Cina, borse in uptrend, l'economia tiene

Le ultime sedute sono state ricche di dati macroeconomici per Pechino, complessivamente positivi ma segnati dal rallentamento del Pil nel terzo trimestre. Secondo quanto comunicato dall’Ufficio nazionale di statistica, infatti, l’economia della Cina è cresciuta del 6,8% annuo nei tre mesi allo scorso 30 settembre, in rallentamento rispetto al 6,9% dei primi due periodi dell’anno ma in linea con il consensus del Wall Street Journal. 

Non si deve tuttavia pensare che il rallentamento sia il sintomo di difficoltà per l'economia, casomai è la conferma che la politica di "delevereging" adottata dal governo per mettere sotto controllo i rischi per il mercato immobiliare e per il debito sta avendo i suoi effetti. Si cerca insomma di sostenere la crescita limitando i danni che potrebbero venire dagli eccessi che si erano manifestati in alcuni comparti. Conferme in questo senso vengono dalla performance della produzione industriale cinese.

Secondo i dati diffusi dall’Ufficio nazionale di statistica di Pechino, infatti, la produzione industriale ha registrato a settembre un progresso del 6,6% annuo, in accelerazione rispetto al 6,0% di agosto (6,4% in luglio) e contro il 6,5% del consensus del Wall Street Journal. Su base mensile la produzione industriale è cresciuta dello 0,56% in settembre, in ulteriore miglioramento rispetto allo 0,46% di agosto (0,41% in luglio). Bene anche le vendite retail cresciute sopra le attese sempre a settembre. 

Per i dati diffusi dal ministero del Commercio di Pechino, infatti, le vendite al dettaglio hanno registrato un progresso del 10,3% annuo, in miglioramento rispetto al 10,1% di agosto (10,4% in luglio) e contro il 10,2% del consensus del Wall Street Journal. Su base mensile le vendite retail sono cresciute dello 0,90% in settembre, contro lo 0,76% di agosto (0,73% in luglio). 

In rallentamento invece gli investimenti in fixed asset (dato che comprende infrastrutture, apparecchiature industriali e costruzioni) che hanno segnato una crescita del 7,5% annuo nei primi nove mesi del 2017, in ulteriore decelerazione rispetto al 7,8% del periodo gennaio-agosto (8,3% in gennaio-luglio) e contro il 7,8% anche del consensus del Wall Street Journal. Il progresso era stato dell’8,6% nell’intero 2016. Sono incoraggianti i segnali dal mercato del lavoro, almeno facendo finta di ignorare il "window dressing" che Pechino fa di questo dato. 

Il ministero di Risorse umane e Sicurezza sociale di Pechino, a margine del congresso del Partito comunista, ha comunicato che la disoccupazione si è attestata in Cina al 3,95% alla fine di settembre, sui minimi di sedici anni. L’ultima volta che il tasso era sceso sotto al 4% era stato infatti nel 2001, quando era stato registrato il 3,6% di media annua. Alla fine del 2016 la lettura era stata del 4,02% dopo che la disoccupazione era rimasta stabile al 4,1% dal 2010 al 2015. La statistica non è considerata però affidabile da molti economisti, visto che Pechino misura solo l’occupazione nelle aree urbane e neppure calcola i milioni di lavoratori immigrati che costituiscono la base della manodopera cinese. 

L’agenzia stampa ufficiale Xinhua comunica che il tasso di disoccupazione, stilato in base a un sondaggio, delle 31 maggiori città della Cina, era del 4,83% in settembre, livello più basso dal 2012. 

Altro osservato speciale dell'economia cinese è il mercato immobiliare, per il quale spesso gli osservatori nel recente passato parlavano di "bolla", situazione di eccesso che però si sta lentamente ridimensionando. Del resto Xi Jinping all'apertura dei lavori del diciannovesimo Congresso del Partito Comunista Cinese ha dichiarato che le case sono fatte per viverci, non per la speculazione, un chiaro monito dell'impegno del governo nel contenimento dei rischi nel comparto. 

