Dollaro australiano su una resistenza chiave

Il dollaro australiano vive un andamento misto, è infatti tra le valute più colpite dalle nuove tariffe che gli Usa intendono applicare alle merci cinesi, e a Sydney l'indice di borsa S&P/ASX 200 non riesce a mantenere la rotta rialzista. Washington ha deciso come noto di adottare nuove tariffe commerciali su 200 miliardi di dollari di merci cinesi (migliaia di prodotti che vanno dalle valigie ai frutti di mare). 

Nuovi dazi del 10% entreranno in vigore dal prossimo 24 settembre per poi salire al 25% a partire dal 1° gennaio 2019. In aggiunta, nel caso Pechino dovesse rispondere con ritorsioni, il totale delle merci colpite dai dazi potrebbe arrivare a 467 miliardi di dollari, quindi quasi tutto l'import cinese verrebbe gravato dai dazi. Una situazione potenzialmente esplosiva anche per l'Australia, uno dei maggiori fornitori di materie prime di Pechino. I dati del 2016 mostrano infatti che l'Australia ha importato 187 miliardi di dollari e esportato 195 miliardi, con un prodotto interno lordo di 1200 miliardi circa. 

Le maggiori esportazioni, sempre in base ai dati del 2016, sono verso la Cina per 65,4 miliardi di dollari, poi verso il Giappone, per 27,2 miliardi, verso la Corea del Sud per 14,2 miliardi, verso l'India per 9,3 miliardi e verso gli Usa per 8,86 miliardi, quindi la Cina da sola conta per un terzo circa del totale. E' evidente che una escalation della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina comporterebbe un elevato rischio di minori esportazioni da parte dell'Australia e quindi un rallentamento della crescita del Pil ed una maggiore debolezza del cambio. 

La stessa banca centrale australiana ha espresso preoccupazione per le tensioni commerciali che stanno montando a causa delle politiche di Trump anche se ha fatto capire che, almeno nel breve termine, la politica monetaria non e' destinata a cambiare, con il prossimo intervento che probabilmente sara' un rialzo dei tassi, attualmente all'1,5%, anche se non necessariamente nel breve termine. Secondo la banca centrale la disoccupazione dovrebbe infatti scendere gradualmente verso il 5% nel prossimo futuro dal 5,3% attuale (minimo dal 2012) e questo dovrebbe mettere pressione sull'aumento dei salari facendo quindi salire l'inflazione. Anche il Pil e' previsto rimanere al di sopra del potenziale nel periodo di previsione. 

A sostenere i mercati finanziari australiani potrebbero intervenire le recenti indicazioni di S&P che ha confermato ancora una volta il giudizio in tripla A sul debito sovrano dell’Australia. L'agenzia di rating ha anche alzato a stabile l'outlook dal negativo deciso nel luglio 2016. 

Contro euro il movimento del dollaro australiano del resto e' in deciso rialzo grafico (quindi con il dollaro che si deprezza sull'euro) ben da prima della comparsa di timori di una guerra commerciale, i minimi recenti piu' rilevanti datano infatti febbraio 2017, a quota 1,36 circa, e da allora le quotazioni sono salite fino a toccare ad inizio settembre gli 1,635 dollari per euro circa. E' comunque evidente l'accelerazione grafica rialzista dell'ultimo mese circa, dai minimi di inizio agosto, imputabile con buona probabilita' alle politiche protezionistiche di Trump. 

I massimi raggiunti a settembre sono tuttavia graficamente molto significativi, coincidono infatti sia con la linea di tendenza rialzista tracciata dai minimi di febbraio 2016, violata al ribasso a maggio 2018 ed ora toccata con precisione dal basso con funzione di resistenza, sia soprattutto con il 50% di ritracciamento del ribasso dal top del 2008, una quota che gli analisti considerano una specie di punto di non ritorno di una fase correttiva: spesso infatti il superamento del 50% di ritracciamento si dimostra un segnale favorevole al proseguimento della tendenza in atto, pur con una necessaria conferma alla rottura del livello successivo nella scala dei ritracciamenti di Fibonacci, il 61,8%, posto in questo caso a 1,75 circa. La rottura di 1,635 sarebbe quindi un ulteriore segnale di debolezza per la moneta australiana, almeno contro euro. 

Attenzione pero' perche' data l'importanza della resistenza se si volesse provare a scommettere su di una ripresa dell'Aussie dollar il momento giusto potrebbe essere quello attuale. Discese al di sotto di 1,61, media mobile esponenziale a 20 giorni, potrebbero anticipare movimenti in area 1,588, dove i prezzi si sono mossi lungamente a luglio, poi fino a 1,555 circa. 

Una fase di recupero del dollaro australiano contro euro renderebbe piu' interessante l'ipotesi di un investimento sulla borsa australiana, che quest'anno non si e' del resto comportata male fino a questo momento (close del 2017 a 6167 dollari, prezzi attuali attorno ai 6250/6300 dollari, quindi in leggero guadagno nel 2018). Il problema e' che l'indice ha provato per due mesi circa, tra meta' giugno e fine agosto, di lasciarsi alle spalle la mediana del canale crescente disegnato dai minimi di inizio 2016, una resistenza che attualmente transita in area 6430 punti e che ha resistito agli attacchi dei rialzisti. 

Solo il superamento di quei livelli permetterebbe il raggiungimento del lato alto del canale, in area 6800 dollari, e sarebbe quindi da leggere come un segnale favorevole all'investimento sull'indice o strumenti correlati (ad esempio il Lyxor Austral S&P/Asx 200 Ucits Etf Dist, AUST, in euro). 

Discese al di sotto della media mobile esponenziale a 200 giorni, a 6170 punti, potrebbero anticipare un movimento verso la base del canale, supporto critico anche in ottica di medio termine a 6080 euro circa. La violazione di questo supporto sarebbe da leggere come un segnale di pericolo per eventuali posizioni di investimento in essere.