a tale ipotesi una probabilità del 98.5%. Intanto la riduzione iniziata in ottobre del bilancio, gonfiatosi a seguito del QE, sta procedendo. 

Dal Federal Open Market Committee, il braccio di politica monetaria della Fed, sono usciti commenti riguardanti il mercato del lavoro, che continua a rafforzarsi (tasso di disoccupazione al 4,2% a settembre e probabilmente anche a ottobre), e la attivita' economica, che cresce con passo sicuro nonostante i danni causati dagli uragani che hanno colpito recentemente il Texas e la Florida. La crescita economica effettivamente resta robusta, come testimoniano anche i dati di recente uscita. 

Negli Stati Uniti le aziende private hanno creato infatti ad ottobre 235.000 nuovi posti di lavoro, l'incremento maggiore dal marzo di quest'anno, a fronte di attese di 200.000 nuovi posti, in forte miglioramento dai 110.000 di settembre. L'Ism manifatturiero e' risultato a 58,7 punti a ottobre a fronte dei 59,5 stimati, comunque saldamente al di sopra dei 50 punti, la soglia che indica espansione. La lettura finale dell'indice Pmi è a ottobre 54,6 a fronte di una stima flash di 54,5 e bene al di sopra del 53,1 di settembre. L'indice di Produttivita' del settore non agricolo e' cresciuto del 3% nel terzo trimestre 2017 dopo l'incremento dell'1,5% della rilevazione precedente, risultando superiore al consensus fissato su un indice del 2,4%. 

In base ai dati Dipartimento al Commercio americano il Pil tra giugno e settembre e' cresciuto del 3% (contro il 2,4%-2,6% atteso) ma secondo un indicatore sviluppato da Aberdeen Asset Management, la Us Nowcast, la crescita in realta' e' stata del 4,1% su base annua. Una performance di questa entita' agevola sicuramente il passaggio della riforma della tassazione voluta con forza da Donald Trump, riforma che a sua volta, se approvata dal Congresso, potrebbe fare volare l'economia di un 3-5% in piu' rispetto a quello che sta gia' facendo, portando quindi gli Usa su tassi di crescita da paese emergente. Un recente survey condotto da Merrill Lynch sui gestori di fondi stima che il 68% di essi si aspetta l’approvazione del piano fiscale. Goldman Sachs ipotizza che la riforma fiscale potrebbe accrescere i profitti delle aziende incluse nel paniere S&P 500 del 12%.

Del resto gia' adesso la Federal Reserve di Atlanta prevede una crescita del Pil nel quarto trimestre del 4,5% su base annualizzata. La Fed di Atlanta ha rivisto al rialzo anche le stime sui consumi reali e sugli investimenti privati, che salgono rispettivamente al 4,1% dal 2,8% e all'8,8% dal 4,4% ipotizzati in precedenza. 

Una idea dello stato di salute dell'economia statunitense lo si ricava analizzando i profitti di Alphabet, Amazon e Microsoft, le tre societa' che da sole hanno una capitalizzazione equivalente al Pil italiano di 1600 miliardi di euro circa.

Nel terzo trimestre del 2017 Amazon ha accumulato 256 milioni di dollari di utili a fronte dei 252 milioni dello stesso periodo del 2016 mentre i ricavi sono saliti del 34% a 43,7 miliardi di dollari (attesi 42,14 miliardi). I profitti per azione sono fermi a 52 centesimi, comunque molto superiori alle attese di 3 centesimi. 

Alphabet, la società che controlla Google, ha visto crescere nel trimestre il fatturato del 24% a 27,8 miliardi a fronte di attese di 27,2 miliardi. L'utile e' risultato pari a 6,73 miliardi di dollari, o 9,57 dollari per azione, dai 6,33 miliardi di dollari, o 7,25 dollari per azione, dello stesso periodo del 2016 e con gli analisti che prevedevano un utile pari a 8,31 dollari per azione.