Settembre è stato il venticinquesimo mese consecutivo di progresso per i prezzi delle case nelle maggiori città della Cina, dopo una striscia negativa che era durata 14 mesi, ma la crescita registrata in settembre è la più bassa dal 6,2% dell’aprile 2016. Secondo quanto comunicato dall’Ufficio nazionale di statistica cinese, infatti, l’incremento annuo dei prezzi è stato del 6,3% lo scorso mese in ulteriore arretramento rispetto all’8,3% di agosto (9,7% in luglio). Su base mensile il progresso è invece stato dello 0,2% come in agosto, contro lo 0,4% di luglio. Tra le 70 città monitorate solo 44 hanno registrato incrementi mensili contro le 46 di agosto (56 in luglio). 

Una frenata del mattone cinese che conferma il primo declino dal marzo 2015 nella vendita di case comunicato di recente dall’Ufficio nazionale di Statistica di Pechino, dati elaborati dal Wall Street Journal, che mostrano come in Cina la vendita di case per valore è calata del 2,4% annuo in settembre dopo il progresso del 3,8% di agosto (4,3% in luglio). Il dato segna la prima contrazione dal marzo 2015. Nei nove mesi allo scorso 30 settembre, il progresso è stato dell’11,4% annuo, in rallentamento rispetto al 14,2% del periodo gennaio-agosto (15,9% in gennaio-luglio). Nel periodo l’avvio di costruzioni è cresciuto del 6,8% annuo, in ulteriore frenata rispetto al 7,6% dei primi otto mesi del 2017 (8% nel periodo gennaio-luglio).

Le principali piazze azionarie cinesi restano graficamente bene impostate e sembrano guardare con favore alla evoluzione, e trasformazione, dell'economia. Osservato speciale e' l'indice Hang Seng di Hong Kong, che recentemente ha tentato il superamento del massimi di aprile 2015 a 28590 punti circa senza riuscire tuttavia a lasciarsi definitivamente alle spalle l'ostacolo. L'indice proviene dal prolungato rialzo in atto dai minimi di inizio 2016 a 18278,80 punti (+56% circa rispetto alle quotazioni attuali), una tendenza che per il momento non mostra segnali di rallentamento o cedimento, e che quindi dovrebbe avere ancora la forza per completare il superamento dei massimi del 2015 mettendo poi nel mirino i record del 2008 a 31958 punti. Solo un eventuale ripiegamento al di sotto della media mobile a 50 giorni, in transito a 27880 circa, potrebbe fare temere il rischio dell'avvio di una correzione estesa del rialzo degli ultimi mesi suggerendo di alleggerire le posizioni al rialzo eventualmente in essere su strumenti collegati a questo indice. 

Anche l'indice Shenzhen si e' recentemente confrontato con una forte resistenza, i massimi del settembre 2016 a 1200 punti circa, riuscendo però a superare l'ostacolo con maggiore convinzione. Prossimo appuntamento importante per l'uptrend quello che i 1225 punti, dove si colloca il 61,8% di ritracciamento del ribasso dai massimi di dicembre 2015. La rottura di questo riferimento ricavato dalla successione di Fibonacci renderebbe probabile il proseguimento anche nel medio periodo della fase rialzista, con target a 1260 e 1280 punti. Ripiegamenti fino a testare dall'alto i massimi di agosto a 1185 circa potrebbero essere considerati una temporanea correzione, al di sotto di quei livelli invece aumenterebbe il rischio di flessioni piu' consistenti. 

L'indice con l'impostazione grafica migliore sembra tuttavia essere quello della borsa di Shanghai, dove e' evidente una accelerazione al rialzo a fine agosto dopo il superamento del massimo di novembre 2016 a 3301 punti. I prezzi potrebbero puntare ora al raggiungimento dei massimi di novembre e dicembre 2015, allineati a 3680/85 punti, un ostacolo oltre il quale diverrebbe probabile il superamento di area 3900. Solo sotto i 3300 punti vi sarebbero indicazioni contrarie al proseguimento del rialzo.