FCA alle prese con diversi dossier in attesa del piano industriale

"Magneti Marelli è una bellissima realtà automotive italiana e non stupisce che la stampa l'abbia associata a Brembo. Ma per diversi motivi da parte nostra non c'è interesse per la divisione lighting". Il vicepresidente esecutivo di Brembo, Matteo Tiraboschi, ha così smentito l'ipotesi di un intervento per la controllata di Fca che il gruppo valuta di scorporare.
Lo scorso 28 febbraio la stessa FCA aveva confermato l'esame dello spin-off di Magneti Marelli e annunciato l'intenzione di valutare in dettaglio le opzioni per l'operazione nel secondo trimestre del 2018, in concomitanza con lo studio del piano industriale 2018-2022. Non v'è certezza ancora dunque sugli esiti dell'operazione, anche se le pressioni su FCA hanno riattivato l'interesse per un dossier che sembrava essere passato temporaneamente in secondo piano. 
Va ricordato che l'ipotesi principale sembra quella di una quotazione del 50% circa di Magneti Marelli, anche se di recente si è anche ipotizzato un intervento di CDP, magari a fianco di un socio industriale, che porterebbe comunque la società della componentistica automotive in Borsa in un secondo momento. In questo secondo scenario dunque FCA potrebbe uscire completamente da Magneti Marelli lasciando a CDP ed eventuali soci il percorso per la successiva quotazione.
Gli ultimi giorni d'altronde non sono stati semplici per la casa della Fiat e della Chrysler, il primo marzo i dati del Ministero dei Trasporti sulle nuove immatricolazioni di vetture in Italia a febbraio hanno mostrato un pesante calo del 16,87% delle nuove vetture Fiat a 32.409 unità. A poco è servita la crescita del 18,6% di Alfa Romeo a 4.509 unità o il balzo di Chrysler/Jeep/Dodge a 6.854 unità (+79,80%). Oltretutto la Lancia ha registrato un calo del 41,85% a 4.185 unità. Un mese in calo insomma che conferma un trend che appare assai più generale.
Nello stesso mese di febbraio infatti negli Stati Uniti Chrysler ha registrato un calo delle vendite dell'1,6% a 163.094 unità e per quel poco che conta la Fiat d'oltre Atlantico ha segnato un calo complessivo del 42,1% a 1.241 unità, anche se l'Alfa Romeo USA ha mostrato una crescita del 254% a 1.568 veicoli.
A livello europeo gli ultimi dati di Acea sul mercato delle quattro ruote sono quelli di gennaio che ha visto però una crescita delle immatricolazioni del gruppo FCA dell'1% a 83.547 unità. 
Se si guarda al mercato brasiliano il febbraio di Fiat vede nell'auto il 7,36% del mercato in mano al brand Fiat e un altro 4,61% alla controllata Jeep: sommate le due quote di mercato si arriva al terzo posto dopo GM e Volkswagen che invece si piazzano al terzo e al secondo posto rispettivamente nel settore dei veicoli commerciali leggeri, dopo Fiat che controlla il 35,38% del mercato da sola.
Nei giorni scorsi, tra l'altro la sempre più spinta politica dei dazi portata avanti da Donald Trump negli Stati Uniti ha impattato i mercati e anche il titolo FCA, anche se invero i rischi per la controllante di Chrysler appaiono su questo fronte limitati.
In questi giorni inoltre il Financial Times ha riportato di un probabile stop alla produzione di auto diesel di casa FCA a partire dal 2022: anche per questo dossier si attende il nuovo piano industriale.
Fra l'altro il prossimo anno, con l'assemblea 2019, Sergio Marchionne, il demiurgo della FCA degli ultimi anni lascerà il gruppo a un successore il cui nome non è ancora noto, anche se circolano voci su una possibile nomina di Mike Manley, capo di Jeep, di Alfredo Altavilla, numero uno di FCA Europe, o di Richard Palmer, CFO di FCA, tutte indiscrezioni che lasciano immaginare una successione in favore di un manager interno e all'insegna della continuità.
L'appuntamento di FCA con il Salone di Ginevra 2018 che comincia oggi sarà dunque sicuramente importante per fornire qualche prospettiva su un gruppo al lavoro su tanti fronti contemporaneamente.
In queste ore il titolo segna comunque un recupero del 2,41% a 16,55 euro mentre Brembo guadagna lo 0,33 per cento.