Giappone, economia in ripresa, borsa forte e yen debole

Nell'immaginario degli investitori il Giappone è un paese caratterizzato da una economia in costante deflazione, incapace di ritornare ai fasti degli anni '90. La "abenomics", la politica economica di tipo keynesiano del primo ministro Shinzo Abe, che il 22 ottobre andrà alle urne in cerca di una riconferma, inizia tuttavia ad avere gli effetti sperati, almeno stando ai dati economici di recente uscita.
 
Ci sono infatti segnali di accelerazione della crescita dell’attività manifatturiera del Giappone, che resta per il tredicesimo mese consecutivo in fase espansiva. La lettura finale dell’indice Pmi stilato da Markit/Nikkei segna infatti per settembre un progresso a 52,9 punti dai 52,6 punti delle stime preliminari e contro i 52,2 punti registrati in agosto (52,1 punti in luglio, livello più basso dai 51,3 punti del novembre 2016).
 
L'Ufficio di Gabinetto nipponico ha poi comunicato il dato relativo all’Economy Watchers corrente, sondaggio che determina la fiducia tra i lavoratori in Giappone in relazione all'attività economica e permette di anticipare la spesa dei consumatori. In settembre la lettura è per un progresso a 51,3 punti dai 49,7 punti registrati in luglio e agosto (50,0 punti in giugno). Il dato, migliore rispetto ai 50,2 punti del consensus, è il più elevato dai 51,6 punti segnati nel dicembre 2016.
 
Bene anche il dato preliminare relativo ad agosto dell’indice anticipatore del Giappone, comunicato dall’Ufficio di Gabinetto nipponico,  che segna un progresso a 106,8 punti dai 105,2 punti della lettura finale di luglio (105,9 punti in giugno), ma sotto ai 107,1 punti stimati dagli economisti. Si tratta comunque della lettura più elevata dal febbraio 2014. L’indice di coincidenza, che sintetizza lo stato attuale dell'economia, è parimenti cresciuto a 117,6 punti dai 115,7 punti di luglio (116,8 in giugno). Il dato, che si confronta con i 117,5 punti del consensus, si attesta sui massimi dall’ottobre 2007.
 
Intanto l’indice Tankan della fiducia delle grandi imprese del Sol Levante sale sui massimi in dieci anni. L’indice, stilato trimestralmente tra 10.500 aziende dalla Bank of Japan, nel terzo trimestre 2017 è infatti cresciuto ulteriormente a 22 punti dai 17 punti del periodo aprile giugno (12 punti nei primi tre mesi del 2017 e 10 punti nel quarto trimestre 2016). Il dato, che si confronta con i 18 punti del consensus del Wall Street Journal, è il più elevato dal terzo trimestre 2014. La componente in prospettiva dell’indice è invece cresciuta da 15 punti a 18 punti (11 punti nel primo trimestre), contro i 16 punti attesi dagli economisti.
 
La ripresa è evidente nel settore dell'auto: secondo quanto comunicato dalla Japan Automobile Manufacturers Association, in agosto la produzione di auto ha registrato un progresso del 5,6% annuo, in accelerazione rispetto all’incremento dell’1,4% di luglio, a quota 695.761 veicoli. L’incremento per le sole vetture passeggeri è stato invece del 6,9% contro il 2% del mese precedente. Del resto che l'economia tira lo dimostra anche il surplus delle partite correnti, balzato secondo i dati del ministero delle Finanze nipponico del 20,8% annuo in agosto a 2.380 miliardi di yen contro i 2.320 miliardi di luglio (più che raddoppiato rispetto ai 934,6 miliardi di giugno) e sopra ai 2.233 miliardi del consensus. Il dato segna il trentottesimo mese consecutivo di surplus.
 
Positiva anche la dinamica dei salari, secondo quanto comunicato dal ministero nipponico di Salute, Lavoro e Welfare di Tokyo, su base preliminare, in agosto i salari medi totali sono infatti cresciuti in Giappone dello 0,9% annuo dopo il progresso dello 0,4% registrato in giugno e luglio (quest’ultimo rivisto dal calo dello 0,3% comunicato in precedenza) e sopra allo 0,5% del consensus. I salari reali sono invece cresciuti dello 0,1% annuo come in luglio, dopo il declino dello 0,8% di giugno (e la lettura invariata di aprile e maggio).
 
