Brexit, il mercato non si fa spaventare dalla corsa ad ostacoli

Brexit, il mercato non si fa spaventare dalla corsa ad ostacoli. Il balzo della sterlina, che contro euro ha guadagnato lunedi' da 0,8675 a 0,8475 circa, recuperando per intero quanto lasciato sul terreno venerdi' e scendendo poi sui minimi grafici (che corrispondono ad una situazione di forza) dalla meta' circa di maggio del 2017, lascia chiaramente capire che i mercati scommettono su una risoluzione non traumatica della questione Brexit, qualsiasi essa sia. Il "no deal", ovvero una uscita senza accordo, con costi esorbitanti per tutti gli attori in gioco, appare sempre piu' improbabile, anche se certo non impossibile. 

In questo momento infatti nessuno puo' sapere come andranno a finire la cose ma gli operatori fanno un ragionamento semplice: con l'economia europea in stallo aggiungere altri gravi motivi di peggioramento del quadro sarebbe un gesto di autolesionismo che potrebbe non restare impunito alle prossime, e vicine, elezioni, quindi una qualche via di uscita relativamente indolore verra' trovata, anche a costo di sacrificare Theresa May, il suo governo, ed andare a elezioni anticipate. E c'e' da scommettere che anche gli Usa non staranno alla finestra, la loro economia rallenta e non vogliono certo una ulteriore pietra al collo, e una recessione in Europa lo sarebbe, in un momento cosi' delicato. 

Ma vediamo intanto quello che potrebbe accadere nei prossimi giorni. 

Il 12 marzo i parlamentari votano sull'accordo gia' presentato in passato dalla May, due le possibilita': la prima, una vittoria in parlamento porterebbe alla uscita del Regno Unito il 29 di marzo con i termini stabiliti dall'accordo gia' noto, la seconda, un nuovo rifiuto dell'accordo. 

In questo caso il 13 marzo si andrebbe nuovamente a votare in parlamento per decidere se lasciare la Ue senza un accordo. In caso di vittoria si andrebbe verso una "No deal Brexit" il 29 di marzo, in caso invece il parlamento dicesse di no a questa ipotesi... 

...il 14 marzo si tornerebbe a votare per decidere se estendere o meno l'articolo 50. Una vittoria del SI porterebbe alla richiesta di una "breve" estensione e la palla passerebbe alla Ue. Il 21 marzo l'Unione europea dovrebbe decidere se concedere questa "breve" estensione. Un voto positivo porterebbe ad una nuova scadenza per l'uscita del Regno Unito da realizzarsi in tempi relativamente vicini. 

Se invece la Ue votasse per una estensione ma non di breve durata, quindi di lunga durata, allora il parlamento inglese dovrebbe votare di nuovo per accettare o meno questa offerta. In caso di voto affermativo si andrebbe verso una nuova scadenza per la Brexit ma molto spostata avanti nel tempo. 

In caso di voto negativo si arriverebbe ad un punto di stallo, lo stesso punto di stallo che verrebbe raggiunto in caso il parlamento inglese il 14 maggio rifiutasse l'ipotesi di andare in Europa a chiedere una estensione dell'articolo 50. 

Da questo stallo si potrebbe uscire in molti modi, con una uscita senza accordo, con un nuovo referendum, con una elezione generale, ma tutte ipotesi hanno pari valore e nessuno in questo momento e' in grado di prevedere quale potrebbe essere la piu' probabile. 

Una ulteriore alternativa allo stallo sarebbe quella di un nuovo, terzo voto sull'accordo raggiunto dalla May con la Ue, lo stesso che verra' votato il 12 marzo. Ancora una volta le possibilita' sarebbero due, una vittoria del SI, con conseguente approvazione dell'accordo e uscita "ordinata" del Regno Unito dalla Ue il 29 marzo, come da previsioni, oppure un ennesimo NO, che potrebbe portare ad una uscita senza accordo il 29 marzo. 

E qui potrebbe intervenire il COLPO DI SCENA (quello sul quale scommettono i mercati?): la Ue si presenta all'ultimo minuto con concessioni importanti sul "backstop" (che e' stato sempre ritenuto intoccabile da Jean Claude Juncker & CO), il motivo principale per cui fino ad oggi l'accordo raggiunto dalla May con la Ue e' stato rigettato, il parlamento inglese approva l'accordo, tutti ne escono vincitori senza perdere la faccia e la Brexit si realizza il 29 marzo o poco dopo con un accordo figlio dell'attuale anche se rimaneggiato in alcuni punti chiave.