Anche Microsoft ha battuto le stime registrando un utile netto di 6,58 miliardi, in crescita del 16% e un fatturato di 24,5 miliardi di dollari, in crescita del 12%. Limitatamente alle attività di cloud business la crescita dei ricavi è stata del 13,5% a 6.922 miliardi.

Apple, altro componente della pattuglia dei FAAMG (un acronimo coniato da Goldman Sachs per identificare i titoli più interessanti di Wall Street e che include anche Facebook) non e' stata a guardare e nel quarto trimestre 2016/2017 ha battuto le attese con i ricavi che hanno raggiunto i 52,6 miliardi di dollari, in crescita del 12% anno su anno, e gli utili saliti a 2,07 dollari per azione (+24%). 

 

Per il momento il quadro grafico dei titoli citati resta caratterizzato da una impostazione rialzista facilmente riconoscibile. Alphabet, Amazon, Apple e Microsoft sono tutti bene al di sopra della media mobile a 100 sedute, indicatore che sintetizza con la sua posizione rispetto ai prezzi la condizione della tendenza di medio periodo. Tutti e quattro i titoli hanno poi fatto registrare recentemente nuovi massimi storici. La variazione percentuale ad un anno, fino ad inizio novembre, vede Alphabet in crescita di circa il 34%, Amazon del 45%, Apple del 57% e Microsoft del 42% a fronte di un indice S&P500 che nello stesso periodo e' cresciuto del 24% circa. 

E il mercato non sembra ancora essere sazio di rialzi, l'industria dei chip ad esempio è in grande fermento dopo che Qualcomm ha ricevuto un'offerta, in contante e carta, da Broadcom. Tenendo conto anche del debito di 25 miliardi di dollari di Qualcomm il controvalore dell'offerta è di 130 miliardi di dollari. Le voci di questa operazione hanno dato nuovo impulso al rialzo all'indice Philadelphia Semiconductor, il Sox, ormai ad un soffio dai massimi dal 2000 toccati a 1361,61 dollari. Se da un lato e' vero che il rialzo degli ultimi mesi si e' realizzato con una velocita' fuori dal comune, tanto da fare sconfinare anche l'Rsi calcolato a 14 settimane in netta area di ipercomprato (quella condizione che di norma anticipa la realizzazione di correzioni al ribasso), e' anche vero che per il momento non si colgono segnali di rallentamento. I prezzi potrebbero quindi superare prima area 1360, inviando un nuovo segnale di forza, andando poi a disegnare una flessione correttiva che potrebbe pero' rivelarsi solo temporanea. 

Considerazioni analoghe si potrebbero adattare anche al quadro grafico dei 4 giganti della tecnologia gia' citati, tutti infatti si sono lasciati alle spalle di recente a seguito della presentazione dei dati di bilancio trimestrali degli evidenti gap sul grafico (Alphabet a 1006 dollari circa, Amazon a 983 dollari, Apple a 168,50 e Microsoft a 79 dollari circa) che potrebbero venire ricoperti prima della ripresa della fase crescente. Una eventuale flessione a ricopertura parziale o totale di questi strappi sul grafico sarebbe tuttavia da considerare almeno in prima battuta una occasione di ingresso al rialzo puntando su di un successivo sfondamento dei massimi.

Per Alphabet al superamento di area 1063, massimo di fine ottobre coincidente con il lato superiore del canale crescente disegnato dai minimi di luglio 2015, si aprirebbero spazi di rialzo verso i 1250 dollari (resistenza intermedia a 1150). Amazon oltre il picco di area 1125 incontrerebbe una prima resistenza a 1170 dollari, oltre quell'ostacolo possibili poi movimenti verso i 1350 dollari. Nel caso di Apple invece il target ipotizzabile si colloca inizialmente in area 185 dollari ma in ottica temporale piu' estesa si potrebbero realizzare anche rialzi fino in area 222/223 dollari. Obiettivo a 90 dollari invece per Microsoft che recentemente ha sfondato, con il gap del 27 ottobre, il lato alto del canale crescente che parte dai minimi di giugno 2016.