Bper: assemblea in vista, ma si guarda a possibili fusioni

Il 10 aprile 2018 le Fondazioni azioniste di Bper hanno sottoscritto un patto parasociale che vincola il 4,6804% del capitale dell’istituto di credito. Si tratta di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena (CariModena al 3,001% di Bper), Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna (Carisbo, 1,592% di Bper), Fondazione Cassa di Risparmio di Imola (Cari Imola allo 0,087% di Bper) e Fondazione di Vignola (0,0004%). 

Si tratta di un conteggio che giunge in vista dell’assemblea del prossimo sabato 14 aprile quando i soci saranno chiamati non solo ad approvare il bilancio 2017, ma soprattutto a nominare il consiglio di amministrazione (e il collegio sindacale) che resteranno in carica dal 2018 al 2020.

In attesa dell’incontro di dopodomani va segnalato anche il  “Patto dei Soci Storici” di Bper che conta 77 azionisti che hanno conferito il 5,699% del capitale sociale della banca. Giorgio Pulazza, imprenditore romagnolo del settore immobiliare che ha promosso il patto stesso di cui è presidente, ha vincolato 4.905.000 azioni ossia l’1,019% del capitale sociale. 

Va segnalato però soprattutto il 9,87% circa del capitale di Bper controllato da Unipol che non ha aderito a nessun patto, ma che sembra giocare al tempo stesso un ruolo di peso ma defilato nella partita per il rinnovo della governance. La compagnia assicurativa guidata da Carlo Cimbri non ha infatti deciso di mandare propri rappresentanti diretti nel board ma ha chiesto un segnale di discontinuità che, secondo quanto interpretato ieri da MF, si sarebbe tradotto nell’esclusione dalla lista per il board dell’attuale numero uno del gruppo Luigi Odorici (ex ad di Bper prima dell’ingresso di Alessandro Vandelli che da tempo guida una nuova stagione dell’istituto) e del suo vice Ettore Caselli

La lista che conta per il nuovo cda è infatti quella presentata dall’attuale consiglio di amministrazione che prevede la conferma di Vandelli e l’inserimento di Pietro Ferrari che dovrebbe diventare presidente. 

Alla lista danno formale supporto le Fondazioni, i Soci Storici e i dipendenti soci che però, secondo alcune valutazioni difficilmente supererebbero il 15% del capitale e avrebbero dunque un forte bisogno del 10% circa di Unipol per la costituzione di quel “nocciolo duro” al quale molte ex banche popolari oggi divenute società per azioni ambiscono. Nonostante tutto si dà per scontato che alla fine il supporto della compagnia bolognese al management proposto arrivi, anche se - riportava Il Sole 24 Ore qualche giorno fa - Unipol avrebbe chiesto una lista di amministratori di grande competenza “che superasse i vecchi meccanismi di lottizzazione legati ai desiderata della base azionaria”. In pratica - è altra interpretazione dei desiderata di Cimbri che rimbalza in questi giorni nelle cronache - Unipol vorrebbe una gestione di levatura nazionale capace di superare i localismi identificati soprattutto nel mondo delle fondazioni azioniste.

Formalmente Unipol chiede dunque semplicemente risultati e prospettive, anche se è inevitabile pensare al dossier che da tempo è in discussione sul passaggio di Unipol Banca sotto Bper. La controllata del credito del gruppo assicurativo Unipol avrebbe messo nei giorni scorsi sul mercato 400 milioni di deteriorati a ulteriore conferma dell’avviato percorso di consolidamento che in molti vedono destinato a convergere in una fusione con Bper. Le ipotesi di mercato si sono poi allargate a un progetto di aggregazione di Bper, Unipol e Banca Carige mentre alcuni sono giunti ad aggiungere alla nuova superbanca Mps. Di certo ciascuna aggregazione ulteriore sarebbe senz’altro di levatura nazionale, anche se Bper sta ancora gestendo l’acquisizione di CariFerrara.

Quali che siano i nuovi progetti per Bper, il passaggio di sabato prossimo sarà una tappa importante.