Buone notizie per l’economia australiana, borsa ai massimi

Buone notizie per l’economia australiana: secondo quanto riportato dall’Australian Bureau of Statistics, il Pil dell'Australia ha registrato infatti nel primo trimestre 2018 un progresso sequenziale, rettificato stagionalmente, dell'1,0% contro lo 0,5% precedente (rivisto al rialzo dallo 0,4% comunicato in marzo) e lo 0,6% del terzo trimestre 2017. Il dato è migliore rispetto allo 0,8% del consensus. Accelera nettamente anche su base annuale l'espansione dell’economia australiana, con una crescita del Pil del 3,1% contro il 2,4% del quarto trimestre (2,8% nel terzo) e il 2,8% atteso degli economisti.

 

A conferma della buono stato di salute dell’economia Fitch Ratings ha confermato il giudizio in tripla A sul debito sovrano dell’Australia, con outlook stabile. L'agenzia di rating ha notato come le efficaci politiche di Canberra abbiano sostenuto 26 anni consecutivi di crescita per l'economia del Paese, nonostante i notevoli choc esterni, finanziari e legati ai corsi delle materie prime, registrati durante questo lasso di tempo. Fitch stima una crescita del Pil intorno al 2,7% per quest'anno e il prossimo, tasso superiore alla media dei Paesi con rating in tripla A. In gennaio anche S&P Global Ratings (S&P) aveva confermato il rating AAA dell'Australia.

 

Fonti ufficiali ipotizzano invece una crescita del Pil del 3% nell'anno fiscale fino al 2019, valore che dovrebbe mantenersi stabile anche nel periodo 2021/2022. Leggermente più positiva la visione del Fondo monetario internazionale, che recentemente ha ipotizzato una crescita del 3% per quest'anno ma del 3,1% nel 2019 (anno solare).

 

Qualche tensione la si registra sul mercato del lavoro, con il tasso di disoccupazione, rettificato stagionalmente, che è cresciuto in aprile al 5,6% contro il 5,5% atteso dagli economisti per una lettura invariata rispetto ai tre mesi precedenti (5,6% era stato il tasso registrato anche in dicembre).

 

Anche sulla scia di questo dato la Reserve Bank of Australia (Rba) ha prudentemente lasciato invariati i tassi d’interesse ai minimi storici dell’1,50% per il ventesimo mese consecutivo (l'ultima variazione, un taglio di 25 punti base, risale infatti all’agosto 2016), come del resto previsto dagli economisti. Il board dell’istituto centrale già in occasione dei precedenti meeting aveva dichiarato che il mantenimento dei tassi ai livelli attuali è considerato coerente con la crescita sostenibile dell’economia dell’Australia e con il raggiungimento nel tempo dei target d’inflazione.

 

Per il momento i prezzi alla produzione risultano cresciuti dello 0,5% sequenziale nel primo trimestre, in rallentamento rispetto allo 0,6% dell'ultimo periodo dello scorso anno (0,2% nel terzo trimestre) ma sopra allo 0,4% previsto dagli economisti. Su base annuale la lettura è invece per un progresso dell'1,7% come nel quarto trimestre 2017 (1,6% nel terzo).

 

I prezzi al consumo sono invece cresciuti dello 0,4% sequenziale nel primo trimestre, in rallentamento rispetto allo 0,6% di terzo e quarto trimestre 2017 (0,2% nel secondo) e sotto allo 0,5% del consensus. Su base annuale l’inflazione è rimasta stabile all'1,9% precedente (1,8% nel terzo trimestre), anche in questo caso sotto al 2,0% stimato dagli economisti.

 

Incoraggiante comunque anche il dato delle vendite retail, salite in aprile dello 0,4% su base mensile, rettificata stagionalmente, dopo la lettura invariata di marzo (e il progresso dello 0,6% di febbraio) e contro lo 0,3% del consensus.

 

Qualche perplessità viene invece dal commercio con l’estero. In aprile la bilancia commerciale dell’Australia si è attestata su base rettificata stagionalmente su un surplus di 977 milioni di dollari australiani, in decisa frenata rispetto agli 1,73 miliardi della lettura finale di marzo (1,34 miliardi in febbraio) e sotto gli 1,00 miliardi del consensus. In aprile l’export dall’Australia è calato del 2,0% su base mensile (dopo il progresso dell'1,0% di marzo e la lettura invariata di febbraio), a causa soprattutto della frenata registrata in carbone (7% il declino delle esportazioni) e dal minerale di ferro. Le importazioni non hanno registrato invece variazioni, dopo il progresso dell'1,0% di marzo (e la lettura invariata segnata anche in febbraio).

