FAANG, la corsa non si ferma, con alcuni distinguo

Donald Trump continua a tenere la scena del dibattito internazionale. Dopo le anticipazioni sull'introduzione di nuovi dazi sulle materie prime, che a inizio marzo avevano destabilizzato i mercati finanziari facendo temere l'avvio di una vera e propria guerra commerciale globale, Donald Trump e' infatti tornato in sotto i riflettori con un intervento che ha portato scompiglio nel settore dei tecnologici.

 

Il presidente degli Stati Uniti ha firmato il decreto che blocca una operazione da 117 miliardi di dollari, l'acquisizione di Qualcomm (settore semiconduttori, leader per i microchip dei telefonini e della tecnologia 5G) da parte di Broadcom, un gruppo con sede fino a poco tempo fa a Singapore e ora tornato negli Usa (senza rassicurare pero' il Comitato per gli investimenti esteri degli Stati Uniti).

 

A giustificare questa mossa inconsueta sarebbero state preoccupazioni legate alla sicurezza nazionale. C'e' da dire che Qualcomm stava gia' cercando da parte sua di opporre resistenza ad una proposta di acquisto non richiesta, l'impressione degli esperti e' che in realta' Trump sia intervenuto piu' per motivi di protezionismo commerciale che di effettive preoccupazioni relative alla sicurezza nazionale. In gioco c'e' comunque anche il comando sulle reti di nuova generazione 5G, la volonta' di non fare cadere questa innovazione in mani straniere e di evitare che il colosso cinese delle tlc Huawei possa diventare dominante.

 

Queste notizie di cronaca confermano quanto sia importante il settore della tecnologia per la crescita Usa, sia a livello economico ma anche borsistico. L'andamento dei FAANG, acronimo che indica i cinque colossi hi-tech di Wall Street, cioe' Facebook, Apple, Amazon, Netflix, e Alphabet-Google, continua ad essere orientato al rialzo, insensibile al rischio di aumento dei tassi, di guerre commerciali e di "Russiagate".

 

Quanto questi titoli stiano facendo la differenza lo mostra un semplice confronto con il paniere S&P500: nell'ultimo anno la rivalutazione dell'indice e' stata del 17% circa, quella dei FAANG invece e' stata, ipotizzando di averli inseriti in un paniere con eguale peso, di quasi il 63% (con un minimo di crescita di Apple, del 30% sui 12 mesi, e un massimo di Netflix, del 128% circa). Come sempre le performance passate non sono garanzia di analogo andamento anche nel futuro, tuttavia lo studio del trend dei 5 singoli titoli depone in favore del proseguimento del rialzo, seppure con alcuni distinguo.

 

In alcuni casi infatti, come per Alphabet, Apple e Facebook, i titoli sono andati incontro ad una fase correttiva nella prima parte del 2018 che ha permesso di ridimensionare il tasso di crescita medio dei prezzi, rendendolo forse piu' sostenibile nel tempo, nel caso di Amazon e Netflix l'uptrend ha continuato a correre invece senza interruzioni anche nell'ultimo mese, facendo registrare per entrambi nuovi record assoluti, introducendo quindi una situazione di "ipercomprato" che potrebbe limitare la possibilita' di proseguimento del rialzo, almeno nel breve termine.

 

Per Netflix in particolare si nota la comparsa di una configurazione "bearish engulfing" sul grafico a candele giapponesi il 12 marzo che potrebbe anticipare l'inizio di una fase di ripiegamento, anche se solo temporanea.

 

Tutti i titoli corrono comunque attualmente al di sopra della loro media mobile a 100 giorni, indicatore utilizzato dagli studiosi dei grafici per dare una valutazione sintetica della condizione della tendenza di medio periodo (che e' da ritenere rialzista se la media viaggia, come in questi casi, al di sotto dei prezzi), ma ancora una volta, mentre Alphabet, Apple e Facebook sono entrati in contatto con la media durante il mese di febbraio, tornandone poi saldamente al di sopra a marzo, Amazon e Netflix se ne sono mantenuti largamente al di sopra anche durante la recente fase di incertezza.

 

C'e' comunque un'altra media mobile, quella a 20 sedute, che potrebbe essere utile in questa fase nella definizione di strategie operative per i due titoli piu' in salute: fino a che Amazon e Netflix rimarranno al di sopra di questo riferimento, passante rispettivamente a 1500 e 293 dollari circa, sara' possibile continuare a scommettere nel proseguimento del rialzo. Difficile fornire obiettivi per questi due titoli data la mancanza di riferimenti storici precedenti, come detto sono entrambi in area di record assoluti, tuttavia nel caso di Amazon, se i prezzi sapranno stabilizzarsi oltre l'area critica dei 1600 dollari, si potrebbero immaginare obiettivi fino a 2000 dollari circa (ottenuti con il metodo della proiezioni di Fibonacci applicate al rialzo attivo dai minimi del 2015), mentre per Netflix il target (ottenuto con la stessa metodologia), si colloca a 400 dollari circa.

 

All'interno del terzetto restante e' probabilmente Apple il titolo che dimostra maggiore forza: le quotazioni hanno superato infatti il 12 marzo i massimi del 18 gennaio di quota 180,10 dollari, resistenza gia' messa alla prova a fine febbraio senza successo. Possibile ora il test a 187 circa del lato alto del canale crescente che parte dai minimi di giugno 2016. Oltre quei livelli verrebbe inviato un nuovo segnale di forza per area 220/222 dollari (obiettivo ottenuto con il metodo del raddoppio del canale). Sotto la media mobile a 100 giorni, a 171 circa, e con conferme alla violazione a 167,50 della base del gap rialzista del 15 febbraio, rischio invece di test della base del canale crescente a 154 dollari circa.

 

In merito ad Alphabet e a Facebook i riferimenti grafici da tenere sotto controllo sono invece rispettivamente i massimi di gennaio a 1198 dollari e quelli di febbraio a 195,32 dollari. Alphabet al di sopra dell’area 1200 dollari si aprirebbe la strada al test dei 1275 dollari e successivamente di area 1400. Sotto la media mobile a 100 giorni, a 1075 circa, probabile invece il ritorno in area 1000 dollari, supporto successivo a 900 circa.

 

Per Facebook invece la rottura di 195 potrebbe aprire la strada al test di area 210 dollari, in ottica temporale piu' dilatata, di 240 dollari circa. Preoccupante invece la violazione a 172 dollari della linea che sale dai minimi di inizio 2017, supporto in quel caso non prima di area 160 dollari.