Elezioni Usa, quali prospettive per i mercati azionari?

La statistica e' in favore di un rialzo della borsa (Usa) ma Trump potrebbe dimostrarsi eccentrico anche in questo: dal 1946 negli anni che hanno visto una elezione di medio termine lo S&P500 ha guadagnato in media il 18,4% nei nove mesi dal 30 settembre, subito prima del voto, al 30 giugno successivo (dati di Ned Davis Research). Nella stessa finestra temporale degli anni un cui non si e' votato l'indice ha guadagnato "solo" il 4,9%. 

Scendendo piu' in dettaglio si scopre che ogni mandato presidenziale di 4 anni e' formato da 16 trimestri, e che il migliore di questi trimestri e' stato in passato quello nel quale siamo adesso, ovvero l'ultimo quarto dell'anno nel quale ci sono le elezioni di meta' mandato. Nel trimestre delle elezioni di mid term l'indice S&P500 ha guadagnato dal 1946 la media del 7,5%. I due successivi trimestri migliori in termini di performance sono il primo e il secondo trimestre dell'anno successivo a quello nel quale si tengono le elezioni di medio termine, con una media del 7,5% e del 6,6%. 

La media non rappresenta la realta' dei singoli eventi, ci sono stati infatti anche trimestri in perdita, ma e' un fatto che sul periodo di nove mesi che includono il trimestre delle elezioni e i due successivi il risultato netto sia sempre stato quello di un guadagno. Tutto questo indipendentemente da chi ha vinto o chi ha perso o da quale partito abbia controllato la Casa Bianca o il Congresso, prima o dopo il voto. Con qualsiasi configurazione politica il periodo che inizia con le elezioni di mid term e arriva al giugno successivo e' stato sempre favorevole alla borsa. 

La spiegazione di questi risultati ha probabilmente a che fare con il fatto che qualsiasi presidente, sia al primo o al secondo mandato, si dara' da fare dopo le elezioni di mid term per essere rieletto o per fare eleggere un successore a lui gradito stimolando l'economia e quindi anche il mercato azionario. Le scelte difficili, quelle non gradite all'opinione pubblica, sono riservate quindi di solito ai primi due anni di mandato presidenziale, quelle piu' popolari ai secondi due. Nel caso di Trump tuttavia questa regola rischia di saltare: la politica fiscale aggressiva decisa da Trump potrebbe esaurire il suo effetto gia' l'anno prossimo, con la Fed che non fa mistero della sua volonta' di continuare con la strada di rialzo dei tassi. 

Anche i profitti aziendali sono stati molto forti, forse troppo, nelle ultime trimestrali, e difficilmente riusciranno a superarsi nel 2019. Il rischio di un rallentamento dell'economia, alcuni addirittura parlano di recessione, dopo 10 anni di crescita, proprio nel 2020, esiste. 

Certo, l'amministrazione Trump potrebbe spingere sull'acceleratore degli investimenti pubblici in infrastrutture, su nuovi tagli fiscali, e la Fed potrebbe essere ricondotta a piu' miti consigli nel caso l'economia davvero rallentasse, ma se davvero ci fosse un passaggio della Camera ai Democratici ed il Senato dovesse restare invece Repubblicano (per la Cnn il 55% della Camera, la House of Representatives, dovrebbe andare ai democratici e il 42% ai repubblicani), saremmo di fronte alla classica "lame duck", l'anatra zoppa, una condizione che rende molto problematica la presidenza. 

I provvedimenti di legge devono infatti passare per l'approvazione di entrambi i rami del Parlamento e averne uno contro blocca inevitabilmente il percorso di molte leggi, una situazione in cui si e' trovato anche Obama in tutti gli anni del suo mandato eccetto i primi 2. Trump potrebbe dimostrarsi quindi fuori dagli schemi anche in questo, ed essere quello che interrompe una serie storica che dura ormai da piu' di 70 anni.

Se quello che dovesse uscire dalle urne fosse veramente un'anatra zoppa si allontanerebbe la prospettiva di un nuovo taglio alle tasse, in questo caso ad essere penalizzate sarebbero le societa' medio piccole che sono maggiormente attive sul mercato domestico. Questa ipotesi potrebbe tuttavia essere gia' stata scontata dal mercato azionario con il recente calo. Un altro effetto di un parlamento diviso sarebbe che l'indipendenza della Federal Reserve, che i repubblicani vorrebbero in qualche modo limitare (i tweet di Trump contro la banca centrale dovevano aprire una strada in questo senso), resterebbe invece garantita, una situazione gradita ai mercati che potrebbe favorire una ripartenza della borsa in questo ultimo scorcio dell'anno.

Un Congresso diviso renderebbe anche meno incisiva la guerra che Trump ha dichiarato all'Unione europea e potrebbe ridare fiducia alle borse del Vecchio continente. Fiducia di cui sembre esserci molto bisogno: a novembre le aspettative economiche della zona euro sono peggiorate. L'indice Sentix, che misura la fiducia degli investitori nel mese corrente, è sceso a 8,8 punti dai 11,4 punti precedenti (consensus 10,1).