 

L'indice ASX All Ordinaries ha messo a segno da inizio aprile un robusto rimbalzo a partire dalla base del canale crescente (una porzione di grafico compresa tra due linee parallele) disegnato dai minimi di febbraio 2016. I prezzi sono riusciti il 20 giugno a superare la resistenza offerta a 6256 punti circa dai massimi di gennaio facendo segnare nuovi massimi pluriennali, ora le prospettive sono in favore del proseguimento del rialzo con primo obiettivo sul lato superiore del canale, attualmente in transito in area 6650. Al di sopra di quei livelli diverrebbe credibile un tentativo di andare a testare i massimi assoluti del novembre 2007 a 6873 punti. Solo la violazione della base del canale, a 5920 circa, se confermata da discese al di sotto della media mobile a 100 settimane, passante a 5820 circa, potrebbero allontanare la realizzazione dello scenario rialzista presentato. In quel caso infatti le oscillazioni degli ultimi mesi potrebbero dimostrarsi, invece che una semplice pausa dell'uptrend, un doppio massimo, figura dalle implicazioni ribassiste e con target in area 5400 almeno.

 

Anche nel caso dell'Lyxor Austral S&P/Asx 200 Ucits Etf Dist (AUST), denominato in euro e avente come benchmark l'indice S&P/ASX 200 TR, il quadro grafico appare incoraggiante: le quotazioni hanno infatti messo a segno un robusto rimbalzo dopo aver toccato con i minimi di marzo e aprile, allineati in area 37,50, il 50% di ritracciamento del rialzo dai minimi di inizio 2016. Questa percentuale di Fibonacci e' infatti compatibile con uno scenario correttivo, quindi consente di considerare per il momento la fase discendente vista dal top di aprile 2017 come una semplice pausa del rialzo precedente e non un tentativo di inversione. Il fatto che il ribasso dal top del aprile 2017 sia contenuto in un canale (porzione di grafico compresa tra due linee parallele) permette di ipotizzare di essere in presenza di un "flag", figura di continuazione della precedente tendenza rialzista. Il superamento del lato alto del "flag", avvenuto a maggio in area 40,70, sembra confermare le ipotesi di aver vissuto negli ultimi mesi un ribasso correttivo, quindi temporaneo. Ulteriori indizi in questo senso verrebbero al di sopra dei 45,50 euro, con obiettivi in quel caso che potrebbero estendersi fino in area 48,50/49,00. Discese al di sotto della media mobile a 52 settimane, passante a 40,30 circa, potrebbero invece comportare un nuovo test di area 37,50. La violazione di quei livelli metterebbe seriamente in discussione il quadro rialzista. 

La moneta australiana ha un forte legame con l'andamento delle materie prime dal momento che l'Australia e' un esportatore di risorse naturali come il minerale di ferro e il carbone, e il fatto che i prezzi di entrambi siano scesi quest'anno ha influenzato negativamente la domanda di dollari australiani e quindi il loro valore. I mercati guardano anche alla guerra dei dazi: carbone e minerale di ferro sono componenti essenziali nella produzione di acciaio, quindi la lotta tra Beijing e Washington su questo versante potrebbe avere effetti sul cambio. A pesare sulla moneta australiana e' stato anche il fatto che la Fed americana abbia alzato i tassi con una velocita' maggiore di quella della RBA.

 

Dal momento che anche nel caso dell'euro la banca centrale e' stata per il momento ferma sui tassi di interesse, il rapporto di cambio euro / aud (australian dollar) e' stato influenzato piu' che altro da fattori commerciali. Dopo un periodo prolungato di rialzo, dai minimi di febbraio 2017 a 1,3620, ai massimi di marzo 2018 a 1,6190 circa, il grafico del rapporto di cambio ha virato al ribasso. A meta' maggio si e' vista la violazione della trend line che sale dai minimi di inizio 2017 e della media mobile a 100 giorni, una coppia di segnali che potrebbe introdurre ad una fase di rafforzamento duratura del dollaro australiano sull'euro. Conferme in questo senso verrebbero con la violazione di 1,52 e 1,49 (rispettivamente 38,2% e 50% di ritracciamento del rialzo dai minimi del 2017). In quel caso attesi movimenti verso 1,46 e 1,42. Solo oltre area 1,58 i recenti segnali di debolezza dell'euro rientrerebbero.