Brexit deal ancora sonoramente bocciato

Brexit deal ancora sonoramente bocciato. Il Parlamento inglese ha bocciato ancora una volta l'accordo sulla Brexit presentato da Theresa May, il risultato e' stato di 391 no contro 242 si'. Mercoledi' il Parlamento dovra' decidere se uscire dalla Ue senza un accordo, con un "no deal". Giovedi', se l'ipotesi di una "hard Brexit", una uscita senza accordo verra' rigettata, il Parlamento votera' sull'ipotesi di un rinvio rispetto alla scadenza del 29 marzo. 


Perche' un rinvio possa essere richiesto il Parlamento dovra' pero' indicare quale strada dovra' essere percorsa, cioe' se cercare un secondo accordo, un secondo referendum, una diversa soluzione alternativa. Anche il partito laburista sembra intezionato a presentare, come ha gia' detto in passato, un piano alternativo per un "soft Brexit". Lo scoglio contro il quale si sono infrante le speranze della May di vedere approvato il suo accordo e' sempre quello del "backstop", la clausola di assicurazione che la Ue ha imposto sul confine irlandese, con Belfast legata all'Unione europea a tempo indeterminato, che gli euroscettici inglesi vedono come una vera e propria trappola ideata da Bruxelles per fare in modo che la Brexit di fatto non si realizzi o lo faccia in modo incompleto, una clausola dalla quale il Regno Unito non potra' uscire unilateralmente. Quali sono adesso i prossimi possibili passi?


Come gia' detto il 13 marzo si andra' nuovamente a votare in parlamento per decidere se lasciare la Ue senza un accordo. In caso di vittoria si andrebbe verso una "No deal Brexit" il 29 di marzo, in caso invece il parlamento dicesse di no a questa ipotesi...


...il 14 marzo si tornerebbe a votare per decidere se estendere o meno l'articolo 50, per chiedere uno spostamento della scadenza del 29 marzo (secondo la May a questa richiesta dovrebbe essere allegata una indicazione di come verrebbe utilizzato il tempo aggiuntivo, se per preparare un nuovo accordo, un nuovo referendum...). 


Una vittoria del SI porterebbe alla richiesta di una "breve" estensione (finestra probabile fino al massimo alle elezioni europee) e la palla passerebbe alla Ue. Il 21 marzo l'Unione europea dovrebbe decidere se concedere questa "breve" estensione. Un voto positivo porterebbe ad una nuova scadenza per l'uscita del Regno Unito da realizzarsi in tempi relativamente vicini.


Se invece la Ue votasse per una estensione ma non di breve durata, quindi di lunga durata, allora il parlamento inglese dovrebbe votare di nuovo per accettare o meno questa offerta. In caso di voto affermativo si andrebbe verso una nuova scadenza per la Brexit ma molto spostata avanti nel tempo.


In caso di voto negativo si arriverebbe ad un punto di stallo, lo stesso punto di stallo che verrebbe raggiunto in caso il parlamento inglese il 14 maggio rifiutasse l'ipotesi di andare in Europa a chiedere una estensione dell'articolo 50.


Da questo stallo si potrebbe uscire in molti modi, con una uscita senza accordo, con un nuovo referendum, con una elezione generale, ma tutte ipotesi hanno pari valore e nessuno in questo momento e' in grado di prevedere quale potrebbe essere la piu' probabile.


Una ulteriore alternativa allo stallo sarebbe quella di un nuovo, terzo voto sull'accordo raggiunto dalla May con la Ue, lo stesso che verra' votato il 12 marzo. Ancora una volta le possibilita' sarebbero due, una vittoria del SI, con conseguente approvazione dell'accordo e uscita "ordinata" del Regno Unito dalla Ue il 29 marzo, come da previsioni, oppure un ennesimo NO, che potrebbe portare ad una uscita senza accordo il 29 marzo.


E qui potrebbe intervenire il COLPO DI SCENA (quello sul quale scommettono i mercati?): la Ue si presenta all'ultimo minuto con concessioni importanti sul "backstop" (che e' stato sempre ritenuto intoccabile da Jean Claude Juncker & CO), il motivo principale per cui fino ad oggi l'accordo raggiunto dalla May con la Ue e' stato rigettato, il parlamento inglese approva l'accordo, tutti ne escono vincitori senza perdere la faccia e la Brexit si realizza il 29 marzo o poco dopo con un accordo figlio dell'attuale anche se rimaneggiato in alcuni punti chiave.