Dati macro, l’Italia e’ pronta per la ripresa?

La girandola delle previsioni negative e' credibile o il futuro e’ migliore di quello che si crede ?

Proprio quando le stime dei principali organismi internazionali riguardanti l'Italia prevedono nero dall'economia iniziano ad emergere i primi segnali di (timida) ripresa. L'impressione a volte e' che queste previsioni a medio / lungo termine non facciano altro che seguire la corrente senza tentare realmente di fare una previsione, con il rischio di dover costantemente aggiustare poi i numeri, dopo aver pero' provocato danni, a causa di un ingiustificato ottimismo o pessimismo, sui mercati finanziari.
E' di ieri la notizia che il Fondo Monetario Internazionale ha tagliato le stime di crescita mondiale 2019 dal +3,5% previsto a gennaio a +3,3%. L'eurozona passa a +1,3% da +1,6% e l'Italia a +0,1% da +0,6%. Pochi giorni fa era stato l'Ocse a fare suonare l'allarme per la crescita del nostro paese ipotizzando un -0,2% di variazione del Pil per il 2019 (e un +0,5% per il 2020). La stima del Governo inserita nel Def del resto non e' molto distante, e' ferma a un +0,2%, vicina a quella della societa' di rating S&P, al +0,1%. Dall'ultima bozza del Documento di Economia e Finanza emerge anche un rapporto debito/Pil al 132,7% per il 2019. L'Ocse ipotizza poi investimenti fissi lordi in calo dello 0,2% nel 2019 (dal +3,2% del 2018), un rapporto debito/Pil al 134% e un tasso di disoccupazione al 12%.
In un panorama cosi' desolante pero' mercoledi' e' spuntato un raggio di sole: l'Istat ha comunicato che a febbraio 2019 si stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale sia aumentato dello 0,8% rispetto a gennaio. Gli economisti si attendevano un -0,8% su base mensile e un -0,9% su anno, e anche questo la dice lunga sulla capacita' di fare previsioni nelle fasi delicate del ciclo economico, quando cioe' l'espansione o la contrazione non procedono in linea retta.
Gia’ a marzo l'Istat aveva comunicato che per gennaio 2019 si stimava che l’indice destagionalizzato della produzione industriale fosse aumentato dell’1,7% rispetto a dicembre. E il dato congiunturale di gennaio e' stato rivisto tra l'altro al rialzo a +1,9% (il tendenziale e' stato invece confermato a -0,8%).
Dopo quattro mesi consecutivi di contrazione la produzione industriale ha quindi messo a segno a febbraio la seconda variazione congiunturale positiva, un forte indizio che la recessione tecnica (due trimestri consecutivi di crescita negativa del Pil) potrebbe gia' essere terminata.
Nella media del trimestre dicembre-febbraio, osserva l'Istat, il livello destagionalizzato della produzione resta pero' negativo dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti. 
L’indice destagionalizzato mensile a febbraio mostra un marcato aumento congiunturale per i beni di consumo del +3,2% (+4,7% il dato corretto per gli effetti del calendario), la crescita piu' elevata dal 2017.
Incrementi più contenuti si registrano per i beni strumentali (+1,1%) e per i beni intermedi (+0,2%) mentre diminuisce il comparto dell’energia (-2,4%). Corretto per gli effetti di calendario, a febbraio 2019 l’indice è aumentato in termini tendenziali dello 0,9% (i giorni lavorativi sono stati 20, come a febbraio 2018). L’incremento è più ampio se si considerano le sole attività manifatturiere (+1,3%). Gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano a febbraio 2019 un aumento tendenziale accentuato per i beni di consumo (+4,7%) e più lieve per i beni strumentali (+1,5%); diminuisce in modo marcato l’energia (-4,1%) mentre più moderata è la diminuzione dei beni intermedi (-1,1%). I settori di attività economica che registrano le variazioni tendenziali positive più rilevanti sono le industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (+11,7%), la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+5,3%) e la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (+4,4%). Le flessioni più ampie si registrano nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-13,9%), nell’industria del legno, della carta e stampa (-5,4%) e nella fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (-2,8%). 
Barclays, in una nota di commento al dato sulla produzione industriale, evidenzia come la crescita sia stata in larga parte guidata dall’attività manifatturiera che è migliorata dell’1,3% m/m a febbraio dopo una crescita dell’1,4% m/m a gennaio.
Insieme ai recenti incoraggianti dati dei PMI, le ultime indicazioni supportano la previsione di Barclays che l’Italia sia gia' uscita dalla recessione tecnica nel primo trimestre.
"Prevediamo una Pil piatto nel primo quarto di quest’anno - sottolineano gli analisti - ma vediamo anche possibilità di miglioramento delle previsioni, specialmente se le pressioni al decumulo delle scorte, che hanno sostanzialmente generato la contrazione della crescita dello 0,1% nel quarto trimestre del 2018, verranno meno".
Guardando al futuro Barclays si attende comunque un miglioramento soltanto modesto dell’attività economica. Su base trimestrale gli analisti prevedono un’accelerazione della crescita a +0,1% nel secondo trimestre e +0,2% nel terzo e quarto trimestre del 2019, coerenti con una crescita piatta quest’anno. 
Detto questo se gli impulsi da estero e mercato domestico dovessero confermarsi si intravedono delle opportunità al rialzo".
Certo, rispetto ai livelli precedenti la crisi iniziata a febbraio 2008 la produzione dei beni durevoli e' ancora inferiore del 29,8%, un vero e proprio abisso che si e' aperto in questi 11 anni. Guardando alla produzione totale il calo e' stato di quasi il 20%, quindi c'e' da fare ancora molto per risalire la china. L'importante pero' sarebbe avere toccato veramente il fondo.
Insomma, il commento di Salvini in stile Trump apparso su Facebook e' forse un po' troppo colorato di ottimismo ma potrebbe avere un fondo di verita' "Leggo finalmente buone notizie, l'industria italiana rialza la testa: produzione in crescita, +0,8% a febbraio rispetto a gennaio e +0,9% rispetto al 2018. Molto bene".