Unica nota stonata in questo quadro espansivo è il marginale declino per le aspettative sull’inflazione del Corporate Japan che emerge dall’Inflation Outlook of Enterprises, relativo al terzo trimestre, pubblicato dalla Bank of Japan (BoJ). Nei tre mesi allo scorso 30 settembre, infatti, la stima d’inflazione nel 2018 è calata allo 0,7% annuo dallo 0,8% del secondo trimestre. Confermata invece all’1,1% la previsione a tre e cinque anni.
 
Ad agosto l'indice dei prezzi al consumo (CPI) è comunque cresciuto dello 0,2% su base mensile mentre su base annua si è registrata una crescita dello 0,7%, in linea con il mese precedente e con il consensus. Il dato preliminare relativo all'area di Tokyo, che viene considerata un ottimo anticipatore del trend dei prezzi al consumo nazionale, per il mese di settembre, evidenzia  una variazione di -0,1% su mese. Su base annua invece l'inflazione cresce dello 0,5% (rispetto al +0,6% delle attese), in linea con il mese precedente.
 
Si tratta di dati che rendono probabile il proseguimento della politica ultra espansiva della Bank of Japan. Il governatore della BoJ, Haruhiko Kuroda, ha infatti confermato anche di recente che l'istituto continuerà a lavorare con tutti gli strumenti a disposizione per raggiungere l’obiettivo dell’inflazione al 2%. I tassi al -0,10% e il quantitative easing in corso non fanno nulla per sostenere lo yen, favorendo di fatto la crescita per vie esterne dell'economia e rendendo probabile il proseguimento del rialzo della borsa, sostenuta dalla prospettiva di guadagni più facile per le tante aziende esportatrici.
 
L'indice Topix è in crescita costante da più di un anno, da quando nel luglio 2016 i prezzi avevano toccato in area 1193 i minimi del febbraio dello stesso anno, e si sta avvicinando ad un test importante. Le quotazioni sono infatti ormai in vista dei massimi dell'agosto del 2015, a 1703 punti circa, una resistenza il cui superamento aprirebbe la strada al ritorno sui record di marzo 2007 a 1824 punti. Ma i target ipotizzabili per il medio lungo periodo si spingono anche oltre quella soglia ed interessano area 2000, dove transita il lato alto del canale crescente che parte dai minimi del 2012.
 
La mancata rottura di area 1703 e la violazione di 1642, picco del 7 agosto, potrebbero invece avviare una fase di ripiegamento che comunque solo al di sotto della trend line che sale dai minimi di metà 2016, passante a 1600 punti circa, diverrebbe preoccupante per la tenuta della struttura rialzista di fondo. L'andamento dell'indice di borsa è fortemente condizionato anche da quello del cambio: a fasi di debolezza dello yen infatti di norma corrisponde un apprezzamento dei corsi azionari, viceversa con uno yen in recupero la borsa giapponese fatica ad apprezzarsi.
 
Per quello che riguarda il cambio euro yen il grafico si trova in una fase cruciale, l'andamento futuro della moneta potrebbe condizionare anche la borsa e deve quindi essere seguito con attenzione: i massimi di settembre di area 134,40 si collocano infatti esattamente sul 61,8% di ritracciamento del ribasso dai massimi di dicembre 2014 di quota 149,70. Il superamento di questo importante riferimento ricavato dalla successione di Fibonacci permetterebbe di considerare il rialzo visto dai minimi di giugno 2016 come una tendenza autonoma, destinata a proseguire nel tempo, e non come una semplice reazione correttiva al ribasso subito dalla fine del 2014.
 
La rottura di 134,40 aprirebbe quindi nuovi spazi di rialzo grafico (e quindi di debolezza per lo yen contro euro) prospettando il raggiugimento, nel medio periodo, di area 150 con resistenza intermedia a 141 circa. La rottura di area 134,40 sarebbe quindi un evento rilevante anche per l'investitore domestico che si è impegnato su titoli o etf del Sol Levante dal momento che il movimento del cambio andrebbe ad erodere gli eventuali guadagni derivanti dal movimento delle azioni. Il mancato superamento di area 134,40 potrebbe invece essere l'inizio di un ripiegamento grafico, con lo yen in rafforzamento sull'euro.
 

La violazione a 131 circa della media mobile a 50 giorni rischierebbe di essere seguita quindi da un fase ribassista diretta verso i 125 e 122 yen. Un movimento di questa ampiezza rischierebbe di avere un impatto negativo anche sull'andamento della borsa e suggerirebbe quindi di abbandonare le strategie rialziste eventualmente in essere.